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Disbiosi e colon irritabile: esiste un legame?

La disbiosi può contribuire ai sintomi del colon irritabile, ma non è considerata l’unica causa. Questo articolo spiega il possibile ruolo del microbiota intestinale, della sensibilità viscerale, della dieta e dell’asse intestino-cervello. Troverai indicazioni generali su alimenti, fibre, stile di vita, probiotici e test del microbioma, oltre ai segnali che richiedono una valutazione medica.
Can IBS be caused by dysbiosis

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La disbiosi può contribuire al colon irritabile, ma non lo spiega da sola. La sindrome dell’intestino irritabile, spesso chiamata colon irritabile, è un disturbo complesso in cui possono interagire microbiota intestinale, motilità, sensibilità dei nervi intestinali, alimentazione, stress e sonno. Non esiste un profilo microbico unico valido per tutte le persone e un test del microbioma non può diagnosticare l’IBS. Tuttavia, comprendere questi possibili collegamenti può aiutare a scegliere interventi prudenti e personalizzati.

Che cos’è la disbiosi e che cos’è il colon irritabile?

Con disbiosi si indica un’alterazione della composizione o del funzionamento del microbiota intestinale. Può riguardare la varietà dei microrganismi presenti, la loro relativa abbondanza o le sostanze che producono, come gas, acidi grassi a catena corta e metaboliti degli acidi biliari. Il microbiota varia naturalmente da persona a persona e può cambiare nel tempo in relazione a dieta, farmaci, infezioni, stress e stile di vita.

Il colon irritabile è caratterizzato soprattutto da dolore o fastidio addominale associato a cambiamenti dell’alvo, come diarrea, stitichezza o alternanza tra le due. Possono comparire anche gonfiore, urgenza evacuativa e sensazione di evacuazione incompleta. Di norma non è associato a una lesione visibile dell’intestino, ma i sintomi possono essere importanti e influire sulla qualità della vita.


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Disbiosi e colon irritabile: qual è il possibile legame?

Gli studi suggeriscono che alcune persone con IBS presentino differenze nel microbiota rispetto a persone senza sintomi. I risultati, però, non sono sempre concordi: possono variare in base al sottotipo di IBS, alla dieta, ai farmaci, all’età, alla provenienza geografica e al metodo usato per analizzare i campioni. Per questo è più corretto dire che la disbiosi può contribuire ai sintomi in alcuni sottogruppi, non che sia la causa unica o dimostrata per tutti.

Il microbiota può influenzare l’intestino attraverso diversi meccanismi:

  • Fermentazione: la trasformazione di alcuni carboidrati produce gas e metaboliti. In una persona con maggiore sensibilità viscerale, la distensione può essere percepita come dolore o gonfiore.
  • Motilità: i metaboliti microbici possono influenzare i movimenti intestinali. Il metano, per esempio, è stato associato in alcuni studi a un transito più lento e alla stitichezza, ma non è un indicatore diagnostico autonomo.
  • Acidi biliari: alterazioni nella loro trasformazione o riassorbimento possono contribuire a feci più liquide e urgenza in alcune persone.
  • Barriera intestinale e segnali immunitari: in alcuni sottogruppi sono state osservate variazioni della permeabilità e segnali di attivazione locale. Questo non significa necessariamente che sia presente un’infiammazione intestinale importante.
  • Asse intestino-cervello: stress, ansia, sonno insufficiente e segnali provenienti dall’intestino possono influenzarsi reciprocamente, modificando la percezione del dolore e la motilità.

Un possibile esempio è l’IBS comparsa dopo un’infezione gastrointestinale. In questi casi, cambiamenti temporanei o persistenti del microbiota possono coesistere con una maggiore sensibilità intestinale. Anche qui, però, è necessaria una valutazione clinica per distinguere il colon irritabile da altre condizioni.


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Come si capisce se si ha il colon irritabile?

Non esiste un singolo sintomo o un unico test domestico che confermi il colon irritabile. In genere, il professionista sanitario considera la presenza e la durata del dolore addominale, il rapporto con l’evacuazione, i cambiamenti nella frequenza o nella consistenza delle feci e l’eventuale presenza di gonfiore. Può inoltre valutare alimentazione, farmaci, infezioni precedenti, familiarità e altri disturbi.

