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Calprotectina fecale: valori, significato e differenze con l’IBS

La calprotectina fecale è un esame delle feci utile per valutare la presenza di infiammazione intestinale, ma non consente da solo di formulare una diagnosi. In questa guida trovi il significato dei valori, le possibili cause di un risultato elevato, le modalità di raccolta del campione e le differenze tra sindrome dell’intestino irritabile e malattie infiammatorie intestinali. L’interpretazione deve sempre considerare sintomi, storia clinica e indicazioni del medico.
Will IBS show up on a stool test

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La calprotectina fecale è un esame non invasivo che può aiutare a capire se nell’intestino è presente un processo infiammatorio. Un valore normale può essere compatibile con la sindrome dell’intestino irritabile (IBS), mentre un valore elevato può comparire in caso di infezioni, malattie infiammatorie intestinali o altre condizioni. Il risultato, però, non è una diagnosi: va interpretato insieme ai sintomi, alla storia clinica e agli intervalli indicati dal laboratorio.

Cos’è la calprotectina fecale?

La calprotectina è una proteina presente soprattutto nei neutrofili, un tipo di globulo bianco coinvolto nelle risposte infiammatorie. Quando cellule infiammatorie raggiungono la mucosa intestinale, una parte della calprotectina può essere eliminata con le feci e misurata in laboratorio.

Il test valuta quindi un possibile segnale di infiammazione intestinale, ma non identifica da solo la causa né la sede precisa del problema. È diverso da un test specifico per l’IBS: può aiutare il medico a distinguere, nel contesto appropriato, tra sintomi funzionali e condizioni che richiedono ulteriori accertamenti.


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A cosa serve l’esame della calprotectina fecale?

L’esame può essere preso in considerazione quando sono presenti sintomi digestivi persistenti, come diarrea prolungata, dolore addominale o cambiamenti dell’alvo, e il medico vuole valutare se vi siano elementi compatibili con un’infiammazione. Può anche essere utilizzato, secondo il giudizio dello specialista, nel monitoraggio di una malattia infiammatoria intestinale già diagnosticata.

La calprotectina non sostituisce visita medica, esami del sangue, test per infezioni, colonscopia o altri esami strumentali quando questi sono indicati. Un risultato basso riduce la probabilità di un’infiammazione intestinale significativa, ma non esclude automaticamente ogni possibile malattia.


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Calprotectina alta: cosa significa?

Una calprotectina fecale alta suggerisce che potrebbe esserci un’attività infiammatoria nel tratto intestinale. Il valore può aumentare per motivi diversi e non indica necessariamente una malattia infiammatoria cronica intestinale.

Tra le possibili cause rientrano:

  • Morbo di Crohn e colite ulcerosa: sono malattie infiammatorie intestinali che possono aumentare la calprotectina, soprattutto durante le fasi attive.
  • Infezioni gastrointestinali: alcune infezioni batteriche, virali o parassitarie possono causare un aumento temporaneo.
  • Diverticolite o altre infiammazioni intestinali: il risultato va correlato ai sintomi e agli eventuali esami prescritti.
  • Farmaci, inclusi alcuni FANS: medicinali come ibuprofene o altri antinfiammatori non steroidei possono influenzare la mucosa intestinale in alcune persone. Non sospendere mai una terapia senza parlarne con il medico.
  • Altre condizioni: anche polipi, sanguinamento o patologie del tratto gastrointestinale possono associarsi a valori alterati e richiedono valutazione clinica.

Un singolo risultato elevato non stabilisce la causa. In base al valore, ai disturbi e al quadro generale, il medico può consigliare di ripetere l’esame, cercare un’infezione o procedere con ulteriori accertamenti.

Valori della calprotectina fecale: come interpretarli

Gli intervalli di riferimento possono cambiare in base al metodo utilizzato, al laboratorio e all’età della persona. Per questo è importante leggere il referto completo e seguire le indicazioni del professionista che lo ha richiesto.

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Risultato indicativoPossibile significatoCosa può valutare il medico
Inferiore a 50 µg/gValore generalmente bassoSe il quadro clinico è coerente e non ci sono segnali d’allarme, può rendere meno probabile un’infiammazione intestinale significativa.
Circa 50–150 µg/gIntervallo borderline o zona grigiaPuò essere utile considerare sintomi, farmaci, infezioni recenti e, in alcuni casi, ripetere il test.
Oltre 150–200 µg/gValore aumentatoPuò richiedere una valutazione più approfondita per chiarire la causa, senza equivalere da solo a una diagnosi di IBD.

