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Sintomi della disbiosi intestinale: cause e cosa fare

I sintomi della disbiosi intestinale possono includere gonfiore, gas, cambiamenti dell’alvo e altri disturbi, ma non sono specifici e possono avere molte cause. In questa guida trovi come osservarli, quali fattori possono influire, come gestire l’alimentazione senza esclusioni generalizzate e quali abitudini possono sostenere il microbioma intestinale. Sono inclusi anche segnali d’allarme e indicazioni sui sintomi nei bambini.
What are the symptoms of gut dysbiosis

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I sintomi della disbiosi intestinale possono comprendere gonfiore, gas, stitichezza, diarrea o cambiamenti delle abitudini intestinali. Tuttavia, questi segnali non identificano da soli una disbiosi: possono dipendere anche da alimentazione, infezioni, intolleranze, farmaci o condizioni digestive che richiedono una valutazione medica. Se i disturbi persistono, peggiorano o interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno parlarne con il medico.

Che cos’è la disbiosi intestinale?

Con il termine disbiosi intestinale si descrive un’alterazione dell’equilibrio e della composizione del microbioma intestinale, cioè dell’insieme di microrganismi che vivono nell’intestino. Il microbioma varia naturalmente da persona a persona e può cambiare nel tempo. Per questo la disbiosi non è una diagnosi da stabilire basandosi soltanto su un elenco di sintomi o su un test commerciale.


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Come si capisce se si ha una disbiosi intestinale?

Non esiste un singolo sintomo definitivo. Per orientarsi è più utile osservare la combinazione dei disturbi, la loro frequenza, la durata e il rapporto con pasti, farmaci, stress o cambiamenti dello stile di vita.

  1. Annota i sintomi: registra per alcune settimane gonfiore, dolore, gas, frequenza e consistenza delle evacuazioni.
  2. Considera il contesto: nota eventuali cambiamenti nella dieta, viaggi, infezioni recenti, stress e uso di antibiotici o altri farmaci.
  3. Evita conclusioni affrettate: sintomi simili possono comparire in caso di intolleranze, celiachia, sindrome dell’intestino irritabile e altre condizioni.
  4. Chiedi una valutazione: il medico può raccogliere la storia clinica e decidere se servono esami o approfondimenti.

Quali sono i sintomi della disbiosi intestinale?

I segnali variano da persona a persona e non dimostrano necessariamente un’alterazione del microbioma.


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Disturbi digestivi

  • Gonfiore addominale e senso di pienezza, soprattutto dopo alcuni pasti
  • Gas intestinali più frequenti del solito
  • Stitichezza, diarrea o alternanza tra le due
  • Crampi e fastidio addominale
  • Cambiamenti nella frequenza o nella consistenza delle feci

Altri disturbi riferiti

Alcune persone riferiscono stanchezza, difficoltà di concentrazione o cambiamenti della pelle insieme ai sintomi digestivi. Il rapporto tra questi disturbi e il microbioma è complesso e non consente di attribuirli automaticamente alla disbiosi. Se sono persistenti, è importante cercare anche altre possibili spiegazioni con un professionista.

Quali sono le possibili cause?

Il microbioma può essere influenzato da diversi fattori, tra cui:

  • uso recente o ripetuto di antibiotici, che possono modificare temporaneamente la comunità microbica;
  • dieta poco varia e povera di fibre, quando associata a uno stile di vita complessivamente squilibrato;
  • infezioni intestinali o cambiamenti dell’alvo;
  • stress prolungato, sonno insufficiente e poca attività fisica;
  • condizioni digestive o altri problemi di salute, che devono essere valutati separatamente.

Gli antibiotici sono utili quando prescritti per infezioni batteriche, ma non vanno sospesi o modificati autonomamente. Dopo una terapia, eventuali sintomi persistenti meritano un confronto con il medico.

Cosa non bisogna mangiare con la disbiosi intestinale?

Non esiste una lista universale di alimenti vietati e non è consigliabile eliminare molti cibi senza una ragione chiara. Alcune persone possono notare un peggioramento con alcol, pasti molto grassi, bevande zuccherate, dolcificanti specifici o alimenti che già provocano intolleranza. L’effetto dipende dalla persona e dalla quantità.

