Batteri che riducono i solfati e batteri che ossidano lo zolfo
I batteri che riducono i solfati usano il solfato come accettore di elettroni in condizioni anaerobiche e possono produrre solfuro, compreso H₂S. Tra i generi studiati in questo contesto intestinale vi è Desulfovibrio. La presenza o l’abbondanza di un genere, da sola, non descrive però l’attività complessiva del microbioma.
I batteri che ossidano lo zolfo svolgono, in linea generale, il processo opposto: utilizzano composti dello zolfo ridotti, come il solfuro o il tiosolfato, e li trasformano in forme più ossidate, talvolta fino al solfato. Le condizioni necessarie a questa attività variano tra i microrganismi; non è corretto presumere che l’ossidazione dello zolfo sia diffusa in tutte le parti dell’intestino.
Un’attività legata all’ambiente intestinale
La disponibilità di solfato, composti organici solforati e altri nutrienti, insieme a ossigeno, pH e interazioni microbiche, può influenzare quali processi avvengono e dove. I microbi possono inoltre scambiarsi prodotti metabolici: una sostanza rilasciata da un microrganismo può diventare risorsa per un altro. Per questo l’effetto dei batteri sulfurei dipende dalla comunità e dal contesto, non soltanto da una singola specie.