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Disbiosi e calprotectina alta: quale relazione esiste?

La disbiosi può contribuire a modificare la barriera intestinale e i processi infiammatori, ma non è di per sé una diagnosi né la causa automatica di una calprotectina alta. La calprotectina fecale segnala soprattutto un’infiammazione intestinale e va interpretata considerando sintomi, farmaci, infezioni e altri esami. L’articolo spiega il possibile legame, l’aspetto delle feci, gli accertamenti disponibili e quando chiedere una valutazione medica.
Can dysbiosis cause high calprotectin

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La disbiosi può causare una calprotectina alta? Non necessariamente. Uno squilibrio del microbiota può contribuire, in alcune persone e insieme ad altri fattori, a processi infiammatori intestinali; tuttavia la calprotectina fecale è soprattutto un indicatore di infiammazione della mucosa. Un risultato elevato non dimostra da solo la presenza di disbiosi e non dovrebbe essere interpretato senza il contesto clinico.

In questo articolo trovi una spiegazione del possibile rapporto tra disbiosi e calprotectina, delle cause più comuni di valori elevati, degli esami che possono essere considerati e dei segnali per cui è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario.

Che cos’è la disbiosi intestinale?

La disbiosi intestinale descrive un’alterazione della composizione o della funzione del microbiota, cioè dell’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino. Può riguardare la diversità microbica, la relativa abbondanza di alcuni gruppi o la produzione di metaboliti, ma non rappresenta una diagnosi unica e universalmente definita.


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Dieta poco varia e povera di fibre, infezioni gastrointestinali, uso di antibiotici o di altri farmaci, stress, sonno insufficiente e condizioni individuali possono influenzare il microbiota. Questi fattori non hanno lo stesso effetto in tutte le persone e non permettono, da soli, di stabilire la causa dei sintomi.

Che cos’è la calprotectina fecale?

La calprotectina fecale è una proteina rilasciata soprattutto dai neutrofili, cellule coinvolte nelle risposte infiammatorie. La sua misurazione nelle feci può aiutare il medico a valutare se esiste un’infiammazione intestinale e a decidere se sono necessari ulteriori accertamenti.

La calprotectina non misura direttamente la quantità o l’equilibrio dei batteri intestinali. Il significato di un risultato dipende dal metodo del laboratorio, dai valori di riferimento, dall’età, dai sintomi, dalla storia clinica e da eventuali farmaci assunti.


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Qual è la relazione tra disbiosi e calprotectina?

Il microbiota interagisce con la barriera intestinale e con il sistema immunitario. Un’alterazione del suo equilibrio può contribuire a cambiamenti della permeabilità e a una risposta infiammatoria locale, soprattutto quando sono presenti altri fattori predisponenti. Se l’infiammazione richiama neutrofili nella mucosa intestinale, la calprotectina può aumentare.

Il rapporto, però, non è automatico né necessariamente causale. È possibile avere sintomi compatibili con disbiosi e calprotectina nella norma. Allo stesso modo, una calprotectina alta può dipendere da un’infezione o da un’altra condizione non riconducibile al microbiota. Per questo non è corretto attribuire un valore elevato alla sola disbiosi.

Disbiosi, IBS e malattie infiammatorie intestinali

Sintomi come gonfiore, dolore addominale e cambiamenti dell’alvo possono comparire nella sindrome dell’intestino irritabile, dopo un’infezione o in altre condizioni. Nell’IBS la calprotectina è spesso normale, mentre valori persistentemente elevati possono richiedere una valutazione per cause organiche, tra cui malattie infiammatorie intestinali come morbo di Crohn e colite ulcerosa. Il test, da solo, non stabilisce una diagnosi.

Cosa può alterare o aumentare la calprotectina?

Tra le cause e i fattori associati a un aumento della calprotectina possono rientrare:

  • infezioni gastrointestinali, che possono provocare un aumento temporaneo;
  • malattie infiammatorie intestinali, come morbo di Crohn e colite ulcerosa;
  • diverticolite e altre infiammazioni del tratto intestinale;
  • uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, o FANS, che può influenzare il risultato;
  • altre condizioni intestinali, che il medico valuterà in base al quadro complessivo.

Un singolo risultato non indica necessariamente la gravità o la causa del problema. Se il valore è elevato, il medico può considerare la ripetizione dell’esame o altri accertamenti, tenendo conto di un’eventuale infezione recente e dei farmaci utilizzati. Non sospendere una terapia senza aver prima consultato il professionista che l’ha prescritta.

Come sono le feci con la disbiosi intestinale?

Non esiste un aspetto delle feci specifico e diagnostico della disbiosi. Alcune persone riferiscono feci più molli o dure, alternanza tra diarrea e stitichezza, maggiore presenza di gas, urgenza o cambiamenti nella frequenza. Questi segnali sono aspecifici e possono dipendere anche da alimentazione, infezioni, farmaci, intolleranze, stress o altre condizioni.

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Feci con sangue, feci nere, diarrea persistente, febbre, dolore intenso o perdita di peso involontaria richiedono un confronto medico. Il colore o la consistenza delle feci non possono sostituire una valutazione clinica o un esame della calprotectina.

Quali esami si fanno per la disbiosi intestinale?