Gli esami vengono scelti in base alla storia individuale e possono servire a escludere condizioni con sintomi simili, come celiachia quando indicato, alcune intolleranze o malassorbimenti, malattie infiammatorie intestinali e alterazioni degli acidi biliari. Non è consigliabile autodiagnosticarsi sulla base dei sintomi o di un risultato del microbioma.

Dove fa male il colon irritabile?

Il dolore può comparire in diverse zone dell’addome, spesso nella parte inferiore o laterale, ma la sede varia. Può essere descritto come crampo, pressione, bruciore o senso di tensione e può cambiare dopo l’evacuazione o l’emissione di gas. Un dolore improvviso, intenso, localizzato o associato a febbre, vomito, svenimento o sangue nelle feci richiede una valutazione medica, perché non va attribuito automaticamente all’IBS.

Quali alimenti possono peggiorare i sintomi?

Non esiste una lista universale di cibi vietati. La tolleranza è individuale e dipende anche dalle porzioni, dalla combinazione degli alimenti e dal momento della giornata. Alcune persone riferiscono un peggioramento dopo pasti molto abbondanti o ricchi di grassi, alcol, bevande gassate, caffeina, dolcificanti polioli e alimenti ricchi di alcuni FODMAP, come fruttani, galattani, lattosio o fruttosio in eccesso.

Tra gli alimenti che possono risultare problematici per alcune persone ci sono cipolla e aglio, alcuni legumi, determinate quantità di frumento, latte e prodotti con sorbitolo o mannitolo. Questo non significa che debbano essere eliminati da tutti. Restrizioni indiscriminate possono ridurre la varietà della dieta e rendere più difficile assumere fibre e nutrienti sufficienti.

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Dieta low-FODMAP: come usarla con prudenza

La dieta low-FODMAP può ridurre gonfiore, dolore e alterazioni dell’alvo in alcune persone con colon irritabile. Di solito viene considerata un percorso temporaneo, non una dieta da seguire in modo rigido per sempre. L’approccio comprende una fase iniziale di riduzione, una reintroduzione graduale dei gruppi di alimenti e una personalizzazione delle quantità tollerate.

  1. Annota per alcuni giorni alimenti, porzioni, sintomi, evacuazioni, sonno e stress.
  2. Riduci solo i principali alimenti sospetti, evitando cambiamenti estremi e simultanei.
  3. Se scegli un percorso low-FODMAP, fallo preferibilmente con il supporto di un dietista esperto.
  4. Reintroduci gradualmente gli alimenti per individuare le soglie personali.
  5. Mantieni la maggiore varietà possibile tra gli alimenti tollerati.

Per alcune persone, fibre solubili come lo psillio possono sostenere la regolarità. È prudente iniziare con quantità ridotte, aumentare lentamente e accompagnarle con un’adeguata idratazione, salvo diverse indicazioni mediche. Fibre molto fermentabili, come l’inulina, possono invece aumentare il gas in soggetti sensibili. La risposta individuale è più importante della reputazione generale di un alimento.

Come posso ridurre il fastidio del colon irritabile?

Non esiste un rimedio unico, ma alcune misure generali possono aiutare a gestire i sintomi:

  • preferire pasti regolari e porzioni moderate;
  • masticare lentamente e osservare il rapporto tra alimenti, porzioni e sintomi;
  • introdurre le fibre gradualmente, invece di aumentarle bruscamente;
  • bere regolarmente e adattare l’idratazione alle proprie esigenze;
  • camminare o svolgere attività fisica moderata con continuità;
  • stabilire orari di sonno regolari;
  • provare respirazione diaframmatica, rilassamento o altre tecniche di gestione dello stress;
  • chiedere consiglio a un professionista prima di usare integratori, lassativi, antibiotici o prodotti per il microbiota.

La terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sui sintomi intestinali e l’ipnosi intestinale possono essere considerate con professionisti qualificati. Possono aiutare alcune persone a gestire dolore, stress e attenzione ai segnali corporei, senza implicare che i sintomi siano immaginari.

