I principali batteri del microbiota intestinale coinvolti nella regolazione immunitaria

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    Batteri intestinali e sistema immunitario: come interagiscono

    Batteri intestinali e infiammazione: una panoramica

    Nel microbiota intestinale vivono comunità di batteri che interagiscono con la barriera intestinale e con il sistema immunitario. Alcuni sono studiati per la produzione di metaboliti, come gli acidi grassi a catena corta, o per altre attività che possono contribuire a regolare le risposte immunitarie. Non esiste però un elenco universale di batteri “antinfiammatori”: gli effetti dipendono dalla specie, dal ceppo, dall’ambiente intestinale e dalla persona.

    Tra i batteri intestinali più comuni si trovano gruppi appartenenti a Bacteroides, Bifidobacterium, Faecalibacterium, Roseburia e altri generi. Le proporzioni variano tra individui e possono cambiare con dieta, età, farmaci e condizioni di salute.

    Come possono influire sulla risposta immunitaria

    Alcuni batteri fermentano fibre e altri carboidrati non digeribili, producendo acetato, propionato e butirrato. Questi acidi grassi a catena corta possono contribuire al nutrimento delle cellule intestinali e alla funzione della barriera. In determinate condizioni, possono anche influenzare l’attività delle cellule immunitarie.

    Questi meccanismi sono oggetto di ricerca e non significano che la presenza di un singolo batterio prevenga o curi una malattia. Anche il termine disbiosi descrive uno squilibrio del microbiota, ma da solo non è una diagnosi.

    Batteri del microbiota associati alla regolazione immunitaria

    I batteri citati di seguito sono esempi studiati per possibili ruoli nella barriera intestinale o nel metabolismo dei nutrienti. Non sono tutti probiotici e non è possibile dedurre lo stato di salute da un singolo risultato di abbondanza.

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    Batteri produttori di acidi grassi a catena corta

    • Faecalibacterium prausnitzii è un batterio intestinale noto per la produzione di butirrato. La sua abbondanza è stata associata in alcuni studi a indicatori di salute intestinale, ma l’associazione non dimostra che il batterio prevenga o tratti una patologia.
    • Roseburia comprende specie che contribuiscono alla produzione di butirrato. Il loro metabolismo dipende anche dalla disponibilità di fibre e di altri substrati nell’intestino.
    • Eubacterium rectale è coinvolto nella fermentazione e nella produzione di butirrato e interagisce con altri microrganismi della comunità intestinale.
    • Bifidobacterium comprende specie presenti in molte persone, soprattutto nelle prime fasi della vita. Alcune specie fermentano carboidrati e producono metaboliti che possono favorire l’equilibrio dell’ecosistema intestinale.
    • Lactobacillus comprende batteri con caratteristiche diverse; alcuni ceppi sono impiegati nei prodotti probiotici. Gli eventuali effetti dei probiotici sono specifici del ceppo e dell’uso considerato.

    Perché il butirrato è spesso citato

    Il butirrato è una fonte di energia per le cellule del colon e può contribuire al mantenimento della barriera intestinale. La sua produzione dipende dalle attività combinate di diversi batteri e dalla disponibilità di substrati fermentabili: non dipende necessariamente da una sola specie.

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    Batteri intestinali e sistema immunitario: come interagiscono

    Batteri legati alla barriera intestinale e ad altri metaboliti

    Akkermansia muciniphila utilizza componenti del muco intestinale. Il suo ruolo nella comunità microbica è studiato, ma non va interpretato come prova che aumentarne la quantità migliori automaticamente la salute: il contesto e l’equilibrio della barriera sono importanti.

    Bacteroides comprende numerose specie comuni nell’intestino umano. Alcune svolgono funzioni utili nella degradazione di carboidrati complessi; gli effetti possono tuttavia variare tra specie e ceppi. Bacteroides fragilis, in particolare, non è sempre benefico: ceppi diversi possono avere caratteristiche differenti.

    Che cos’è Phascolarctobacterium?

    Phascolarctobacterium è un genere di batteri intestinali che può utilizzare il succinato prodotto da altri microrganismi e generare propionato. È stato rilevato nel microbiota intestinale umano, ma le conoscenze sui suoi effetti sulla salute sono ancora in evoluzione. La sua presenza, da sola, non indica un beneficio o un problema.

    Anche Prevotella e altri generi possono avere ruoli diversi a seconda della specie, del ceppo e della composizione complessiva del microbiota. Per questo è più corretto parlare di funzioni e associazioni osservate, anziché classificare ogni batterio come “buono” o “cattivo”.

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    Alimentazione e batteri intestinali

    Le fibre presenti in verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta a guscio e semi forniscono substrati che alcuni batteri intestinali possono fermentare. Una dieta varia può sostenere diverse funzioni del microbiota, ma non garantisce un aumento mirato di una specifica specie.

    Non esiste un alimento dimostrato in grado di aumentare selettivamente Bacteroides in tutte le persone. La risposta dipende dalla dieta nel suo insieme, dalle abitudini individuali e dalla comunità microbica di partenza. È quindi preferibile puntare sulla varietà degli alimenti vegetali piuttosto che cercare di modificare un singolo batterio.

    Probiotici e batteri intestinali non sono sinonimi

    I probiotici sono microrganismi vivi che, se assunti in quantità adeguate, possono apportare un beneficio dimostrato in uno specifico contesto. Non tutti i batteri intestinali sono probiotici e gli effetti non si applicano automaticamente a tutti i prodotti o a tutte le persone. Prima di assumere un integratore, soprattutto in presenza di patologie, terapie o condizioni particolari, è opportuno chiedere consiglio a un professionista sanitario.

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    Cosa può dirci un test del microbiota

    I test del microbiota possono descrivere alcuni microrganismi o funzioni rilevati in un campione, ma i risultati dipendono dal metodo usato e non forniscono, da soli, una diagnosi. Un livello alto o basso di un batterio non dimostra che sia la causa di un sintomo né indica automaticamente quale intervento adottare.

    In sintesi, batteri come Faecalibacterium, Roseburia, Bifidobacterium, Akkermansia e Bacteroides sono studiati per le loro diverse interazioni con il metabolismo e l’immunità intestinale. Le evidenze non giustificano però una graduatoria semplice di batteri “antinfiammatori” né l’uso di integratori per trattare o prevenire malattie. La varietà alimentare e una valutazione professionale, quando necessaria, sono approcci più prudenti che inseguire un singolo microrganismo.

    Scopri di più sul microbiota intestinale e sui batteri che lo compongono