Il miglior integratore per la salute intestinale: tutto quello che devi sapere
- Il miglior integratore intestinale è quello personalizzato sui tuoi risultati: un test del microbioma aiuta a scegliere tra probiotici, prebiotici, fibre, enzimi e postbiotici.
- I probiotici con evidenza: Lactobacillus rhamnosus GG, Bifidobacterium longum, Saccharomyces boulardii per diarrea, IBS, supporto immunitario e barriera intestinale.
- I prebiotici più studiati: inulina/FOS, GOS, psyllium e amido resistente per nutrire i batteri buoni e aumentare il butirrato.
- I postbiotici: butirrato e tributirrina supportano la barriera intestinale e la riduzione dell’infiammazione.
- Gli enzimi digestivi aiutano in dispepsia, gonfiore e pasti ricchi; attenzione se sospetti patologie non diagnosticate.
- I polifenoli (melograno, tè verde) modulano la flora e riducono stress ossidativo.
- Microbiome testing: chiarisce diversità, specie chiave, markers infiammatori; guida supplementi e dieta.
- Non esiste un “one-size-fits-all”: cicla e rivaluta gli integratori ogni 8–12 settimane.
- Monitoraggio: re-testing semestrale e diario sintomi per misurare i progressi.
- Acquista un kit del microbioma da provider affidabili per raccomandazioni pratiche e sicure.
Introduzione
La salute intestinale è il fondamento di molte dimensioni del benessere: digestione efficiente, difese immunitarie, equilibrio metabolico, regolazione dell’umore e resilienza allo stress. Il nostro intestino ospita trilioni di microrganismi, collettivamente definiti “microbioma intestinale”, che producono vitamine, metaboliti antinfiammatori, neurotrasmettitori e segnali essenziali per l’integrità della barriera intestinale. Negli ultimi anni, l’interesse per testare e modulare il microbioma è esploso, insieme all’offerta di integratori “per l’intestino”. Ma come si sceglie il miglior integratore intestinale? La risposta onesta è: dipende dalla tua ecologia intestinale e dai tuoi obiettivi. Un approccio informato inizia con il test del microbioma: sapere quali specie dominano, quanta diversità c’è, come sono i livelli di butirrato e quali marcatori indicano infiammazione o disbiosi. Sulla base di questi dati, è possibile adottare un piano personalizzato che combini alimentazione, stile di vita e un “gut health supplement” mirato, selezionato tra probiotici specifici, prebiotici/fibre, enzimi digestivi, postbiotici come butirrato o tributirrina, e polifenoli che modulano in modo fisiologico la flora. In questo articolo, esploreremo come la testistica microbiomica funge da bussola per scegliere integratori davvero efficaci; valuteremo i benefici, i limiti e le aspettative realistiche; e forniremo una guida pratica per passare dai risultati alla strategia d’azione, con esempi concreti, checklist e collegamenti utili per un’analisi affidabile. Se vuoi sapere quale integratore fa davvero al caso tuo, inizia da qui e scopri come trasformare i dati in benessere duraturo.
1. Digestione e integratori per la salute intestinale: perché contano nei test del microbioma
La digestione è un processo orchestrato non solo dagli enzimi pancreatici e biliari, ma anche dalla cooperazione stretta con il microbioma: batteri e lieviti benefici fermentano fibre e amidi resistenti producendo acidi grassi a corta catena (SCFA) come butirrato, propionato e acetato, fondamentali per l’energia delle cellule del colon, il mantenimento della barriera e la modulazione dell’infiammazione. Quando la dieta povera di fibre, lo stress cronico, antibiotici ripetuti o infezioni alterano l’equilibrio (disbiosi), possono emergere sintomi come gonfiore, irregolarità intestinale, sensibilità alimentari e stanchezza, oltre a segnali sistemici (pelle reattiva, calo immunitario). Gli integratori giusti (suplemento para la salud intestinal) possono sostenere la funzione digestiva e ridurre la disbiosi, ma la chiave è la personalizzazione. E qui entra in gioco il test del microbioma: misurando la diversità alfa (ricchezza) e beta (composizione), l’abbondanza di generi e specie chiave (es. Faecalibacterium prausnitzii, Akkermansia muciniphila, Bifidobacterium spp.), i livelli stimati di produzione di SCFA e eventuali markers infiammatori, è possibile orientare la scelta degli integratori con precisione clinica. Ad esempio, una bassa presenza di produttori di butirrato può suggerire l’utilità di prebiotici come inulina/GOS o di un postbiotico (butirrato/tributirrina); una scarsa abbondanza di Bifidobacteria potrebbe indirizzare verso probiotici contenenti B. longum o B. lactis; disbiosi con eccesso di Enterobacteriaceae e sintomi di diarrea possono trarre beneficio da Saccharomyces boulardii. Anche gli enzimi digestivi (amilasi, proteasi, lipasi, lattasi) hanno senso in caso di gonfiore postprandiale o digestione lenta, soprattutto durante pasti più abbondanti, purché si continui a valutare la causa alla radice. I test, quindi, non sono fini a se stessi: sono strumenti decisionali per selezionare il “gut health supplement” più efficace, evitare acquisti inutili e ridurre il trial-and-error. Per iniziare un percorso informato, considera di effettuare un’analisi del microbioma: otterrai raccomandazioni pratiche su probiotici, fibre e dieta, in base al tuo profilo unico.
