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Analisi del microbioma intestinale: test, sintomi e cosa sapere

L’analisi del microbioma intestinale può offrire informazioni sulla composizione dei microrganismi presenti in un campione fecale, ma non sostituisce una diagnosi medica. Questa guida chiarisce la differenza tra microbiota e microbioma, descrive i principali test, spiega quali sintomi sono spesso associati a uno squilibrio e indica abitudini alimentari e di stile di vita che possono supportare l’equilibrio intestinale in modo prudente.
How to get your gut microbiome analyzed

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In breve: l’analisi del microbioma intestinale esamina il DNA dei microrganismi presenti in un campione fecale e può fornire informazioni descrittive sul microbiota. Non è, da sola, una diagnosi e i risultati devono essere interpretati considerando sintomi, storia clinica e terapie con un professionista sanitario.

In questa guida trovi cosa significano microbiota e microbioma, come si svolge un test, quali sono i limiti dei risultati, quali segnali digestivi meritano attenzione e quali abitudini possono contribuire al benessere intestinale.

Microbiota e microbioma: qual è la differenza?

I termini sono collegati, ma non indicano esattamente la stessa cosa:


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Il Test del Microbiota
  • Microbiota intestinale: l’insieme dei microrganismi viventi presenti nell’intestino, tra cui batteri, funghi e virus.
  • Microbioma intestinale: l’insieme del patrimonio genetico e delle informazioni associate a questi microrganismi, oltre al contesto in cui vivono.

Nell’uso comune, con analisi del microbioma si indica spesso un test che studia il DNA dei microrganismi presenti nelle feci per stimarne la composizione. Il risultato rappresenta una fotografia parziale e riferita al campione raccolto, non una valutazione completa di tutto l’organismo.

Come si analizza il microbioma intestinale?

1. Raccolta del campione fecale

La maggior parte dei test utilizza un piccolo campione di feci raccolto a casa o in una struttura sanitaria. Il kit può includere un contenitore, uno strumento di prelievo e istruzioni per la conservazione e la spedizione.


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  1. Leggi le istruzioni del laboratorio prima della raccolta.
  2. Evita contaminazioni con acqua, detergenti o urine.
  3. Raccogli il campione nella quantità indicata.
  4. Conservalo e spediscilo secondo le indicazioni ricevute.

Non modificare farmaci, antibiotici o integratori per preparare il test senza averne parlato con il medico. Alcuni laboratori possono chiedere di segnalare terapie recenti, cambiamenti alimentari o episodi intestinali acuti, perché questi fattori possono influenzare il risultato.

2. Principali tipologie di test

  • Sequenziamento del gene 16S rRNA: analizza specifiche regioni del DNA batterico e può aiutare a descrivere i gruppi batterici presenti.
  • Sequenziamento più ampio, come il metagenomico: può esaminare una quantità maggiore di materiale genetico, secondo la tecnologia utilizzata dal laboratorio.
  • Test colturali: cercano di far crescere microrganismi in laboratorio. Sono utili in contesti specifici, ma non descrivono necessariamente l’intera comunità microbica.
  • Ricerca di patogeni: verifica la presenza di determinati microrganismi potenzialmente responsabili di infezioni e ha uno scopo diverso dal profilo generale del microbiota.

Un test del microbioma intestinale non è equivalente a un esame per infezioni, a una colonscopia o ad altri accertamenti clinici. La scelta dell’esame dipende dalla domanda a cui si vuole rispondere e dal parere del professionista.

Cosa misura un test e come leggere il referto?

I report possono includere:

  • Composizione microbica: i gruppi di microrganismi rilevati nel campione.
  • Ricchezza e diversità: misure matematiche della varietà osservata. Non esiste però un valore ideale uguale per tutti.
  • Funzioni potenziali: alcune stime basate sui geni rilevati, che non dimostrano necessariamente che una funzione stia avvenendo nell’organismo.
  • Confronti con database: paragoni con gruppi di riferimento, che possono dipendere dal metodo e dalla popolazione analizzata.

Il microbiota varia nel tempo e può essere influenzato da alimentazione, farmaci, infezioni recenti, età, stress e modalità di raccolta. I diversi laboratori possono usare tecnologie, database e criteri interpretativi differenti. Per questo un singolo risultato non dovrebbe essere usato per autodiagnosi, per prescrivere una dieta rigida o per iniziare o interrompere terapie.

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Quali sono i sintomi di un microbiota intestinale alterato?

Quando si parla di possibile disbiosi, vengono spesso citati:

  • gonfiore e aumento del gas intestinale;
  • dolore o fastidio addominale;
  • stipsi, diarrea o alternanza della regolarità;
  • sensazione di digestione difficile o pesante;
  • cambiamenti nella tolleranza di alcuni alimenti.

