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Microbiota intestinale: segnali di squilibrio e come sostenerlo

Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che vive nel tratto gastrointestinale e partecipa a digestione, barriera intestinale e comunicazione con l’organismo. Questa guida spiega i sette segnali spesso associati a uno squilibrio, come migliorare gradualmente la dieta, quali abitudini possono aiutare e cosa sappiamo sull’asse intestino-cervello e sul possibile rapporto tra microbiota e Parkinson, senza sostituire il parere medico.
How does the gut microbiota affect the brain

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Il microbiota intestinale è l’insieme di batteri, funghi, virus e altri microrganismi che vivono nel tratto gastrointestinale. Non esiste una composizione ideale uguale per tutti: alimentazione, farmaci, stress, sonno, età e ambiente possono influenzarla. Per sostenerlo, l’approccio più utile è generalmente graduale: aumentare la varietà degli alimenti ricchi di fibre, scegliere cibi poco processati, muoversi regolarmente e consultare un professionista se i sintomi persistono.

Che cos’è il microbiota intestinale?

Il microbiota intestinale svolge diverse funzioni importanti, tra cui:


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Il Test del Microbiota
  • contribuire alla digestione e alla fermentazione delle fibre;
  • produrre metaboliti, come gli acidi grassi a catena corta, che partecipano alla comunicazione tra intestino e organismo;
  • interagire con il sistema immunitario e con la barriera intestinale;
  • competere con alcuni microrganismi potenzialmente dannosi;
  • partecipare all’utilizzo di alcuni nutrienti e alla produzione di determinate vitamine.

La diversità microbica è un parametro studiato per descrivere il microbiota, ma da sola non permette di stabilire se una persona sia in buona salute. Anche i risultati di un test del microbioma vanno interpretati con cautela e, se necessario, con un professionista sanitario.

7 segnali di possibile squilibrio del microbiota

I sintomi intestinali non indicano automaticamente una disbiosi: possono avere molte cause diverse. Tra i segnali che meritano attenzione, soprattutto se frequenti o persistenti, ci sono:


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  1. Gonfiore, gas o cambiamenti dell’alvo, come stitichezza o diarrea.
  2. Dolori o fastidi addominali ricorrenti, da valutare in base alla loro intensità e durata.
  3. Stanchezza persistente, che può dipendere da numerosi fattori, inclusi sonno, stress e condizioni mediche.
  4. Cambiamenti dell’umore, come irritabilità o maggiore vulnerabilità allo stress.
  5. Cambiamenti della pelle, per esempio acne o irritazione, senza che ciò dimostri da solo un problema intestinale.
  6. Sensazione di nebbia mentale o difficoltà di concentrazione, sintomi aspecifici che richiedono un inquadramento complessivo.
  7. Variazioni di peso non spiegate, che è importante discutere con il medico invece di attribuirle direttamente al microbiota.

Questi segnali non consentono di identificare i cosiddetti batteri cattivi né di formulare una diagnosi. Se sono intensi, peggiorano o durano a lungo, chiedi consiglio al medico. Rivolgiti rapidamente a un professionista in presenza di sangue nelle feci, febbre persistente, vomito, disidratazione, dolore intenso o perdita di peso involontaria.

Come sostenere il microbiota con la dieta

Non è necessario seguire una dieta estrema. Una dieta per il microbiota intestinale può basarsi su varietà, gradualità e alimenti comuni:

  • Fibre: legumi, avena, orzo, verdure, frutta, frutta secca e semi;
  • Alimenti vegetali diversi: alternare colori, specie e preparazioni nell’arco della settimana;
  • Polifenoli: frutti di bosco, olio extravergine d’oliva, cacao non zuccherato, tè e alcune spezie;
  • Cibi fermentati: yogurt bianco, kefir, crauti o altri alimenti fermentati, se tollerati e conservati correttamente;
  • Grassi insaturi: olio extravergine d’oliva, noci, semi e pesce, nell’ambito di un’alimentazione equilibrata.

Aumenta le fibre poco alla volta e bevi a sufficienza, perché un incremento improvviso può accentuare gonfiore e gas. In caso di disturbi intestinali, allergie o intolleranze diagnosticate, chiedi indicazioni personalizzate a un medico o dietista.

Quali alimenti e abitudini limitare?

Il microbiota può risentire di un’alimentazione poco varia e ricca di prodotti ultraprocessati. In genere è utile limitare, senza demonizzare singoli alimenti:

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  • bevande zuccherate e consumo frequente di zuccheri aggiunti;
  • alimenti ultraprocessati e carni lavorate;
  • alcol, soprattutto in quantità elevate;
  • diete molto restrittive o basate sempre sugli stessi alimenti;
  • sedentarietà, stress prolungato e sonno insufficiente.