2. Benefici dei test del microbioma: migliorare il benessere a 360°
Un test del microbioma non si limita a confermare se “hai batteri buoni o cattivi”: offre intuizioni utili su digestione, immunità, metabolismo e persino asse intestino-cervello. Dal punto di vista digestivo, conoscere le famiglie che fermentano diversamente i carboidrati aiuta a spiegare gas e gonfiore; sapere se i produttori di butirrato sono bassi spiega perché la barriera intestinale possa essere più permeabile, con infiammazione di basso grado. Immunologicamente, specie come Bifidobacteria e Akkermansia sono associate a un tono infiammatorio equilibrato, mentre una ridotta diversità può correlarsi a maggiore suscettibilità. Sul piano metabolico, composizioni sfavorevoli possono essere legate a glicemia instabile e accumulo adiposo, mentre sul piano mentale, metaboliti microbici influenzano serotonina e GABA, con impatto su stress e umore. La magia sta nella traduzione del dato in azione: un profilo con disbiosi fermentativa e diarrea intermittente potrebbe beneficiare di S. boulardii più fibre solubili lente (psyllium), mentre un profilo stitico e poco diversificato potrebbe trarre vantaggio da GOS, inulina a basso dosaggio e amido resistente, aumentando la produzione di SCFA. Anche l’uso di polifenoli (es. estratto di melograno, tè verde) può modulare specie opportuniste senza l’impatto diretto di un antibatterico. Le storie cliniche mostrano che, con poche mosse mirate e misurabili, è possibile ridurre gonfiore, regolarizzare l’alvo, migliorare energia e qualità del sonno in 8–12 settimane. Questo non significa che il test curi tutto: significa che fornisce un percorso chiaro, iterativo e verificabile per raggiungere obiettivi reali. Per molti, la combinazione di interventi quotidiani e un “gut health supplement” selezionato sui dati è ciò che finalmente sblocca risultati duraturi. Se vuoi un punto di partenza concreto, puoi acquistare un test del microbioma e integrare un follow-up professionale per recepire i risultati nel tuo piano d’azione.
3. Tipi di test del microbioma: quali opzioni hai?
I test più diffusi si basano su campioni di feci: raccolta semplice a domicilio e spedizione al laboratorio. Le piattaforme tecnologiche principali includono 16S rRNA e metagenomica shotgun. Il 16S rRNA analizza regioni genetiche specifiche dei batteri, offrendo una buona panoramica a livello di genere con costi contenuti; la shotgun sequenzia porzioni più ampie del DNA, identificando specie con maggiore precisione e offrendo indizi funzionali (vie metaboliche, potenziale di produzione di SCFA). Ci sono poi test ibridi che combinano profilazione tassonomica e biomarcatori (calprotectina fecale, elastasi pancreatica), utili per valutare infiammazione e funzione digestiva. Pro e contro? 16S è accessibile ma meno risolutivo a livello di specie; la shotgun è più accurata ma più costosa. L’esperienza utente è simile: kit con swab o raccolta in provetta, questionario alimentare, risultati in 2–4 settimane. Cosa aspettarsi? Un report con indici di diversità, abbondanza relativa di taxa, confronto con range di riferimento e raccomandazioni su dieta e integratori. La scelta del provider è cruciale: valuta trasparenza metodologica, validazione interna, chiarezza del report e supporto post-test. Evita promesse miracolose come “cura certa” o “dieta perfetta”: è un percorso, non un pulsante magico. Un’opzione affidabile per iniziare è il test del microbioma InnerBuddies, progettato per fornire insight azionabili su dieta, fibre, probiotici e stile di vita, integrando aspetti pratici per migliorare i sintomi. Indipendentemente dalla scelta, segui un principio fondamentale: usa il test per informare, non per etichettarti. Il microbioma cambia in risposta ai comportamenti: la buona notizia è che puoi modificare la traiettoria con scelte quotidiane intelligenti, misurate e riviste nel tempo.
