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I 9 grandi allergeni alimentari: guida pratica

I 9 grandi allergeni alimentari riconosciuti negli Stati Uniti sono latte, uova, arachidi, frutta a guscio, soia, grano, pesce, crostacei e sesamo. Questa guida spiega la differenza tra allergia e intolleranza, i sintomi da conoscere, le regole europee sull’etichettatura, le fonti nascoste e le precauzioni contro la contaminazione crociata. Include anche indicazioni generali sull’anafilassi e sul ruolo ancora in fase di studio del microbiota intestinale.
big 9 allergens

I 9 grandi allergeni alimentari, noti negli Stati Uniti come Big 9, sono latte, uova, arachidi, frutta a guscio, soia, grano, pesce, crostacei e sesamo. Sono tra gli alimenti più frequentemente associati alle reazioni allergiche, comprese quelle gravi, anche se la percentuale attribuita a questo gruppo può variare in base a paese, età e popolazione studiata.

Conoscere questi allergeni aiuta a leggere le etichette, fare domande quando si mangia fuori casa e ridurre il rischio di contaminazione crociata. Questa guida è informativa e non sostituisce la valutazione di un medico o di un allergologo.

Che cos’è un’allergia alimentare?

Un’allergia alimentare è una reazione del sistema immunitario a una o più proteine presenti in un alimento. Nelle reazioni mediate dalle immunoglobuline E, o IgE, l’organismo si sensibilizza a una proteina e può reagire quando viene nuovamente esposto. I sintomi possono comparire rapidamente, spesso entro pochi minuti o alcune ore, ma il tempo di insorgenza non è uguale per tutti.

Le manifestazioni possono interessare:


  • pelle: orticaria, prurito, arrossamento o gonfiore;
  • apparato digerente: nausea, vomito, crampi o diarrea;
  • vie respiratorie: tosse, voce rauca, respiro sibilante o difficoltà a respirare;
  • sistema circolatorio: capogiri, debolezza, confusione o calo della pressione.

Una reazione grave e potenzialmente pericolosa per la vita è chiamata anafilassi. Può coinvolgere più apparati contemporaneamente o causare difficoltà respiratoria e problemi circolatori anche senza sintomi cutanei evidenti.

Allergia, intolleranza e celiachia non sono la stessa cosa

L’allergia coinvolge il sistema immunitario. L’intolleranza al lattosio, invece, è generalmente legata a una ridotta capacità di digerire il lattosio, lo zucchero del latte, e non è una reazione IgE-mediata. La celiachia è una malattia autoimmune associata al glutine e non coincide né con l’allergia al grano né con la sensibilità al glutine non celiaca.

Distinguere queste condizioni è importante perché sintomi simili possono avere cause diverse. La diagnosi dovrebbe basarsi sulla storia clinica e, quando indicato, su test allergologici o altri accertamenti prescritti da un professionista. Un singolo test positivo non è sempre sufficiente per confermare un’allergia e il test di provocazione orale deve essere eseguito solo in un ambiente medico protetto.

Quali sono i 9 grandi allergeni alimentari?

  1. Latte: soprattutto latte vaccino e proteine come caseina e proteine del siero.
  2. Uova: le proteine dell’albume sono spesso coinvolte, anche se albume e tuorlo possono entrare in contatto.
  3. Arachidi: sono legumi, ma possono provocare reazioni anche gravi.
  4. Frutta a guscio: comprende, tra gli altri, noci, mandorle, nocciole, anacardi e pistacchi.
  5. Soia: presente in numerosi alimenti confezionati e prodotti a base vegetale.
  6. Grano: distinto dalla celiachia e dalle altre reazioni al glutine.
  7. Pesce: la categoria comprende i pesci con pinne, come merluzzo, salmone e tonno.
  8. Crostacei: include gamberi, granchi, aragoste e scampi.
  9. Sesamo: il nono allergene della lista statunitense, soggetto a etichettatura obbligatoria negli Stati Uniti dal 2023.

Negli Stati Uniti, questi alimenti sono considerati i Big 9 della FDA. La stima del 90% si riferisce alla quota di reazioni attribuita ai principali allergeni e non significa che ogni persona allergica reagisca a tutti questi alimenti. Anche altri alimenti possono causare reazioni.

Latte, uova, soia e grano

Latte e uova

L’allergia al latte vaccino e quella all’uovo sono frequenti soprattutto nell’infanzia. Alcuni bambini le superano con la crescita, ma la possibile tolleranza deve essere valutata dall’allergologo. Non è sicuro reintrodurre autonomamente un alimento precedentemente escluso.

Il latte può comparire in formaggi, burro, panna, cioccolato al latte, prodotti da forno, salse e alcuni alimenti trasformati. Tra le indicazioni da controllare possono esserci caseina, caseinati, siero di latte e proteine del latte. L’uovo può essere presente in pasta all’uovo, maionese, dolci, prodotti da forno, impanature e dessert.