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Per individuare eventuali associazioni:

  • mantieni un diario di alimenti, quantità e sintomi;
  • preferisci pasti regolari e un’alimentazione varia;
  • aumenta le fibre gradualmente, scegliendo verdura, frutta, legumi e cereali integrali se li tolleri;
  • bevi a sufficienza e mastica lentamente;
  • non seguire una dieta a basso contenuto di FODMAP o altre diete restrittive senza la guida di un professionista, soprattutto per periodi prolungati.

Se latticini, cipolla, aglio o altri alimenti causano disturbi, questo non dimostra da solo la presenza di disbiosi. Un dietista può aiutare a mantenere adeguato l’apporto nutrizionale durante un’eventuale fase di esclusione e reintroduzione.

Come si può sostenere l’equilibrio intestinale?

Non esiste una cura unica o garantita per la disbiosi. In generale, alcune abitudini possono sostenere la salute digestiva e il microbioma:

  1. Segui un’alimentazione varia: includi gradualmente alimenti vegetali diversi, in base alla tolleranza individuale.
  2. Coltiva il sonno e il movimento: attività fisica regolare e riposo adeguato contribuiscono al benessere generale.
  3. Gestisci lo stress: respirazione, rilassamento, passeggiate o altre attività piacevoli possono essere utili.
  4. Valuta probiotici e prebiotici con criterio: i risultati dipendono dal ceppo, dalla dose e dal problema considerato; chiedi consiglio a medico o farmacista, soprattutto se hai patologie o assumi farmaci.
  5. Affronta la causa dei sintomi: se necessario, il medico può valutare intolleranze, infezioni o altri disturbi.

Un test del microbioma può fornire informazioni sulla composizione microbica analizzata, ma non sostituisce la diagnosi medica e il risultato deve essere interpretato con cautela. Non dovrebbe essere usato da solo per scegliere terapie o integratori.


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Quando rivolgersi a un professionista?

Chiedi consiglio al medico se i sintomi durano a lungo, si ripresentano spesso, peggiorano o compaiono dopo l’assunzione di farmaci. Richiedi assistenza tempestiva in presenza di sangue nelle feci, dolore intenso o crescente, febbre persistente, vomito continuo, disidratazione, diarrea importante o perdita di peso non intenzionale.

Disbiosi intestinale nei bambini: quali sintomi?

Nei bambini possono comparire gonfiore, dolore addominale, cambiamenti delle evacuazioni, scarso appetito o irritabilità, ma si tratta di segnali aspecifici. Nei più piccoli è importante considerare anche infezioni, cambiamenti alimentari, stitichezza funzionale e altre cause. Non somministrare probiotici, integratori o diete restrittive senza il parere del pediatra. Rivolgiti rapidamente al medico in caso di sangue nelle feci, febbre, vomito ripetuto, segni di disidratazione, dolore importante o mancata crescita.

Domande frequenti

Come si capisce se si ha disbiosi intestinale?

Non dai sintomi isolati. È utile osservare disturbi ricorrenti, durata, alimentazione, farmaci e altri fattori, quindi parlarne con un professionista per escludere cause più comuni o rilevanti.

Cosa non bisogna mangiare con la disbiosi intestinale?

Non ci sono alimenti vietati per tutti. Può essere utile limitare temporaneamente ciò che peggiora chiaramente i sintomi, senza eliminazioni generalizzate e preferibilmente con il supporto di un dietista.

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Come si guarisce dalla disbiosi intestinale?

La disbiosi non ha una cura unica. Il percorso dipende dai sintomi e dalla causa eventuale: alimentazione varia, stile di vita equilibrato e valutazione professionale possono sostenere il benessere intestinale. Probiotici e integratori vanno considerati caso per caso.

Quali sono i sintomi della disbiosi nei bambini?

Gonfiore, dolore addominale, stitichezza, diarrea o cambiamenti dell’appetito possono avere molte cause. Nei bambini è importante coinvolgere il pediatra prima di modificare dieta o usare integratori.

In sintesi

I sintomi della disbiosi intestinale sono soprattutto digestivi, ma non sono specifici e non bastano per formulare una diagnosi. Un diario dei sintomi, un’alimentazione varia e abitudini regolari possono aiutare a comprendere meglio il proprio benessere. Per disturbi persistenti, severi o associati a segnali d’allarme, rivolgiti a un professionista sanitario.

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