Aggiornato:

Celiachia: qual è l’organo più colpito e cosa sapere

L’organo più colpito dalla celiachia è l’intestino tenue, dove il glutine può attivare una risposta autoimmune e danneggiare i villi intestinali. Questo può ridurre l’assorbimento di nutrienti e causare sintomi intestinali o più generali. L’articolo spiega possibili segnali, alimenti da evitare, percorso diagnostico e precauzioni per seguire una dieta senza glutine in modo sicuro, con il supporto di un professionista sanitario.
celiac disease

L’organo più colpito dalla celiachia è l’intestino tenue. Nelle persone predisposte, il glutine può attivare una risposta autoimmune che infiamma la mucosa e danneggia i villi intestinali, strutture fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti. La celiachia può quindi causare disturbi digestivi, carenze nutrizionali e sintomi in altre parti dell’organismo.

In questa guida trovi una spiegazione del danno intestinale, le cause e i segnali più comuni, gli alimenti da evitare, le alternative senza glutine e le informazioni essenziali sulla diagnosi.

Perché la celiachia colpisce soprattutto l’intestino tenue?

La celiachia è una malattia autoimmune associata a una predisposizione genetica. Il glutine è un insieme di proteine presente soprattutto in grano, orzo e segale. In una persona celiaca, l’assunzione di glutine può provocare una reazione del sistema immunitario contro la mucosa dell’intestino tenue.


La parete intestinale contiene milioni di villi, piccole estroflessioni che aumentano la superficie disponibile per assorbire ferro, calcio, vitamine e altri nutrienti. L’infiammazione può danneggiare questi villi e, nei casi compatibili con la celiachia, renderli più appiattiti. Questo fenomeno è chiamato atrofia dei villi e può favorire il malassorbimento.

Come il glutine può danneggiare l’intestino

Durante la digestione, alcune componenti del glutine, tra cui le gliadine, possono essere coinvolte nella risposta immunitaria anomala delle persone celiache. L’infiammazione può interessare gli enterociti, le cellule che rivestono l’intestino tenue, e ridurre l’efficienza della mucosa intestinale.

Il possibile malassorbimento aiuta a spiegare perché la celiachia non si manifesta soltanto con diarrea o gonfiore. In base alla durata e all’entità del danno, possono comparire carenze di ferro, calcio, acido folico o vitamine del gruppo B. La presenza o l’assenza di sintomi, tuttavia, non permette da sola di confermare o escludere la malattia.

Quali sono i segnali e i sintomi della celiachia?

I sintomi della celiachia possono essere diversi e alcune persone possono avere disturbi lievi o non evidenti. Cinque segnali frequenti da discutere con un medico sono:

  1. diarrea persistente o feci voluminose e difficili da eliminare;
  2. gonfiore addominale e meteorismo;
  3. dolori o crampi addominali;
  4. perdita di peso non intenzionale;
  5. stanchezza, anche quando può essere collegata a una carenza di ferro o di altre sostanze nutritive.

Possono inoltre comparire nausea, vomito, anemia, dolori ossei o articolari, difficoltà di concentrazione e una manifestazione cutanea chiamata dermatite erpetiforme. Nei bambini, alcuni segnali possono includere crescita o sviluppo non regolari, ma ogni valutazione deve essere affidata al pediatra.

Questi sintomi non sono specifici della celiachia e possono avere molte altre cause. Se sono persistenti, ricorrenti o peggiorano, è opportuno chiedere un parere medico.

Come la celiachia può influire sul resto dell’organismo

Sebbene l’intestino tenue sia il bersaglio principale, la celiachia può avere effetti sistemici. L’infiammazione e il possibile malassorbimento possono essere associati a carenze nutrizionali, riduzione della densità ossea o stanchezza. La dermatite erpetiforme è una manifestazione cutanea associata alla celiachia.

La celiachia non va confusa con la sensibilità al glutine non celiaca o con un’allergia al frumento: si tratta di condizioni diverse, che richiedono una valutazione clinica distinta.

Quali alimenti evitare in caso di celiachia?

In caso di diagnosi, la gestione prevede una dieta senza glutine rigorosa e permanente, elaborata con il supporto del medico e, quando utile, di un dietista. I principali cereali e derivati da evitare sono:

  • grano e prodotti a base di farina di grano, come pane, pasta, cous cous e bulgur;
  • orzo e prodotti che lo contengono;
  • segale;
  • farro, compreso il farro monococco;
  • grano Khorasan, spesso commercializzato con il nome Kamut;
  • triticale.

Il farro non è un’alternativa sicura per chi ha la celiachia: anche se è un cereale antico, contiene glutine. Il glutine può essere presente anche in prodotti trasformati, salse, insaccati, dolci, birra, farmaci o integratori. È quindi importante leggere le etichette e verificare la presenza di certificazioni e indicazioni affidabili.