Questi sintomi di disbiosi sono aspecifici: possono dipendere da alimentazione, infezioni, intolleranze, disturbi funzionali o altre condizioni. Non permettono di stabilire da soli che il microbiota sia alterato. Se sono persistenti, ricorrenti o peggiorano, è opportuno chiedere una valutazione medica.

Cosa può danneggiare o influenzare il microbiota intestinale?

Tra i fattori che possono influenzare la composizione e la funzionalità del microbiota ci sono:

  • un’alimentazione poco varia e povera di fibre;
  • un consumo frequente di alimenti ultra-processati e un eccesso di zuccheri o alcol;
  • l’uso di antibiotici quando non indicati o senza prescrizione;
  • stress prolungato e sonno insufficiente;
  • fumo e sedentarietà;
  • infezioni, cambiamenti importanti della dieta e alcune condizioni di salute.

Questi elementi non hanno lo stesso effetto su tutte le persone. Gli antibiotici, quando prescritti, devono essere assunti seguendo le indicazioni del medico e non sospesi autonomamente.


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Come supportare l’equilibrio del microbiota intestinale?

Non esiste una cura universale del microbioma. In assenza di indicazioni cliniche specifiche, alcune abitudini generali possono supportare l’equilibrio del microbiota:

  • Varia la dieta: includi gradualmente verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca e semi, se li tolleri.
  • Aumenta le fibre con gradualità: un incremento improvviso può accentuare il gonfiore; bevi a sufficienza e adatta le quantità alla tua tolleranza.
  • Preferisci alimenti poco processati: limita il consumo frequente di prodotti ultra-processati e alcol.
  • Valuta gli alimenti fermentati: yogurt, kefir, miso o verdure fermentate possono rientrare in un’alimentazione varia, ma non sono una terapia e non sono adatti a tutti.
  • Coltiva abitudini regolari: attività fisica compatibile con le tue condizioni, sonno adeguato e strategie di gestione dello stress favoriscono il benessere generale.
  • Usa probiotici o prebiotici con criterio: possono essere appropriati in situazioni selezionate, ma prodotti, dosi e durata vanno discussi con un professionista, soprattutto in presenza di patologie o terapie.

Se un alimento provoca sintomi, non eliminarlo a lungo senza una valutazione qualificata: restrizioni non necessarie possono ridurre la varietà della dieta.

Quando rivolgersi a un professionista?

Consulta il medico se i disturbi intestinali durano a lungo, si ripresentano spesso o interferiscono con la vita quotidiana. Richiedi assistenza tempestiva in caso di sangue nelle feci, febbre persistente, dolore intenso, vomito continuo, disidratazione, perdita di peso non intenzionale o cambiamenti importanti e improvvisi dell’alvo. Un professionista può decidere se il test del microbioma intestinale è realmente utile o se sono più indicati altri accertamenti.

Domande frequenti

Come curare il microbioma intestinale?

Non esiste una cura unica per il microbioma e il termine non indica una malattia da trattare con un protocollo standard. Si può sostenere il benessere intestinale con una dieta varia e ricca di fibre, movimento, sonno regolare e gestione dello stress. Probiotici o altri integratori vanno valutati con un professionista e non devono sostituire cure prescritte.

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Che differenza c’è tra microbiota e microbioma?

Il microbiota è l’insieme dei microrganismi viventi presenti nell’intestino; il microbioma comprende il loro patrimonio genetico e il contesto microbico. I test fecali che analizzano il DNA forniscono informazioni soprattutto sulla composizione rilevabile nel campione.

Quali sono i sintomi di un microbiota intestinale alterato?

Gonfiore, gas, dolore addominale, stipsi, diarrea e digestione difficile sono sintomi possibili ma non specifici. Non bastano per diagnosticare una disbiosi: se persistono o peggiorano, è necessaria una valutazione sanitaria.

Cosa danneggia il microbiota intestinale?

Dieta poco varia e povera di fibre, uso non appropriato di antibiotici, stress prolungato, sonno insufficiente, fumo, alcol e sedentarietà possono influenzarlo. L’effetto varia da persona a persona e non è possibile attribuire ogni sintomo a un singolo fattore.

In sintesi

L’analisi del microbioma intestinale può descrivere alcuni microrganismi presenti in un campione fecale, ma ha limiti metodologici e non sostituisce la valutazione clinica. Per interpretare il referto in modo responsabile, considera i sintomi e la tua storia con un professionista sanitario. Nel frattempo, un’alimentazione varia, fibre introdotte gradualmente e uno stile di vita regolare possono contribuire al benessere generale.

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