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Microbiota intestinale: segnali, alimenti e come sostenerlo

Il microbiota intestinale è un ecosistema dinamico che contribuisce alla digestione e dialoga con l’organismo. Questa guida spiega i possibili segnali di un microbiota squilibrato, le abitudini che possono influenzarlo e come sostenerlo con fibre, varietà alimentare, sonno e movimento. Include inoltre indicazioni prudenti sul rapporto tra microbiota e MICI e chiarisce perché un test del microbioma non sostituisce la valutazione medica.
What bacteria is associated with IBD

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Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che vivono nel tratto digestivo. Se vuoi sostenerlo, le strategie più utili sono generalmente semplici: aumentare gradualmente la varietà di alimenti ricchi di fibre, limitare il consumo abituale di prodotti ultraprocessati, dormire a sufficienza e non usare antibiotici senza indicazione medica. Gonfiore, variazioni dell’alvo o altri disturbi possono avere molte cause e non permettono, da soli, di diagnosticare una disbiosi.

Che cos’è il microbiota intestinale?

Il microbiota intestinale è una comunità dinamica composta soprattutto da batteri, ma anche da virus, funghi e altri microrganismi. Il termine microbioma indica invece, in senso ampio, il patrimonio genetico e l’insieme delle attività di questa comunità.


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Il Test del Microbiota

I microrganismi intestinali aiutano a trasformare alcune fibre, producendo metaboliti come gli acidi grassi a catena corta, tra cui il butirrato. Interagiscono inoltre con la barriera intestinale e con il sistema immunitario. La composizione del microbiota varia da persona a persona e può essere influenzata da alimentazione, farmaci, età, ambiente, stress e condizioni di salute. Per questo non esiste una composizione unica valida per tutti: la diversità e la stabilità dell’ecosistema sono concetti più utili della ricerca di un singolo batterio.

Sette possibili segnali di un microbiota squilibrato

Questi sono sintomi comuni che possono comparire quando la salute digestiva non è ottimale, ma non sono prove di una disbiosi intestinale. Possono dipendere da alimentazione, infezioni, farmaci, intolleranze, sindrome dell’intestino irritabile o altre condizioni.


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  1. Gonfiore e gas ricorrenti: possono essere collegati alla fermentazione degli alimenti, ma anche a molte altre cause.
  2. Stitichezza o diarrea: una variazione persistente dell’alvo merita attenzione.
  3. Dolore o crampi addominali: soprattutto se ricorrenti o associati ad altri sintomi.
  4. Cambiamenti nella tolleranza a determinati alimenti: non significano automaticamente che il microbiota sia alterato.
  5. Alterazioni dell’energia o del benessere generale: stanchezza e difficoltà di concentrazione sono aspecifiche e richiedono una valutazione complessiva.
  6. Cambiamenti cutanei: acne, eczema o irritazioni possono avere cause diverse dall’intestino.
  7. Variazioni dell’appetito: voglie di cibi dolci o cambiamenti nelle abitudini alimentari non sono un indicatore affidabile da soli.

Rivolgiti al medico se i sintomi sono persistenti, intensi o in peggioramento, oppure se compaiono sangue nelle feci, febbre, vomito persistente, perdita di peso non intenzionale, diarrea notturna o segni di disidratazione.

Quali abitudini possono influenzare il microbiota?

  • Dieta poco varia e povera di fibre: limita la disponibilità di diversi substrati per i batteri intestinali.
  • Consumo frequente di alimenti ultraprocessati: può rendere più difficile seguire un’alimentazione ricca di fibre e vegetali.
  • Antibiotici usati senza necessità: possono modificare temporaneamente la comunità batterica. Devono essere assunti solo quando prescritti e secondo le indicazioni ricevute.
  • Stress prolungato e sonno insufficiente: possono influenzare la funzione intestinale e le abitudini alimentari.
  • Consumo elevato di alcol: è associato a effetti sfavorevoli sulla salute generale e sulla barriera intestinale.
  • Sedentarietà: un’attività fisica regolare e compatibile con le proprie condizioni può sostenere il benessere generale.

Come sostenere o ripristinare gradualmente il microbiota

Non esiste un metodo universale per riparare il microbioma in pochi giorni. Il cosiddetto ripristino è di solito un percorso graduale, basato sulle esigenze individuali e sulla causa dei sintomi.

  1. Aumenta le fibre lentamente: prova a introdurre più legumi, verdure, frutta, cereali integrali, frutta a guscio e semi. Un aumento troppo rapido può accentuare il gonfiore; procedi per piccoli passi e bevi secondo il tuo fabbisogno.
  2. Varia gli alimenti vegetali: alterna colori, stagionalità e fonti di fibre invece di concentrarti su un solo alimento.
  3. Considera i cibi fermentati se li tolleri: yogurt bianco, kefir, crauti o kimchi possono rientrare in un’alimentazione varia. Non sono obbligatori e non sostituiscono una terapia.
  4. Limita gli ultraprocessati e l’alcol: sostituiscili più spesso con alimenti semplici e poco lavorati.
  5. Cura sonno, movimento e stress: mantieni orari regolari, svolgi attività fisica adatta a te e scegli tecniche di rilassamento sostenibili.
  6. Valuta i sintomi con un professionista: eliminare molti alimenti o assumere probiotici e integratori senza consiglio può essere inutile o controproducente.