Contaminazione e alternative senza glutine

La contaminazione crociata può avvenire durante la produzione, la preparazione o la conservazione degli alimenti. Per ridurre il rischio, è utile seguire le indicazioni delle associazioni e dei professionisti di riferimento, usare prodotti certificati quando necessario e prestare attenzione a utensili, superfici e tostapane condivisi.

Tra gli alimenti naturalmente privi di glutine, se non contaminati, rientrano:

  • riso;
  • mais;
  • grano saraceno;
  • quinoa;
  • amaranto;
  • miglio;
  • teff;
  • avena con certificazione senza glutine, se indicata e tollerata individualmente.

Come si diagnostica la celiachia?

La diagnosi della celiachia deve essere eseguita da un professionista sanitario. In genere può includere esami del sangue per la ricerca di anticorpi specifici, come gli anticorpi anti-transglutaminasi tissutale di classe IgA, e ulteriori accertamenti scelti dal medico. In alcuni casi può essere necessario valutare la mucosa dell’intestino tenue con una biopsia.

Non eliminare il glutine prima di completare gli accertamenti senza aver parlato con il medico. Una dieta senza glutine iniziata autonomamente può modificare i risultati degli esami e rendere più difficile la valutazione. Non è consigliabile usare un test casalingo o un test del microbioma per diagnosticare la celiachia.

Cosa fare dopo una diagnosi?

  1. Seguire il piano alimentare indicato dal medico o dal dietista.
  2. Imparare a leggere le etichette e a riconoscere i rischi di contaminazione.
  3. Valutare con il professionista sanitario eventuali carenze nutrizionali e controlli.
  4. Non reintrodurre o eliminare il glutine autonomamente senza indicazioni cliniche.
  5. Segnalare sintomi persistenti, perdita di peso, anemia o altri cambiamenti al proprio medico.

Domande frequenti sulla celiachia

Che cosa causa la celiachia?

La celiachia deriva dall’interazione tra predisposizione genetica e risposta autoimmune al glutine. Il glutine non causa la malattia in tutte le persone, ma nelle persone celiache può attivare un’infiammazione della mucosa dell’intestino tenue. La diagnosi richiede una valutazione medica.

Qual è l’organo più colpito dalla celiachia?

L’organo più colpito dalla celiachia è l’intestino tenue. Il danno ai villi intestinali può ridurre la superficie di assorbimento e contribuire a sintomi digestivi o carenze nutrizionali.

Come influisce la celiachia sull’organismo?

La celiachia può compromettere l’assorbimento di alcuni nutrienti e associarsi a stanchezza, anemia, disturbi ossei o manifestazioni cutanee. La presenza dei sintomi varia molto: alcune persone possono non avere disturbi evidenti.

Quali sono cinque sintomi o segnali della celiachia?

Tra i segnali possibili ci sono diarrea persistente, gonfiore, crampi addominali, perdita di peso non intenzionale e stanchezza. Questi sintomi non sono specifici e non sostituiscono gli esami richiesti per la diagnosi.

Quali alimenti dovrebbe evitare chi ha la celiachia?

Vanno evitati gli alimenti contenenti grano, orzo, segale, farro, grano Khorasan e triticale, oltre ai prodotti trasformati non sicuri o contaminati. È importante verificare le etichette e scegliere prodotti certificati quando appropriato.

Il microbioma intestinale e la celiachia

Il microbioma intestinale è oggetto di ricerca e può contribuire al benessere della barriera intestinale e alla regolazione dell’ambiente intestinale. Tuttavia, non ci sono basi per considerare un test del microbioma uno strumento diagnostico o sostitutivo della valutazione medica nella celiachia. Anche eventuali cambiamenti alimentari, probiotici o integratori vanno discussi con un professionista.

Un test del microbioma, come il test del microbioma di InnerBuddies, può offrire informazioni esplorative da discutere con un professionista, ma non diagnostica né tratta la celiachia.

In sintesi

L’organo più colpito dalla celiachia è l’intestino tenue, dove una risposta autoimmune al glutine può danneggiare i villi e ridurre l’assorbimento dei nutrienti. Riconoscere i possibili sintomi è utile, ma soltanto un percorso diagnostico medico può confermare la malattia. Dopo la diagnosi, una dieta senza glutine rigorosa e una corretta prevenzione della contaminazione aiutano a gestire la condizione.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un medico o di un dietista. In caso di sintomi persistenti, severi o in peggioramento, rivolgiti a un professionista sanitario.

Torna al Le ultime notizie sulla salute del microbioma intestinale