Signs of a Poorly Functioning Gut and Its Impact on Your Gut Health
Quick Answer Summary
- Segnali principali: gonfiore, gas, stitichezza o diarrea ricorrenti, bruciore, stanchezza post-pasto, intolleranze, pelle reattiva, frequenti raffreddori, nebbia mentale, sbalzi d’umore.
- Perché conta: un intestino in squilibrio influisce su digestione, immunità, energia, ormoni, pelle e salute mentale.
- Quando testare: sintomi persistenti per oltre 3–4 settimane, recidive, dopo antibiotici, o prima di cambi dietetici importanti.
- Cos’è la gut microbiome testing: analisi delle specie batteriche e dei loro metaboliti nel campione fecale per capire diversità, equilibrio e funzionalità.
- Come scegliere il test: cerca qualità di laboratorio, validazione scientifica, report chiaro e raccomandazioni pratiche.
- Benefici: interventi personalizzati su dieta, probiotici, prebiotici, stile di vita; monitoraggio dei progressi.
- Interventi chiave: più fibre diversificate, cibi fermentati, gestione dello stress, sonno regolare, attività fisica, uso prudente di farmaci.
- Azione rapida: considera un test del microbioma per avere una mappa del tuo intestino e linee guida mirate.
Introduzione
“Ascolta l’intestino” è più di un modo di dire: un ecosistema complesso di microbi, cellule immunitarie, neuroni enterici e ormoni coordina digestione, difese, metabolismo e perfino emozioni. Quando il sistema si sbilancia, compaiono segnali spesso sfumati: gonfiore che non passa, stanchezza dopo i pasti, pelle che si infiamma, ricadute frequenti di raffreddori o irritabilità immotivata. Questo articolo ti aiuta a riconoscere i segnali di un intestino che funziona male e a capire perché sono rilevanti per la gut health. Vedremo cos’è la gut microbiome testing, come scegliere un test affidabile, quali benefici può offrire e come usare i risultati per pianificare azioni efficaci. Offriremo anche suggerimenti pratici su dieta, gestione dello stress e sonno, sfatando i miti e guardando alle innovazioni future. Se vuoi un approccio strutturato e personalizzato, considerare un kit per il test del microbioma può accelerare il percorso verso un benessere più stabile.
1. Capire la salute intestinale e la sua importanza (Entendiendo la salud intestinal y su importancia)
La “salute intestinale” è la capacità del tratto gastrointestinale di digerire e assorbire nutrienti, proteggersi da patogeni, mantenere un’infiammazione fisiologica e dialogare con il cervello, il sistema immunitario e il metabolismo. Un pilastro di questa rete è il microbioma: trilioni di microrganismi che fermentano fibre, producono acidi grassi a catena corta (SCFA) come butirrato, modulano ormoni dell’appetito e allenano le difese immunitarie. Quando la diversità microbica si riduce o prevalgono specie pro-infiammatorie, si osservano segnali comuni: gonfiore post-prandiale, alterazioni dell’alvo, sensibilità a cibi prima tollerati, stanchezza inspiegata, nebbia mentale, pelle reattiva e maggiore suscettibilità alle infezioni. Anche lo stress cronico, i ritmi di sonno irregolari e l’uso ripetuto di antibiotici possono disturbare l’ecosistema. In questo contesto, la gut microbiome testing può offrire una fotografia funzionale della tua flora, mostrando se esista disbiosi (squilibrio tra gruppi microbici), calo di diversità, sovracrescita di specie opportunistiche o deficit di produttori di butirrato. Tali informazioni aiutano a formulare ipotesi cliniche più precise: ad esempio, un ridotto contributo di Faecalibacterium prausnitzii può suggerire una minore produzione di butirrato, spesso associata a permeabilità intestinale e infiammazione di basso grado. Allo stesso tempo, l’osservazione di sintomi in parallelo con i dati del test offre una vista integrata. Non si tratta di sostituire la visita medica, ma di aggiungere un tassello utile per spiegare perché alcuni interventi funzionano o meno. Saper riconoscere i segnali di un intestino che funziona male è il primo passo per intervenire presto, prevenendo cronicizzazioni e impostando un piano realistico fatto di piccole, sostenibili scelte quotidiane.