Soia e grano

La soia può essere presente in tofu, salsa di soia, bevande a base di soia, margarine, prodotti da forno, proteine vegetali e alimenti pronti. Lecitina di soia, farina di soia e proteine di soia sono esempi di ingredienti che richiedono attenzione. La valutazione del rischio dipende dalla sensibilità individuale e dalla quantità di proteine presenti nel prodotto.

Il grano si trova in pane, pasta, biscotti, dolci, farine, birra, impanature e molte salse o preparazioni industriali. Un’allergia al grano non equivale automaticamente a un’allergia a tutti i cereali contenenti glutine e non è la stessa cosa della celiachia. Le esclusioni alimentari dovrebbero essere definite con il supporto di un professionista, per evitare restrizioni non necessarie.

Arachidi e frutta a guscio

Le arachidi possono causare reazioni importanti e, in alcune persone, l’allergia persiste in età adulta. Sono presenti in creme spalmabili, snack, dolci, barrette, salse e piatti della cucina asiatica o mediorientale. La frutta a guscio comprende categorie diverse: essere allergici a una noce non significa necessariamente esserlo a tutte, ma possono esistere sensibilizzazioni multiple o reazioni crociate.

Mandorle, nocciole, noci, anacardi, pistacchi, noci pecan, noci del Brasile e noci di macadamia sono esempi di frutta a guscio da verificare in etichetta. La decisione di escludere uno o più alimenti dovrebbe basarsi sulla valutazione dell’allergologo, non solo sul timore di una possibile reazione.

Come prevenire la contaminazione crociata

La contaminazione crociata avviene quando una proteina allergenica passa accidentalmente da un alimento, utensile o piano di lavoro a un altro. Per ridurre il rischio:

  • lavare accuratamente mani, superfici e utensili;
  • non condividere coltelli, taglieri, tostapane o friggitrici quando non possono essere puliti adeguatamente;
  • conservare gli alimenti a rischio in contenitori chiusi e separati;
  • non riutilizzare cucchiai o creme spalmabili dopo averli messi a contatto con un allergene;
  • chiedere informazioni precise sulla preparazione nei ristoranti.

Pesce, crostacei e molluschi

Pesce e crostacei sono categorie diverse. Nel pesce, una proteina spesso coinvolta è la parvalbumina; nei crostacei, come gamberi e granchi, è frequentemente implicata la tropomiosina. La cottura non garantisce l’eliminazione dell’allergenicità, quindi non è una strategia sicura per rendere tollerabile un alimento.

I molluschi, tra cui cozze, vongole, ostriche, calamari e polpi, costituiscono una categoria distinta dai crostacei. Una persona allergica ai crostacei può tollerare alcuni molluschi e viceversa, ma la possibilità di reazioni crociate deve essere valutata caso per caso.

È utile controllare anche brodi, dadi, salse, condimenti, surimi e integratori a base di olio di pesce. Quando si mangia fuori, occorre considerare anche il rischio legato a utensili, friggitrici e superfici condivise.

Sesamo: il nono allergene del Big 9

Il sesamo è stato aggiunto alla lista statunitense dei principali allergeni con il FASTER Act. L’obbligo di indicarlo sulle etichette negli Stati Uniti è entrato in vigore il 1° gennaio 2023. In Italia e nell’Unione europea il sesamo era già incluso tra i 14 allergeni soggetti a indicazione obbligatoria.

Il sesamo può essere presente in tahina, hummus, pane, cracker, prodotti da forno, condimenti, piatti asiatici e preparazioni mediorientali. Sono da controllare anche semi di sesamo, olio di sesamo e creme o paste a base di sesamo. In caso di etichetta poco chiara, è preferibile contattare il produttore prima del consumo.

Come leggere le etichette in Italia e nell’Unione europea

Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 prevede che i 14 allergeni obbligatori siano evidenziati nell’elenco degli ingredienti con un carattere o uno stile diverso, ad esempio il grassetto. Le categorie comprendono:

  • cereali contenenti glutine;
  • crostacei;
  • uova;
  • pesce;
  • arachidi;
  • soia;
  • latte;
  • frutta a guscio;
  • sedano;
  • senape;
  • sesamo;
  • anidride solforosa e solfiti oltre le soglie previste;
  • lupini;
  • molluschi.

La dicitura può contenere o può contenere tracce di è generalmente utilizzata per segnalare un possibile contatto accidentale durante la produzione. È distinta dalla presenza intenzionale dell’allergene come ingrediente e, a livello europeo, l’etichettatura precauzionale non segue una soglia unica applicabile a tutti i prodotti. In caso di allergia grave, chiedere chiarimenti al produttore o al personale di vendita.

Cosa fare in caso di sospetta reazione

In presenza di sintomi dopo aver mangiato, interrompere il consumo dell’alimento e chiedere assistenza medica se i sintomi sono importanti, persistenti o in peggioramento. Se compaiono difficoltà respiratoria, gonfiore della gola o della lingua, voce alterata, svenimento, forte debolezza o sintomi diffusi, potrebbe trattarsi di anafilassi.