4. Interpretare i risultati: che cosa significano davvero?
La sfida più comune dopo un test è tradurre numeri e grafici in decisioni quotidiane. Ecco le componenti principali. Diversità: maggiore diversità è di solito associata a resilienza, ma non è l’unico indicatore. Specie chiave: un buon livello di Faecalibacterium prausnitzii e Roseburia suggerisce produzione di butirrato; Akkermansia muciniphila è associata a integrità della mucosa; Bifidobacteria a un profilo metabolico favorevole e alla modulazione immunitaria. Abundanze relative: uno sbilanciamento verso Enterobacteriaceae o opportunisti può correlarsi a sintomi di diarrea o infiammazione. Funzionale: stime di SCFA o vie metaboliche aiutano a capire se puntare su fibre, amidi resistenti, polifenoli o postbiotici. Biomarcatori (se presenti): calprotectina alta suggerisce infiammazione e necessità di valutazione clinica; elastasi bassa segnala supporto enzimatico e indagine pancreatica. Come impostare aspettative realistiche? Nessun integratore “cancella” la disbiosi da solo; i cambiamenti stabili richiedono 8–12 settimane di aderenza e un’alimentazione coerente, ricca di fibre diverse (target: 30 piante a settimana), attività fisica moderata, sonno regolare e gestione dello stress. Come leggere le raccomandazioni? Probiotici: scegli ceppi documentati per la tua esigenza (es. L. rhamnosus GG per prevenzione diarrea da antibiotici, B. longum per IBS-ansia, S. boulardii per diarrea acuta e post-antibiotici). Prebiotici: inizia “low and slow” per evitare eccesso di gas; psyllium è ben tollerato nell’IBS. Postbiotici: butirrato/tributirrina possono aiutare in disbiosi infiammatoria. Enzimi: utili nei pasti più abbondanti o in transizione dietetica. Consulta professionisti per dati complessi o red flags; e ricorda che un re-test dopo 3–6 mesi permette di misurare l’effetto delle scelte e correggere la rotta. Con questo approccio, il test diventa un ciclo virtuoso di apprendimento, non un risultato statico.
5. Dalla teoria alla pratica: strategie personalizzate per l’intestino
Passare dai risultati all’azione richiede una roadmap chiara. Step 1: definisci l’obiettivo principale (ridurre gonfiore, regolarizzare alvo, diminuire infiammazione, migliorare energia/umore). Step 2: seleziona gli interventi minimi efficaci per 8–12 settimane. Dieta: mantieni un pattern mediterraneo ricco di legumi, verdure, frutta, cereali integrali, frutta secca e semi; varia fonti di fibre (solubili e insolubili) e aggiungi piccole dosi di amido resistente (banane acerbe, patate/riso raffreddati). Probiotici: scegli 1–2 ceppi con evidenza per la tua esigenza; monitora risposta. Prebiotici: inizia con 2–3 g di GOS o inulina e aumenta secondo tolleranza; usa psyllium per regolarità. Postbiotici: butirrato/tributirrina possono affiancare i prebiotici in caso di bassa produzione di SCFA. Enzimi: usa con pasti “trigger”. Polifenoli: integra estratto di melograno o tè verde se eccesso di opportunisti. Stile di vita: 7–8 ore di sonno, esercizio regolare (camminata, forza moderata), respirazione diaframmatica o mindfulness per l’asse intestino-cervello. Step 3: tracciare un diario (sintomi, energia, alvo, tolleranza alimenti). Step 4: re-test dopo 12–24 settimane per misurare diversità e specie chiave, e aggiornare il piano. Esempio: una persona con IBS misto, bassa biodiversità e ridotti produttori di butirrato potrebbe trarre beneficio da psyllium mattina/sera, GOS a basso dosaggio, L. plantarum e B. longum, più tributirrina per 8 settimane; dieta con 25–30 g fibre/die, divisione dei pasti, idratazione adeguata. Se i sintomi migliorano ma restano picchi di gonfiore, ridurre FODMAP solo temporaneamente e reintrodurre gradualmente. Il “miglior integratore” quindi non è un’etichetta, ma un protocollo dinamico costruito sui tuoi dati e sui feedback del tuo corpo. Per impostare tutto in modo affidabile, valuta un test del microbioma con raccomandazioni operative e rivalutazioni programmate.