2. Che cos’è la gut microbiome testing? (¿Qué es la prueba del microbioma intestinal?)
La gut microbiome testing è un insieme di analisi che descrivono la composizione e, in alcuni casi, il potenziale funzionale dei microrganismi intestinali a partire da un campione di feci. Le tecnologie più comuni includono il sequenziamento del gene 16S rRNA (che identifica generi e, meno spesso, specie batteriche con una buona panoramica di diversità), il metagenomico shotgun (che legge il DNA totale fornendo dettaglio specie-specifico e geni funzionali) e test ibridi che combinano tassonomia e markers metabolici. Alcuni pannelli aggiungono parametri come pH fecale, calprotectina (marker infiammatorio a gestione clinica), elastasi pancreatica o acidi grassi a catena corta, utile per capire quanto la dieta supporti la fermentazione benefica. Il percorso tipico va dalla richiesta del kit, alla raccolta domestica con provetta e tampone stabilizzante, alla spedizione in laboratorio, fino alla ricezione di un report digitale con grafici, indici di diversità (Shannon, Simpson), relazioni su batteri opportunisti, produttori di butirrato, e raccomandazioni dietetiche orientative. Va chiarito che il test misura ciò che si trova nelle feci, una proxy del microbioma del colon; non cattura in modo diretto l’intestino tenue né le fluttuazioni giornaliere dovute a ciò che mangi. Per questo è consigliabile accompagnare il test con un diario alimentare e sintomatologico di almeno 3–5 giorni. La forza del test è nel suggerire direzioni: maggiore varietà di fibre, introduzione graduale di cibi fermentati, scelta mirata di prebiotici e probiotici in base ai deficit rilevati. Un servizio orientato al consumatore, come un test del microbioma con report chiaro e consigli pratici, può rendere queste informazioni utilizzabili fin da subito, soprattutto se integrato con il supporto di un professionista che legga i dati in chiave clinica.
3. Come scegliere il test del microbioma intestinale giusto (Cómo elegir la prueba del microbioma intestinal adecuada)
Scegliere un test affidabile richiede attenzione a quattro dimensioni: qualità del laboratorio, metrica e trasparenza dei dati, utilità clinica del report e supporto nell’interpretazione. Cerca laboratori con standard certificati, pipeline analitiche documentate, controlli qualità e chiara indicazione del tipo di tecnologia (16S o shotgun) e della versione dei database tassonomici. Valuta se il report riporta indici di diversità, dettaglio dei taxa con soglie di normalità, e, soprattutto, raccomandazioni pratiche coerenti con le evidenze (non mere liste generiche). Confronta i kit fai-da-te con servizi che includono consulenza: la differenza non è solo nel prezzo, ma nella capacità di trasformare numeri in azioni sostenibili. Considera accessibilità e tempi: un turn-around time ragionevole (2–4 settimane) consente di programmare il follow-up. Diffida di promesse assolutistiche (“cura definitiva”) o di interpretazioni diagnostiche: i test del microbioma non sostituiscono test clinici medici, ma li integrano. Se desideri un equilibrio tra usabilità e rigore, orientarti verso un servizio consumer-friendly come il kit per il test del microbioma di InnerBuddies può essere sensato: offre una raccolta a domicilio semplice, report leggibile, suggerimenti dietetici e un punto di partenza concreto per il monitoraggio nel tempo. Anche il costo va pesato: pensa al test come a un investimento che, se seguito da interventi personalizzati, può ridurre acquisti impulsivi di integratori o diete inefficaci. Infine, ricordati che la scelta migliore è quella che ti permette di passare dall’informazione all’azione in modo sicuro, rivedendo i risultati con un professionista quando i sintomi sono intensi o persistenti.