Non esiste un singolo esame standard che confermi la disbiosi in ogni persona. La scelta degli accertamenti dipende dai sintomi e dalle possibili cause. Il medico può valutare:

  • calprotectina fecale, quando si vuole cercare un segnale di infiammazione intestinale;
  • esami delle feci per infezioni, batteri o parassiti, se indicati dalla storia clinica;
  • analisi del sangue, per esempio emocromo e altri marker scelti dal medico;
  • test per la celiachia o altri esami mirati, quando pertinenti;
  • colonscopia o altri esami strumentali, se i sintomi e i risultati lo rendono necessario;
  • analisi del microbioma, che possono descrivere alcuni aspetti della composizione microbica, ma non diagnosticano da sole una malattia.

I test commerciali del microbioma possono utilizzare metodi e criteri diversi. I risultati vanno interpretati con prudenza e, se possibile, insieme a un professionista qualificato. Non dovrebbero sostituire la calprotectina, gli esami per le infezioni o gli accertamenti indicati per escludere infiammazioni intestinali.

Quando la calprotectina alta richiede attenzione?

È consigliabile chiedere un parere medico se il risultato è elevato, se resta alterato alla ripetizione o se compaiono sintomi persistenti o in peggioramento. La valutazione è particolarmente importante in presenza di:

  • sangue nelle feci o feci nere;
  • diarrea persistente o notturna;
  • dolore addominale importante o continuo;
  • febbre, debolezza marcata o segni di disidratazione;
  • perdita di peso non intenzionale o anemia;
  • familiarità per malattie infiammatorie intestinali o tumore del colon-retto.

In caso di sintomi severi, sangue significativo, disidratazione o peggioramento rapido, occorre richiedere assistenza medica tempestiva.


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Che cosa può aiutare a sostenere il microbiota?

In assenza di controindicazioni individuali, un’alimentazione varia con fonti di fibre, legumi, verdura, frutta, cereali integrali e adeguati liquidi può sostenere la salute intestinale. Anche sonno regolare, movimento compatibile con le proprie condizioni e uso prudente degli antibiotici possono essere utili per il benessere generale.

Non esiste però una dieta universale per la disbiosi e non è garantito che modificare l’alimentazione riduca la calprotectina. In presenza di una malattia infiammatoria o di sintomi importanti, le modifiche dietetiche devono accompagnare, non sostituire, il percorso indicato dal medico o dal dietista.

Il ruolo dell’analisi del microbioma

Un’analisi del microbioma intestinale può fornire informazioni descrittive sulla composizione microbica e su alcune funzioni potenziali. Può essere un elemento aggiuntivo per comprendere meglio il contesto, soprattutto quando i disturbi persistono, ma non identifica da sola la causa di una calprotectina alta e non conferma o esclude una malattia.

Prima di utilizzare il risultato per cambiare dieta, assumere integratori o iniziare altri interventi, è opportuno discuterlo con un professionista sanitario. Le conclusioni devono considerare anche sintomi, farmaci, esami di laboratorio e, quando indicato, valutazioni specialistiche.

Domande frequenti

La disbiosi può da sola far aumentare la calprotectina?

In genere non si può affermare che la disbiosi, da sola, causi un aumento significativo. Può contribuire a meccanismi infiammatori, ma un valore alto richiede la ricerca di una causa di infiammazione della mucosa.

La calprotectina è sempre alta in caso di disbiosi?

No. Si può avere un’alterazione del microbiota con calprotectina normale, soprattutto quando non è presente un’infiammazione intestinale rilevante.

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Come si interpreta un valore moderatamente elevato?

Va interpretato in base ai valori di riferimento del laboratorio, ai sintomi, ai farmaci e a eventuali infezioni recenti. Il medico può decidere se ripetere il test o richiedere altri accertamenti.

La sindrome dell’intestino irritabile aumenta la calprotectina?

Nella sindrome dell’intestino irritabile la calprotectina è spesso nella norma. Un aumento persistente o marcato richiede di valutare anche altre cause, senza formulare conclusioni basate sui soli sintomi.

Le feci permettono di capire se c’è disbiosi?

No. Consistenza, frequenza e colore possono cambiare per molti motivi e non sono sufficienti per diagnosticare una disbiosi o un’infiammazione.

Quali esami sono utili quando si sospetta disbiosi?

Dipende dal quadro. Il medico può considerare calprotectina, esami delle feci, analisi del sangue, test per la celiachia o accertamenti strumentali. Un test del microbioma può aggiungere informazioni descrittive, ma non sostituisce gli esami clinici.

In sintesi

  • La calprotectina fecale è un indicatore di possibile infiammazione intestinale, non un test diretto per la disbiosi.
  • La disbiosi può contribuire a processi infiammatori, ma il legame con la calprotectina è variabile e non automatico.
  • Infezioni, FANS, malattie infiammatorie intestinali e altre condizioni possono alterare il risultato.
  • L’aspetto delle feci e i sintomi da soli non permettono di stabilire la causa.
  • Gli esami per la disbiosi devono essere scelti e interpretati nel contesto clinico.
  • Un valore elevato, persistente o associato a segnali d’allarme merita un confronto con un professionista sanitario.

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