6. Sfide e attenzione critica: limiti, privacy, costi e prove
La scienza del microbioma è promettente ma in evoluzione. Limiti tecnici: i test fecali rappresentano una media del colon, non l’intestino tenue; il 16S può non distinguere ceppi con funzioni differenti; anche la shotgun, pur più precisa, inferisce funzioni e non misura direttamente metaboliti in vivo. Variabilità: dieta, stress, ciclo ormonale e farmaci influenzano i risultati; per questo sono utili questionari e contestualizzazione clinica. Evidenza: molti studi su probiotici e prebiotici sono positivi ma eterogenei; gli effetti sono ceppo-specifici e condizione-specifici. Etica e privacy: scegli provider che spieghino chiaramente uso, conservazione e anonimizzazione dei dati; controlla la possibilità di cancellazione. Costi: i test hanno un prezzo e non sostituiscono la diagnosi medica; tuttavia, se orientano scelte più efficaci e riducono tentativi casuali, possono risultare costo-efficaci. Approccio evidence-based: diffida di claim totalizzanti; prediligi protocolli che integrino dieta, stile di vita e un “gut health supplement” preciso. Medical red flags: sangue nelle feci, calo ponderale non intenzionale, febbre, dolore addominale severo, anemia, diarrea notturna: richiedono valutazione medica prima di integrare. Interazioni: alcuni integratori, come estratti di piante ad alta concentrazione, possono interagire con farmaci; consulta un professionista. Sostenibilità: cicla gli integratori, non usarli indefinitamente senza scopo; l’obiettivo è rendere l’ecosistema intestinale capace di autogestirsi grazie a dieta variata e comportamenti coerenti. Infine, misura ciò che conta: sintomi, qualità di vita e markers oggettivi quando disponibili. Il valore del test è nella tua capacità di usarlo come strumento di apprendimento continuo, con scelte che rispettino sicurezza, privacy e realismo.
7. Futuro dei test del microbioma: innovazione e medicina personalizzata
Il prossimo decennio porterà test più rapidi, economici e informativi. L’analisi metatranscrittomica e metabolomica fecale consentiranno di osservare attività genica e profili metabolici in tempo quasi reale, migliorando la capacità di predire risposta a fibre specifiche, probiotici o diet pattern. L’integrazione con wearable e app nutrizionali permetterà di correlare sintomi, stress, sonno e glicemia continua con cambiamenti del microbioma, dando vita a protocolli di precisione aggiornati settimanalmente. I probiotici “next-gen”, come Akkermansia muciniphila pasteurizzata e Faecalibacterium prausnitzii stabilizzati, stanno entrando nella pipeline di prodotti supportati da studi clinici; i postbiotici mirati (es. tributirrina microincapsulata) guadagnano spazio come strumenti efficaci quando la fermentazione endogena è carente. Inoltre, intelligenza artificiale e modelli predittivi potranno stimare la probabilità di successo di un “gut health supplement” prima di assumerlo, riducendo tempi e costi del trial-and-error. La partecipazione a programmi di ricerca “citizen science” offrirà opportunità di contribuire a nuove scoperte, mantenendo il controllo sui propri dati. In questo scenario, il ruolo del professionista sarà fondamentale per interpretare in modo critico risultati sempre più ricchi, evitando overtreatment e scegliendo interventi con miglior rapporto beneficio-rischio. Per i consumatori, l’adozione di un kit del microbioma affidabile, aggiornato alle migliori evidenze e in grado di evolvere con la scienza, rappresenta la via più solida per personalizzare la salute intestinale. Il futuro non sarà una pillola magica, ma una piattaforma di conoscenza che mette al centro il tuo ecosistema intestinale, con integratori, alimenti e abitudini selezionati come strumenti sinergici di una medicina veramente personalizzata.