4. Benefici della gut microbiome testing (Beneficios de la prueba del microbioma intestinal)
I vantaggi principali della gut microbiome testing si manifestano su tre livelli: consapevolezza, personalizzazione e monitoraggio. Primo, consapevolezza: vedere nero su bianco la diversità batterica e l’equilibrio tra gruppi “benefici” e opportunisti aiuta a correlare specifici sintomi a possibili meccanismi, come la scarsa produzione di butirrato o la presenza di specie pro-infiammatorie. Secondo, personalizzazione: un report ben strutturato può orientare scelte precise, ad esempio aumentare fibre solubili e polifenoli per nutrire produttori di SCFA, inserire con cautela cibi fermentati in caso di sensibilità, o selezionare prebiotici (inulina, FOS, GOS) e probiotici con ceppi adatti al problema target. Terzo, monitoraggio: ripetere il test dopo 8–16 settimane consente di verificare se il piano funziona, aggiustando il tiro senza perdere tempo. In pratica, significa evitare ricette “taglia unica” e ridurre la frustrazione tipica dei tentativi empirici. Un ulteriore beneficio è l’educazione alimentare: molti scoprono di assumere poca fibra diversificata e di dipendere da cibi ultra-processati o zuccheri liberi che alimentano disbiosi. La combinazione tra dati e coaching motiva cambiamenti piccoli ma costanti. In aggiunta, per chi ha vissuto round ripetuti di antibiotici, il test può suggerire una strategia di ricolonizzazione più mirata. È importante ricordare che il test informa, ma non guarisce di per sé: il valore nasce quando i dati guidano scelte realistiche, preferibilmente con supervisione professionale. Optare per soluzioni complete, come un test del microbioma con raccomandazioni pratiche, facilita l’aderenza e riduce il rischio di confusione o eccessi integrativi non necessari.
5. Cosa possono rivelare i risultati del microbioma (Lo que pueden revelar tus resultados del microbioma intestinal)
Un report ben fatto mostra almeno quattro dimensioni: diversità, abbondanze relative, potenziale funzionale e segnali di rischio. La diversità, spesso espressa con indici come Shannon, è correlata a resilienza: ecosistemi più diversi tendono a resistere meglio a stress dietetici o antibiotici. Le abbondanze relative evidenziano il bilanciamento tra gruppi chiave: produttori di butirrato (Faecalibacterium, Roseburia), mucinolitici (Akkermansia) e opportunisti pro-infiammatori (alcuni Clostridioides, Enterobacteriaceae). Il potenziale funzionale, quando disponibile (shotgun), segnala vie metaboliche come la fermentazione delle fibre o la biosintesi di vitamine. I “segnali di rischio” non sono diagnosi, ma indicatori: eccesso di specie gasogene può spiegare gonfiore; riduzione di produttori di butirrato può associarsi a permeabilità intestinale; sovrarappresentazione di batteri capaci di utilizzare proteine in eccesso può generare metaboliti indesiderati. Alcuni report includono correlazioni con condizioni come allergie, autoimmunità o disturbi dell’umore, sempre come potenziali associazioni e mai come certezze diagnostiche. Fondamentale è leggere i dati nel contesto dei tuoi sintomi, farmaci, dieta e stile di vita. Se, ad esempio, consumi poche fibre e molti grassi saturi, un profilo disbiotico non sorprende e indica una direzione chiara: diversificare le fonti vegetali e ridurre gli ultra-processati. Allo stesso modo, dopo antibiotici, è comune una transitoria riduzione di diversità. La strategia giusta non è “aggiungere tutto”, ma costruire un piano progressivo e tollerabile. Qui l’accompagnamento di un professionista, insieme a linee guida pratiche fornite da servizi come InnerBuddies, consente di trasformare il report in un percorso, con check periodici per confermare i miglioramenti o cambiare rotta se necessario.
6. Interpretare e usare i tuoi dati (Interpretación y uso de tus datos del microbioma intestinal)
Interpretare i dati del microbioma significa tradurre numeri in azioni, rispettando soggettività e contesto clinico. Inizia dai fondamentali: 1) Valuta sintomi e diario alimentare; 2) Confronta con diversità e gruppi funzionali chiave; 3) Identifica 2–3 priorità (es. migliorare regolarità, ridurre gonfiore, aumentare energia). Per ciascuna priorità, collega interventi con evidenza: per la stipsi, fibra solubile e acqua, movimento quotidiano, timing dei pasti; per gonfiore e sensibilità, introduzione graduale di fibre fermentabili e cibi fermentati, attenzione alla velocità dei cambi; per bassa energia post-prandiale, gestisci carico glicemico, favorisici proteine di qualità e grassi buoni, oltre a porzioni di vegetali ricchi di polifenoli. L’uso di probiotici richiede scopo preciso: ceppi diversi fanno cose diverse; evita mix casuali ad alto dosaggio senza razionale. I prebiotici (inulina, FOS, GOS) sono utili per nutrire produttori di SCFA, ma vanno titolati lentamente. Strumenti digitali e report user-friendly, come quelli associati a un test del microbioma orientato all’azione, aiutano a dosare i passi e a misurare la risposta. Dopo 8–12 settimane, rivaluta sintomi e, se possibile, ripeti il test per verificare gli effetti: una diversità in ascesa e un profilo più ricco di produttori di butirrato sono segnali incoraggianti, ma la clinica prevale: se stai meglio, prosegui; se non cambi, rivedi le ipotesi (stile di vita, stress, farmaci). In presenza di segnali d’allarme (perdita di peso non voluta, sangue nelle feci, febbre, dolore intenso), rivolgiti al medico: la microbiome testing non sostituisce percorsi diagnostici necessari. Integrare i dati con esami standard e una valutazione clinica rende l’intervento più sicuro ed efficace.