Queste soglie sono solo orientative e non devono essere usate per autodiagnosticarsi. Anche un valore moderatamente elevato può avere significati diversi, mentre un risultato basso deve essere valutato nel contesto clinico corretto.

Calprotectina e sindrome dell’intestino irritabile: qual è la differenza?

La sindrome dell’intestino irritabile è generalmente considerata un disturbo dell’interazione intestino-cervello, in cui dolore addominale e alterazioni dell’alvo si manifestano senza una lesione infiammatoria strutturale evidente. Nelle persone con IBS, la calprotectina è spesso nei limiti o non significativamente aumentata, anche se il test non diagnostica l’IBS.

Le malattie infiammatorie intestinali, come morbo di Crohn e colite ulcerosa, possono invece provocare un’infiammazione della mucosa e valori più elevati, soprattutto durante una fase attiva. Tuttavia, la calprotectina non distingue da sola il Crohn dalla colite ulcerosa e non sostituisce la valutazione gastroenterologica.

In presenza di diarrea persistente, sangue nelle feci, febbre, perdita di peso non intenzionale, anemia o sintomi notturni, è importante rivolgersi al medico senza attribuire automaticamente i disturbi all’IBS.

La calprotectina fecale è un marcatore tumorale?

No. La calprotectina fecale è soprattutto un indicatore aspecifico di possibile infiammazione e non è un marcatore tumorale specifico. Un risultato elevato non significa di per sé che sia presente un tumore.


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Quando esiste un sospetto clinico, il medico può valutare esami diversi, come sangue occulto nelle feci, analisi del sangue, colonscopia o altri accertamenti. La scelta dipende da età, sintomi, familiarità, risultati precedenti e fattori di rischio.

Come si esegue l’esame della calprotectina?

L’esame richiede un piccolo campione di feci e, di solito, non comporta digiuno o preparazioni invasive. Le istruzioni possono variare tra laboratori, quindi fanno fede quelle riportate nel kit o fornite dal centro analisi.

  1. Informati sulle istruzioni: chiedi al laboratorio come raccogliere, conservare e consegnare il campione.
  2. Raccogli le feci: utilizza il contenitore dedicato e impedisci il contatto con acqua del WC, urine o detergenti.
  3. Segnala farmaci e disturbi recenti: informa il medico di terapie, uso di FANS, infezioni gastrointestinali recenti o altri elementi rilevanti. Non modificare autonomamente i farmaci.
  4. Consegna il campione: segui le tempistiche del laboratorio. Se viene indicata la refrigerazione, rispetta le modalità e la durata specificate.

Il risultato è generalmente disponibile dopo alcuni giorni lavorativi, ma i tempi dipendono dal laboratorio.

Cosa mangiare o evitare con calprotectina alta?

Non esiste una dieta unica adatta a tutte le persone con calprotectina elevata. Prima di cambiare alimentazione è importante capire la causa del risultato e valutare la presenza di diarrea, dolore, perdita di peso o una malattia già diagnosticata.

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In generale, può essere utile:

  • limitare temporaneamente alcol, pasti molto grassi e alimenti ultraprocessati se peggiorano i sintomi;
  • bere a sufficienza, soprattutto in presenza di diarrea, seguendo indicazioni professionali quando necessario;
  • mantenere un’alimentazione varia e non eliminare interi gruppi alimentari senza una ragione documentata;
  • valutare la tolleranza individuale a fibre, lattosio o alimenti fermentabili, senza adottare una dieta a basso contenuto di FODMAP senza supervisione;
  • chiedere consiglio a un dietista o nutrizionista, in particolare se c’è una diagnosi di IBD, perdita di peso o rischio di carenze.

La dieta può contribuire a gestire la tolleranza ai cibi e alcuni sintomi, ma non deve essere presentata come sostituto della valutazione o della terapia prescritta.

Quando contattare il medico?

Parla con il medico se il risultato è alterato, se i sintomi persistono o se non sai come interpretare il referto. Richiedi una valutazione tempestiva in presenza di sangue nelle feci, febbre persistente, dolore intenso o in aumento, vomito continuo, disidratazione, svenimenti, perdita di peso non intenzionale o diarrea notturna.

In sintesi

La calprotectina fecale è un utile indicatore di possibile infiammazione intestinale e può aiutare a orientare la valutazione di sintomi compatibili con IBS o malattie infiammatorie intestinali. I valori di riferimento variano tra laboratori e un risultato alto non identifica da solo la causa. Per una lettura corretta servono il contesto clinico e, quando indicato, ulteriori esami richiesti dal medico.

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