Il miglior integratore per la salute intestinale: cosa funziona davvero
Arriviamo alla domanda centrale: qual è il miglior integratore per la salute intestinale? La risposta più onesta è: quello che colma il gap del tuo profilo. Detto questo, alcune categorie emergono per efficacia e robustezza delle evidenze. Probiotici specifici: Lactobacillus rhamnosus GG e Saccharomyces boulardii sono ben supportati per prevenzione/trattamento della diarrea, inclusa quella associata ad antibiotici; Bifidobacterium longum e L. plantarum mostrano benefici nell’IBS, riduzione del gonfiore e supporto dell’asse intestino-cervello. Prebiotici e fibre: GOS, inulina/FOS e psyllium favoriscono la crescita di Bifidobacteria e la produzione di butirrato; l’amido resistente è utile per diversificare e nutrire i produttori di SCFA. Postbiotici: butirrato e, soprattutto, tributirrina (rilascio migliorato) supportano barriera e infiammazione di basso grado. Enzimi digestivi: utili in pasti ricchi, transizioni dietetiche o quando il test suggerisce potenziali insufficienze; non sono un sostituto di valutazioni mediche. Polifenoli: estratti di melograno, tè verde e mirtillo possono ridurre opportunisti e migliorare markers ossidativi. La strategia vincente? Un “gut health supplement” combinato e ciclico, con 1–2 probiotici ceppo-specifici, 1 prebiotico ben tollerato, fibra solubile come psyllium, e un postbiotico se i produttori di butirrato sono bassi. Inizia con dosi minime, aumenta gradualmente e monitora. Se i sintomi peggiorano, rivaluta e riduci. Senza dati? Scegli un approccio prudente e considera di eseguire un test del microbioma per evitare tentativi inefficienti. Ricorda: l’integratore migliore è quello che funziona per te, misurato sui tuoi indicatori e nel contesto di una dieta ricca di piante, sonno adeguato e gestione dello stress. Così si costruisce una salute intestinale solida, sostenibile e davvero personalizzata.
Probiotici, prebiotici, postbiotici ed enzimi: guida operativa ceppo per ceppo
Probiotici: scegli per ceppo e indicazione. L. rhamnosus GG: prevenzione diarrea da antibiotici e viaggiatori, supporto barriera; B. longum (incl. subspecies infantis): IBS, riduzione gonfiore, asse intestino-cervello; L. plantarum 299v: gas e dolore addominale; S. boulardii: diarrea acuta, C. difficile adjuvant, overgrowth opportunisti post-antibiotico. Dosi tipiche: 1–10 miliardi CFU/die per batterici, 5–10 mld CFU/die per S. boulardii; durata iniziale 4–8 settimane. Prebiotici: GOS 2–5 g/die e inulina/FOS 2–5 g/die incrementano Bifidobacteria; psyllium 5–10 g/die migliora consistenza delle feci e regolarità; amido resistente (RS2/RS3) 5–15 g/die aumenta SCFA; introdurre “low and slow” per tolleranza. Postbiotici: butirrato sodico 300–1500 mg/die o tributirrina 500–1000 mg/die in 1–2 dosi, utili in permeabilità aumentata e infiammazione lieve. Enzimi: amilasi, proteasi, lipasi, lattasi; assunzione al primo boccone; valutare miscele con bile salts solo se indicato da professionista. Polifenoli: estratto di melograno (punicalagine), tè verde (EGCG), mirtillo antociani; utili ciclicamente 6–8 settimane per modulare microbiota e stress ossidativo. Sinergie: abbinare probiotico + fibra che lo nutre (es. B. longum + GOS), e postbiotico quando i produttori di butirrato sono bassi. Controindicazioni: S. boulardii è un lievito; in soggetti immunocompromessi o con CVC, consulto medico obbligatorio. Lieve incremento di gas iniziale è atteso con prebiotici; modulare dose. Monitoraggio: diario sintomi, qualità del sonno, energia, alvo; rivalutazione dopo 8–12 settimane; eventuale re-test del microbioma per quantificare cambiamenti. Questo approccio passo-passo ottimizza l’efficacia degli integratori, riducendo rischi e sprechi.