7. Miti e fraintendimenti sulla gut microbiome testing (Mitos y conceptos erróneos sobre la prueba del microbioma intestinal)
Attorno al microbioma circolano promesse e semplificazioni. Primo mito: “Basta un test per curare l’intestino”. In realtà, il test è una mappa; la guarigione dipende dalle azioni coerenti e sostenute nel tempo. Secondo: “Più probiotici prendo, meglio sto”. Senza obiettivo e titolazione, si rischiano sprechi e sintomi (gonfiore, gas) per eccesso di fermentazione. Terzo: “Eliminare interi gruppi alimentari è sempre la soluzione”. Restrizioni drastiche possono ridurre la diversità microbica e creare carenze; meglio costruire tolleranza graduale e varietà. Quarto: “Il microbioma è fisso”. È dinamico e risponde alle scelte quotidiane; anche piccoli cambi ripetuti contano. Quinto: “Un singolo batterio spiega tutto”. Gli effetti sono emergenti da reti di specie e dieta, sonno, stress, farmaci. Sesto: “I risultati sono diagnostici”. I profili indicano tendenze, non malattie. Settimo: “Se sto bene, il test non serve”. Anche chi sta bene può usare il test in ottica preventiva o per ottimizzare performance e resilienza; tuttavia, la priorità clinica è maggiore quando i sintomi persistono. Ottavo: “Tutti i cibi fermentati sono adatti a chiunque”. La tolleranza è individuale; si parte lentamente e si osserva la risposta. Nono: “Le fibre fanno sempre bene subito”. Un intestino sensibile richiede gradiente: aumenti minimi, acqua adeguata, scelta di fibre diverse. Scegliere un servizio chiaro e responsabile, come un test del microbioma con guida all’uso, aiuta a evitare trappole commerciali e a radicare le decisioni su evidenze e buon senso clinico.
8. Cambi di stile di vita per sostenere un microbioma sano (Cambios en el estilo de vida para apoyar un microbioma saludable)
La base della gut health è uno stile di vita che nutre l’ecosistema e riduce gli stressor. Sul piano alimentare, punta alla “diversità delle fibre”: 30 piante diverse a settimana è un obiettivo realistico che include frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca, semi, erbe e spezie. Le fibre solubili (avena, legumi, psillio) favoriscono la regolarità e la produzione di SCFA, mentre i polifenoli (frutti di bosco, cacao amaro, tè verde, olio extravergine) modulano batteri benefici. Inserisci cibi fermentati (yogurt, kefir, crauti, kimchi) con gradualità, osservando la tolleranza. Riduci ultra-processati, zuccheri liberi e alcol in eccesso. Gestisci il carico glicemico abbinando carboidrati a proteine e grassi buoni. Idratazione costante e masticazione lenta migliorano la digestione. Sonno: 7–9 ore regolari sostengono il ritmo circadiano microbico; evitare luci intense e pasti pesanti la sera aiuta. Stress: pratica tecniche di regolazione (respirazione, camminate all’aperto, mindfulness), perché l’asse intestino-cervello è bidirezionale; lo stress cronico altera motilità e composizione microbica. Movimento: 150 minuti settimanali di attività moderata, più esercizi di forza, correlano con maggiore diversità microbica. Farmaci: usa antibiotici e antiacidi solo quando prescritti; discuti con il medico strategie di protezione del microbioma quando sono necessari. Infine, costruisci la tolleranza gradualmente: se sei molto sensibile, inizia con porzioni piccole e incrementi del 10–20% a settimana. Monitora sintomi e progressi; se usi un test del microbioma, verifica dopo alcuni mesi come i cambi si riflettano nel profilo: vedere i dati migliorare è motivante e conferma la direzione intrapresa.