Cosa mangiare ogni giorno per un microbiota sano?

Il microbiota beneficia generalmente di una dieta mediterranea varia. Un esempio pratico può includere:

  • verdure e frutta, variando le scelte durante la settimana;
  • cereali integrali, come avena, orzo, pane o pasta integrale, se tollerati;
  • legumi, come lenticchie, ceci e fagioli, aumentando le quantità gradualmente;
  • frutta a guscio e semi in porzioni compatibili con il proprio fabbisogno;
  • olio extravergine di oliva e altre fonti di grassi insaturi;
  • yogurt o altri alimenti fermentati, se graditi e tollerati;
  • acqua a sufficienza, soprattutto quando si aumentano le fibre.

Non è necessario seguire una lista rigida né consumare ogni alimento ogni giorno. In presenza di disturbi digestivi, allergie, celiachia, una dieta a basso contenuto di FODMAP o altre condizioni, chiedi consiglio a un dietista o a un medico prima di apportare cambiamenti importanti.

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Microbiota intestinale e malattie infiammatorie croniche intestinali

Nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, cioè morbo di Crohn e colite ulcerosa, gli studi osservano spesso cambiamenti nella composizione e nelle funzioni del microbiota. In alcuni gruppi di persone possono ridursi la diversità e alcuni batteri produttori di butirrato, mentre possono aumentare microrganismi associati all’infiammazione, tra cui alcuni ceppi di Escherichia coli e Ruminococcus gnavus.

Tra i batteri studiati figurano anche Faecalibacterium prausnitzii e specie del genere Roseburia, spesso analizzati per la loro capacità di produrre butirrato. Questi risultati descrivono associazioni osservate in determinati contesti: non indicano che un singolo batterio causi o curi le MICI. La malattia dipende da una combinazione complessa di predisposizione genetica, sistema immunitario, ambiente e altri fattori.

Chi ha una MICI non dovrebbe modificare terapia, dieta o integratori basandosi soltanto su informazioni online. Durante una riacutizzazione, l’aumento delle fibre o dei cibi fermentati potrebbe non essere adatto a tutti: ogni cambiamento va discusso con il gastroenterologo o con un dietista esperto.


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Il test del microbioma può diagnosticare le MICI?

No. Un test del microbioma, come il test del microbioma di InnerBuddies, può offrire informazioni descrittive sulla presenza relativa di alcuni microrganismi nel campione analizzato, ma non diagnostica il morbo di Crohn, la colite ulcerosa o una disbiosi clinicamente definita. I risultati devono essere interpretati con cautela e, se utili, condivisi con un professionista sanitario.

Domande frequenti

Come posso riparare il microbiota intestinale?

Più che ripararlo rapidamente, puoi sostenerlo nel tempo con varietà alimentare, fibre aumentate gradualmente, sonno regolare, movimento e uso appropriato dei farmaci. Se hai sintomi persistenti o una patologia intestinale, serve una valutazione professionale.

Quali sono i sette segnali di un intestino non in salute?

Gonfiore, gas, stitichezza, diarrea, dolore addominale, cambiamenti nella tolleranza agli alimenti e alterazioni aspecifiche di energia, appetito o pelle possono indicare un problema digestivo, ma non identificano da soli un microbiota squilibrato.

Cosa vuole il microbiota intestinale ogni giorno?

In generale, beneficia di una dieta varia con verdure, frutta, legumi, cereali integrali, frutta a guscio e semi. Cibi fermentati come yogurt o kefir possono essere inclusi se tollerati, ma non sono indispensabili.

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Quali sono i sintomi dei batteri intestinali cattivi?

Non esiste una categoria diagnostica universale di batteri cattivi né un elenco di sintomi attribuibile a una singola specie. Disturbi come gonfiore, diarrea, stitichezza e dolore hanno molte possibili cause e vanno valutati nel loro contesto.

Quando è opportuno chiedere aiuto?

Contatta un medico per sintomi persistenti, severi o in peggioramento, sangue nelle feci, febbre, disidratazione, perdita di peso non intenzionale o sintomi notturni. In caso di MICI nota, segui il piano concordato con il team curante.

In sintesi

Il microbiota intestinale è un ecosistema personale e mutevole. Una dieta mediterranea varia, un aumento prudente delle fibre, il sonno, il movimento e un uso responsabile degli antibiotici possono contribuire al benessere intestinale. I sintomi non bastano per diagnosticare una disbiosi e un test del microbioma non sostituisce gli esami clinici, soprattutto in presenza di MICI o di segnali d’allarme.

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