Key Takeaways
- Il “miglior integratore intestinale” è personalizzato sui tuoi dati microbiomici.
- Testare prima di integrare riduce il trial-and-error e migliora i risultati.
- Probiotici efficaci sono ceppo-specifici e obiettivo-specifici.
- Prebiotici/fibre e amidi resistenti aumentano SCFA e diversità.
- Postbiotici (butirrato/tributirrina) supportano barriera e infiammazione.
- Enzimi digestivi aiutano nella transizione o pasti complessi.
- Polifenoli modulano opportunisti senza antibiotici.
- Monitoraggio 8–12 settimane e re-test ogni 3–6 mesi.
- Dieta mediterranea ricca di piante è la base non negoziabile.
- Acquista un test del microbioma per passare dai dati all’azione.
Q&A: Domande frequenti
1) Cos’è un test del microbioma e cosa misura?
È un’analisi del DNA microbico nelle feci che profila batteri e, talvolta, funzioni e biomarcatori. Fornisce indici di diversità, taxa chiave e raccomandazioni pratiche su dieta e integratori.
2) Perché fare un test prima di scegliere un integratore?
Perché l’efficacia è specifica per profilo e obiettivo: i risultati indicano se puntare su probiotici, prebiotici, enzimi o postbiotici, riducendo tentativi inefficaci e costi inutili.
3) I probiotici funzionano per tutti?
No, dipendono da ceppo, dose, durata e contesto individuale. Seleziona ceppi con evidenza per il tuo obiettivo e valuta risultati dopo 4–8 settimane.
4) Meglio probiotici o prebiotici?
Spesso la combinazione è vincente: i probiotici “innestano” funzioni, i prebiotici nutrono la flora residente e aumentano butirrato. La scelta nasce dal test e dai sintomi.
5) Che cos’è un postbiotico e quando usarlo?
È un metabolita benefico come il butirrato; utile quando i produttori endogeni sono bassi o la barriera è compromessa. Può affiancare fibre e probiotici per sinergia.
6) Gli enzimi digestivi sono sicuri?
In generale sì, se usati come supporto ai pasti e non per mascherare patologie. In presenza di sintomi importanti o persistenti, consulto medico prima di usarli.
7) Quanto tempo serve per vedere risultati?
Molti notano miglioramenti in 2–4 settimane, con benefici stabili in 8–12. La rimodulazione profonda della flora richiede mesi di coerenza alimentare e comportamentale.
8) Posso usare integratori senza cambiare dieta?
Poco efficace: la dieta è il “software” del microbioma. Senza fibre e varietà vegetale, i risultati degli integratori sono limitati e meno duraturi.
9) Esistono rischi con i probiotici?
Rari in persone sane; distensione e gas iniziali sono comuni ma transitori. Soggetti immunocompromessi devono consultare il medico prima di assumerli.
10) Come scegliere la dose giusta?
Segui le evidenze per ceppo e inizia con dosi minime, aumentando in base alla tolleranza. Per prebiotici, “low and slow” riduce i disagi.
11) Serve ripetere il test?
Sì, ogni 3–6 mesi aiuta a misurare l’impatto delle scelte e ottimizzare il piano di integratori e dieta. Il microbioma è dinamico.
12) Posso combinare più probiotici?
Sì, ma meglio iniziare con 1–2 ceppi mirati per valutare la risposta. Successivamente puoi ampliare o ruotare in base ai risultati e ai sintomi.
13) I polifenoli possono sostituire i probiotici?
No, hanno meccanismi diversi. Possono modulare opportunisti e stress ossidativo, ma non sostituiscono l’azione specifica dei ceppi probiotici.
14) Il miglior integratore intestinale esiste davvero?
Esiste il miglior integratore per te, in questo momento: si identifica con i dati del tuo microbioma, i tuoi sintomi e i tuoi obiettivi, e si ricalibra nel tempo.
15) Dove posso fare un test affidabile?
Puoi valutare il test del microbioma InnerBuddies, pensato per fornire insight azionabili su dieta, fibre, probiotici e stile di vita, con report chiari e pratici.
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