9. Tendenze e progressi nella gut microbiome testing (Tendencias y avances futuros en la prueba del microbioma intestinal)
La gut microbiome testing evolve rapidamente. Il passaggio dal 16S al metagenomico shotgun rende i report più ricchi, includendo funzioni metaboliche potenziali e batteri meno abbondanti. Si affacciano analisi multi-omiche (metabolomica, trascrittomica) che combinano composizione, metaboliti e attività genica, offrendo insight sul “cosa fanno” i microbi, non solo su “chi sono”. La personalizzazione terapeutica avanza: probiotici di nuova generazione (ad esempio batteri commensali obbligati), prebiotici mirati e “postbiotici” (metaboliti benefici come SCFA o peptidi bioattivi) entrano nei protocolli. Si studiano interventi di modulazione come polifenoli specifici o fibre disegnate per alimentare consorzi microbici desiderati. Anche gli algoritmi di interpretazione migliorano, con modelli che integrano dieta, stile di vita e fenotipi clinici per raccomandazioni più precise. In ambito clinico, si valutano firme microbiche come co-fattori di rischio per patologie metaboliche e immunitarie; tuttavia, la traduzione in pratica richiede cautela, perché associazione non è causalità. Sul fronte del consumatore, la sfida è unire rigore e fruibilità: report chiari, metriche standardizzate, indicazioni realistiche e la possibilità di tracking nel tempo. Servizi come InnerBuddies stanno contribuendo con kit accessibili e consigli concreti, riducendo il gap tra laboratorio e cucina di casa. In prospettiva, potremmo vedere pacchetti che integrano microbioma, glicemia continua, pattern di sonno e stress, restituendo una visione sistemica della salute. Per ora, la miglior strategia resta combinare dati solidi, abitudini consapevoli e supervisione professionale quando i sintomi lo richiedono.
10. Conclusioni: prendi in mano la tua salute intestinale (Reflexiones finales: tomando control de tu salud intestinal)
Prendersi cura dell’intestino significa pensare in modo sistemico: dieta, sonno, stress, movimento e, quando serve, analisi mirate. I segnali di un intestino che funziona male raramente esplodono all’improvviso; più spesso crescono lentamente: gonfiore, irregolarità, stanchezza che non sparisce, pelle che si irrita, infezioni ricorrenti. La gut microbiome testing aggiunge una dimensione oggettiva al quadro, fornendo una mappa su cui impostare un percorso personalizzato. Scegliere un test affidabile e traducibile in azioni è la chiave per non perdersi tra dati e promesse. I passi più efficaci sono in genere i più semplici: più fibre diverse, cibi minimamente processati, fermentati inseriti con cautela, sonno regolare, gestione dello stress e attività fisica. Se vuoi accelerare la curva di apprendimento, inizia con un test del microbioma acquistabile online, annota sintomi e pasti, e costruisci un piano con obiettivi trimestrali realistici. Ricorda che la guarigione non è lineare: serve pazienza e aggiustamento continuo. Quando compaiono bandiere rosse o i sintomi non migliorano, coinvolgi il medico. Il traguardo non è la “perfezione microbica”, ma un equilibrio dinamico che ti faccia sentire meglio, più stabile, più energico nella vita quotidiana. La gut health è un viaggio: con gli strumenti giusti e costanza, puoi orientarlo verso una qualità di vita più alta.
Key Takeaways
- Segnali comuni: gonfiore, gas, alvo irregolare, stanchezza, pelle reattiva, raffreddori frequenti, nebbia mentale.
- Il microbioma regola digestione, immunità, metabolismo e asse intestino-cervello.
- La gut microbiome testing offre una mappa utile ma non è una diagnosi clinica.
- Scegli test con standard elevati, report chiari e raccomandazioni pratiche.
- Pianifica interventi: fibre diversificate, polifenoli, fermentati graduali.
- Gestisci stress e sonno; muoviti regolarmente per aumentare la resilienza microbica.