Chi ha ricevuto dal medico un autoiniettore di adrenalina dovrebbe usarlo secondo il piano d’emergenza prescritto ai primi segni di una reazione grave e chiamare immediatamente il 112. L’adrenalina è il trattamento di prima linea per l’anafilassi; antistaminici e cortisonici non la sostituiscono. La persona non dovrebbe restare sola e, se possibile, dovrebbe essere mantenuta sdraiata in attesa dei soccorsi, salvo difficoltà respiratoria che renda necessaria un’altra posizione.

Allergie alimentari e microbiota intestinale

Il microbiota intestinale interagisce con il sistema immunitario e viene studiato anche in relazione alla tolleranza agli alimenti. Alcune ricerche hanno osservato associazioni tra composizione del microbiota, diversità microbica e condizioni allergiche, ma questi risultati non dimostrano che il microbiota causi o prevenga un’allergia.

Fattori come alimentazione, farmaci, infezioni recenti e modalità di raccolta possono modificare i risultati di un’analisi fecale. Un test del microbioma può offrire informazioni educative sulla composizione microbica del campione, ma non diagnostica un’allergia, non identifica la causa di un sintomo e non sostituisce prick test, analisi delle IgE o valutazione specialistica.

Una dieta varia e ricca di fibre può sostenere la salute generale dell’intestino, ma non deve portare a eliminare alimenti senza una diagnosi. Chi deve evitare uno o più allergeni dovrebbe pianificare la dieta con un allergologo o un nutrizionista, soprattutto nei bambini e quando sono necessarie molte esclusioni.

Altri allergeni e reazioni possibili

Oltre ai Big 9, anche sedano, senape, lupini, molluschi, kiwi, pesca, alcuni legumi e altre piante possono provocare reazioni. La sindrome polline-alimento, per esempio, può causare prurito o gonfiore della bocca dopo il consumo di alcuni frutti o vegetali crudi in persone sensibilizzate a determinati pollini.

Un’allergia può comparire anche in età adulta, inclusa quella a pesce, crostacei, arachidi o frutta a guscio. Qualsiasi reazione ricorrente dopo un alimento merita un colloquio con il medico. Non è consigliabile iniziare diete di esclusione estese o reintrodurre alimenti a rischio senza indicazioni professionali.

Domande frequenti sui 9 allergeni alimentari

Quali sono i 9 alimenti più allergenici?

I Big 9 sono latte, uova, arachidi, frutta a guscio, soia, grano, pesce, crostacei e sesamo. Sono le categorie principali della lista statunitense, ma non sono gli unici alimenti che possono causare un’allergia.

Quali sono i Big 9 della FDA?

I Big 9 riconosciuti dalla FDA sono latte, uova, pesce, crostacei, frutta a guscio, arachidi, grano, soia e sesamo. La denominazione si riferisce alla normativa statunitense e non coincide esattamente con l’elenco europeo dei 14 allergeni obbligatori.

Qual è il nono allergene principale?

Il nono allergene del Big 9 è il sesamo. Negli Stati Uniti è soggetto a indicazione obbligatoria in etichetta dal 2023; nell’Unione europea era già compreso tra i 14 allergeni da dichiarare.

Quali erano i Big 8 prima del sesamo?

Prima dell’aggiunta del sesamo, i Big 8 comprendevano latte, uova, arachidi, frutta a guscio, soia, grano, pesce e crostacei.

I 9 allergeni causano davvero il 90% delle reazioni?

Il 90% è una stima epidemiologica riferita ai principali allergeni e può cambiare secondo popolazione, area geografica, età e criteri utilizzati negli studi. Non rappresenta una garanzia individuale e non esclude reazioni ad altri alimenti.

Qual è la differenza tra allergia al pesce e ai crostacei?

Sono reazioni a categorie e proteine diverse. Un’allergia al pesce non implica automaticamente un’allergia ai crostacei, e viceversa. I molluschi rappresentano una categoria separata. Solo una valutazione specialistica può chiarire quali alimenti evitare.

Le allergie alimentari possono comparire da adulti?

Sì. Possono comparire anche dopo anni di tolleranza, in particolare per pesce, crostacei, frutta a guscio e arachidi. Sintomi ricorrenti dopo i pasti richiedono una valutazione medica.

Cosa significa può contenere tracce di?

Significa che il prodotto potrebbe essere entrato accidentalmente in contatto con un allergene durante la produzione. Non indica necessariamente che l’allergene sia un ingrediente, ma per chi ha un’allergia grave rappresenta un’avvertenza da discutere con il proprio medico.

In sintesi

I 9 grandi allergeni alimentari sono latte, uova, arachidi, frutta a guscio, soia, grano, pesce, crostacei e sesamo. Leggere con attenzione le etichette, prevenire la contaminazione crociata e informare il personale quando si mangia fuori sono misure pratiche importanti. In caso di sospetta allergia o reazione grave, è necessario rivolgersi a un professionista sanitario e seguire il piano d’emergenza prescritto.

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