Probiotici, prebiotici e test del microbioma

I probiotici non sono tutti uguali: eventuali benefici dipendono dal ceppo, dalla dose, dalla durata e dal profilo dei sintomi. Alcuni prodotti hanno mostrato risultati incoraggianti per gonfiore, dolore o qualità di vita, ma le evidenze complessive sono variabili. Se si prova un prodotto, è utile definire in anticipo quali sintomi monitorare per alcune settimane e interromperlo se non offre un beneficio o se peggiora il disturbo. In caso di condizioni mediche, gravidanza, immunodepressione o terapia farmacologica, è opportuno chiedere prima un parere professionale.


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Anche i prebiotici, cioè substrati utilizzati da alcuni microrganismi, possono essere utili ma aumentare il gas se introdotti troppo rapidamente. Il trapianto di microbiota fecale non è una terapia standard per il colon irritabile e non dovrebbe essere effettuato autonomamente.

Un test del microbioma può fornire informazioni descrittive sui microrganismi presenti in un campione, ma non diagnostica il colon irritabile, la disbiosi o la SIBO e non sostituisce gli esami prescritti dal medico. I risultati vanno interpretati con cautela, considerando dieta, farmaci, sintomi e storia clinica. Non è consigliabile eliminare alimenti o assumere integratori soltanto sulla base di un singolo valore del report.

SIBO, metano e altre condizioni con sintomi simili

SIBO indica una crescita eccessiva di batteri nell’intestino tenue; l’IMO indica una presenza eccessiva di microrganismi produttori di metano. Possono essere associati a gonfiore, dolore, diarrea o stitichezza, ma non sono sinonimi di colon irritabile. I test del respiro e le eventuali terapie devono essere valutati da un professionista, perché i risultati possono avere limiti e le recidive sono possibili.

In caso di diarrea urgente, soprattutto dopo i pasti, il medico può considerare anche il malassorbimento degli acidi biliari. Altre condizioni da valutare, quando appropriato, comprendono celiachia, infezioni, malattie infiammatorie intestinali, endometriosi, alterazioni tiroidee e reazioni a farmaci. La diagnosi differenziale è importante perché il trattamento dipende dalla causa.

Quando rivolgersi al medico

Chiedi una valutazione sanitaria se i sintomi sono persistenti, ricorrenti, intensi o in peggioramento. È particolarmente importante non rimandare in presenza di sangue nelle feci, perdita di peso involontaria, anemia, febbre, vomito persistente, diarrea notturna, massa addominale, cambiamento improvviso dell’alvo, familiarità per tumore del colon-retto o malattie infiammatorie intestinali, oppure esordio in età più avanzata.

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In sintesi, la disbiosi può essere uno dei fattori che amplificano i sintomi del colon irritabile, ma non è una spiegazione universale. Un percorso graduale basato su valutazione clinica, alimentazione sufficientemente varia, movimento, sonno e gestione dello stress è generalmente più prudente di una ricerca isolata del batterio responsabile.

Domande frequenti

Come si capisce se si ha il colon irritabile?

Si considera il quadro complessivo: dolore addominale ricorrente, cambiamenti dell’alvo, possibile gonfiore e assenza di segnali che suggeriscano altre malattie. La diagnosi spetta a un professionista sanitario, che decide se servono esami per escludere condizioni simili.

Come posso sfiammare il colon irritabile?

Il termine sfiammare può essere fuorviante, perché l’IBS non equivale necessariamente a un’infiammazione intestinale significativa. Può essere utile ridurre i fattori che peggiorano i sintomi, come pasti abbondanti o alimenti individualmente mal tollerati, e lavorare su fibre, attività fisica, sonno e stress. Se i sintomi sono nuovi o importanti, è necessaria una valutazione medica.

Quali sono i cibi che fanno male al colon irritabile?

Non esistono cibi dannosi per tutti. Alcune persone reagiscono a porzioni elevate di alimenti ricchi di FODMAP, grassi, alcol, caffeina, bevande gassate o dolcificanti polioli. Un diario e una reintroduzione guidata sono preferibili alle eliminazioni generalizzate.

Dove fa male il colon irritabile?

Il dolore può trovarsi nella parte inferiore o laterale dell’addome, ma può variare e spostarsi. Dolore intenso, improvviso o associato a sangue, febbre, vomito o svenimento non deve essere attribuito automaticamente al colon irritabile.

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