- Integra probiotici e prebiotici solo con un razionale e titolazione lenta.
- Monitora i progressi e adatta il piano; consulta il medico per bandiere rosse.
Domande e Risposte
1) Quali sono i segni più affidabili di un intestino che funziona male?
I segnali più comuni includono gonfiore persistente, gas eccessivi, stipsi o diarrea ricorrenti, reflusso, stanchezza post-pasto, pelle infiammata e maggiore suscettibilità alle infezioni. Anche nebbia mentale e sbalzi d’umore possono indicare squilibri dell’asse intestino-cervello.
2) Quando dovrei prendere in considerazione un test del microbioma?
Se i sintomi durano oltre 3–4 settimane, recidivano spesso, o se hai assunto antibiotici di recente, un test può fornire informazioni utili. È utile anche prima di grandi cambi dietetici, per impostare interventi personalizzati e monitorabili.
3) Che differenza c’è tra sequenziamento 16S e metagenomico shotgun?
Il 16S profila i batteri a livello di genere con costi più contenuti, utile per una panoramica di diversità. Lo shotgun offre maggiore dettaglio specie-specifico e funzioni potenziali, ma è più complesso e costoso.
4) La gut microbiome testing può diagnosticare malattie?
No, non è uno strumento diagnostico clinico. Indica pattern e associazioni che guidano cambi di stile di vita e, se necessario, ulteriori valutazioni mediche.
5) I probiotici funzionano per tutti allo stesso modo?
No, l’efficacia dipende dal ceppo, dalla dose, dalla durata e dal tuo profilo. Senza un obiettivo preciso, i risultati possono essere modesti o variabili; meglio scegliere con criterio e monitorare la risposta.
6) Posso migliorare la diversità microbica con la sola dieta?
Sì, una dieta ricca e variata di fibre e polifenoli, con fermentati ben tollerati, può aumentare diversità e SCFA. Tuttavia, alcuni casi richiedono anche gestione di stress, sonno e farmaci per risultati completi.
7) È utile ripetere il test?
Sì, dopo 8–16 settimane di interventi, ripetere il test aiuta a verificare i progressi e a ottimizzare il piano. Se i sintomi migliorano chiaramente, la decisione di ripetere può essere più flessibile.
8) I cibi fermentati sono sempre consigliati?
In generale sì, ma introdotti gradualmente per valutare la tolleranza. In alcuni soggetti sensibili, servirà procedere a piccoli passi o scegliere alternative a minore tenore di istamina.
9) Qual è il ruolo dello stress sulla salute intestinale?
Lo stress cronico altera motilità, permeabilità e composizione microbica, peggiorando i sintomi. Tecniche di regolazione, sonno adeguato e movimento regolare sono componenti terapeutiche essenziali.
10) Quale quantità di fibre dovrei assumere?
In genere 25–38 g al giorno, modulando in base a tolleranza e sintomi. Più importante è la diversità: puntare a molte fonti vegetali diverse favorisce una comunità microbica resiliente.
11) Posso fare il test del microbioma a casa?
Sì, i kit domiciliari permettono raccolta semplice e spedizione al laboratorio. Scegli servizi con report chiari e raccomandazioni, come un test del microbioma con guida pratica.
12) Come distinguere sintomi funzionali da segnali d’allarme?
I sintomi funzionali sono fastidiosi ma non progressivi; si modulano con dieta e stile di vita. Segnali d’allarme includono sangue nelle feci, febbre, perdita di peso non voluta, dolore acuto: richiedono valutazione medica.
13) Gli antibiotici rovinano sempre il microbioma?
Gli antibiotici possono ridurre diversità e favorire disbiosi temporanea, ma sono talvolta indispensabili. Dopo la terapia, dieta mirata e, se indicato, integrazioni possono supportare il recupero.
14) Devo eliminare completamente zuccheri e alcol?
Non necessariamente, ma ridurne la frequenza e le quantità sostiene il microbioma e l’equilibrio metabolico. L’obiettivo è la moderazione, privilegiando cibi integrali e minimamente processati.
15) Che tempi servono per notare miglioramenti?
Alcuni notano cambi in 2–4 settimane, ma la rimodulazione profonda richiede 8–12 settimane o più. La costanza e l’adattamento progressivo sono determinanti per risultati duraturi.
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