Gli effetti degli edulcoranti, degli additivi e di altri singoli ingredienti possono variare in base alla sostanza e alla persona: non è corretto considerare automaticamente ogni prodotto privo di zucchero o additivo come dannoso per il microbiota.

Come riparare il microbiota intestinale in modo prudente

Il termine riparare è spesso usato in senso divulgativo, ma il microbiota non si ripristina con una soluzione unica o garantita. Puoi adottare questi passaggi generali:

  1. Parti da una sola modifica, come aggiungere una porzione di legumi o verdure e aumentarla gradualmente.
  2. Varia le fonti di fibre durante la settimana, scegliendo alimenti che tolleri.
  3. Prova cibi fermentati in piccole quantità, senza considerarli una terapia e interrompendoli se causano disturbi.
  4. Limita l’automedicazione: antibiotici e altri farmaci vanno usati solo secondo prescrizione. Non sospendere mai una terapia autonomamente.
  5. Cura sonno, movimento e gestione dello stress, che contribuiscono al benessere generale e possono influenzare l’asse intestino-cervello.

Probiotici e integratori non sono tutti equivalenti e non sono adatti a chiunque. Prima di usarli, chiedi consiglio a un professionista sanitario, soprattutto in gravidanza, in presenza di malattie croniche o di difese immunitarie ridotte. Un test del microbioma intestinale può descrivere alcuni microrganismi presenti nel campione, ma non diagnostica da solo una malattia né determina necessariamente la dieta o la terapia da seguire.

Microbiota e asse intestino-cervello

L’asse intestino-cervello è una rete di comunicazione bidirezionale che coinvolge sistema nervoso, sistema immunitario, ormoni, nervo vago e metaboliti prodotti o modificati dai microrganismi intestinali. La ricerca sta studiando il possibile ruolo di queste vie nell’umore, nella risposta allo stress e nelle funzioni cognitive.


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Le associazioni osservate tra composizione del microbiota e condizioni neurologiche o psicologiche non dimostrano necessariamente un rapporto di causa ed effetto. Alimentazione, farmaci, attività fisica, sonno e malattia possono influenzarsi a vicenda. Per questo il microbiota non deve essere presentato come una spiegazione unica di ansia, depressione, problemi cognitivi o altre condizioni.

Il Parkinson è collegato ai batteri intestinali?

Alcuni studi stanno esplorando un possibile collegamento tra microbiota intestinale, infiammazione, motilità intestinale e malattia di Parkinson. Tuttavia, le evidenze sono ancora in evoluzione e non permettono di affermare che specifici batteri causino o prevengano il Parkinson. La presenza di stitichezza o di un particolare risultato di un test del microbioma non equivale a una diagnosi. In caso di sintomi neurologici, è necessario rivolgersi al medico e non sostituire le cure prescritte con dieta, probiotici o integratori.

Domande frequenti

Come posso riparare il microbiota intestinale?

Puoi sostenerlo aumentando gradualmente la varietà di fibre, scegliendo alimenti poco processati, includendo cibi fermentati se tollerati, dormendo in modo regolare e facendo attività fisica. Non esiste però un metodo unico garantito: i sintomi persistenti devono essere valutati da un professionista.

Quali sono i 7 segnali di un intestino in difficoltà?

Tra i segnali più comuni ci sono disturbi dell’alvo e gonfiore, fastidi addominali, stanchezza persistente, cambiamenti dell’umore, problemi cutanei, difficoltà di concentrazione e variazioni di peso non spiegate. Sono sintomi aspecifici e non diagnosticano uno squilibrio del microbiota.

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Quali sono i sintomi dei cosiddetti batteri cattivi?

Non esiste un elenco affidabile di sintomi che permetta di identificare i batteri cattivi. Gonfiore, diarrea, stitichezza o dolore possono dipendere da cause diverse. Evita l’autodiagnosi basata sui sintomi o su un singolo test.

Il Parkinson è legato ai batteri intestinali?

La possibile relazione è oggetto di ricerca, ma non è stato dimostrato che specifici batteri intestinali causino o curino il Parkinson. Chi presenta sintomi neurologici dovrebbe parlarne con il medico.

Quando è opportuno chiedere aiuto?

Consulta un medico se i disturbi digestivi sono persistenti, severi o peggiorano, oppure se compaiono sangue nelle feci, febbre, vomito, disidratazione, dolore intenso o perdita di peso involontaria.

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