Modelli di disbiosi che possono emergere dai test
Un risultato può mostrare variazioni in diversità, abbondanza di alcuni microrganismi o funzioni microbiche potenziali. Questi elementi sono descrizioni del campione, non etichette diagnostiche: il loro significato dipende dal test, dal contesto e dalla qualità dei dati.
Diversità microbica ridotta
Alcuni test riportano una diversità inferiore rispetto al riferimento scelto dal laboratorio. La diversità, però, non è un punteggio universale di salute: può variare con dieta, farmaci, età, metodo di raccolta e analisi. Un valore isolato non permette di diagnosticare una malattia.
Minore presenza di produttori di acidi grassi a catena corta
Alcuni microrganismi intestinali contribuiscono alla produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), come il butirrato, a partire dalla fermentazione delle fibre. Un profilo può indicare una minore abbondanza di gruppi associati a queste funzioni oppure, se il test misura i metaboliti, livelli diversi di SCFA nel campione. La presenza di geni o batteri associati a una funzione non garantisce che quella funzione avvenga allo stesso modo nell’organismo.
Aumento di microrganismi opportunisti o potenzialmente patogeni
Un test può rilevare microrganismi che, in certe circostanze, sono associati a infezioni o disturbi. La loro rilevazione non dimostra automaticamente un’infezione: contano il tipo di analisi, la quantità rilevata e i sintomi. Per sospette infezioni si utilizzano test clinici specifici e la valutazione di un professionista.
Rapporti tra gruppi batterici
Rapporti come quello tra Firmicutes e Bacteroidetes sono stati studiati, ma non costituiscono da soli indicatori clinici affidabili di disbiosi o di una condizione specifica. È preferibile non interpretare un singolo rapporto come una diagnosi o come un’indicazione terapeutica.