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Cause dell’IBD: sintomi, alimentazione e gestione

Le cause dell’IBD, cioè delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, dipendono dall’interazione tra predisposizione genetica, sistema immunitario, microbiota intestinale e ambiente. Questa guida illustra la differenza tra morbo di Crohn e colite ulcerosa, i sintomi da riconoscere, i possibili fattori scatenanti, l’alimentazione nelle fasi attive e quando rivolgersi al medico. Le indicazioni sono generali e non sostituiscono diagnosi o terapia specialistica.
What are the two main triggers for IBD

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Quali sono le cause dell’IBD? L’IBD, chiamata in italiano Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale (MICI), non ha una causa unica. Il morbo di Crohn e la colite ulcerosa sembrano svilupparsi dall’interazione tra predisposizione genetica, risposta immunitaria, microbiota intestinale e fattori ambientali. Conoscere questi elementi può aiutare a riconoscere i sintomi e a discuterli con il medico, ma non consente di formulare una diagnosi autonomamente.

Che cos’è l’IBD o MICI?

Con il termine IBD, dall’inglese Inflammatory Bowel Disease, si indicano soprattutto il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Sono patologie croniche caratterizzate da infiammazione del tratto gastrointestinale, con periodi di attività e periodi di remissione. Il morbo di Crohn può interessare diverse aree dell’apparato digerente, mentre la colite ulcerosa coinvolge principalmente il colon e il retto.

IBD e sindrome dell’intestino irritabile non sono la stessa condizione: possono condividere alcuni sintomi, ma hanno caratteristiche e percorsi diagnostici differenti. Solo una valutazione clinica può chiarire l’origine dei disturbi.


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Le principali cause dell’IBD

Predisposizione genetica e risposta immunitaria

Alcune persone hanno una maggiore suscettibilità genetica alle MICI. In questi soggetti, il sistema immunitario può reagire in modo disregolato nei confronti dell’ambiente intestinale, contribuendo a mantenere l’infiammazione. Questo non significa che l’IBD sia semplicemente una malattia autoimmune né che sia causata da una singola alterazione genetica: è più corretto parlare di una patologia immunomediata e multifattoriale.

Le malattie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto o l’artrite reumatoide, non sono considerate cause dirette dell’IBD. Tuttavia, una persona con una malattia immunomediata può presentare una maggiore probabilità di sviluppare altre condizioni e dovrebbe affidarsi al proprio medico per una valutazione individuale.


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Microbiota intestinale e barriera intestinale

Il microbiota intestinale interagisce con la mucosa e con il sistema immunitario. Nelle persone con IBD sono state osservate alterazioni della composizione e della funzione microbica, spesso definite disbiosi. La ricerca sta studiando come queste variazioni possano associarsi all’infiammazione, alla produzione di metaboliti come il butirrato e alla funzione della barriera intestinale.

Il rapporto causa-effetto, però, non è completamente chiarito: la disbiosi può essere una conseguenza dell’infiammazione, dei farmaci o dei cambiamenti alimentari, oltre che un possibile fattore coinvolto. Un test del microbiota non diagnostica il morbo di Crohn o la colite ulcerosa e non deve sostituire gli esami indicati dal gastroenterologo.

Fattori ambientali e possibili trigger

I fattori ambientali non causano necessariamente l’IBD da soli, ma in alcune persone possono contribuire all’insorgenza o alla riacutizzazione dei sintomi. Tra quelli più studiati vi sono:

  • Fumo: è associato a un decorso più sfavorevole del morbo di Crohn; smettere di fumare è una scelta da discutere con un professionista sanitario.
  • Farmaci: alcuni antibiotici possono modificare il microbiota, mentre i FANS, come ibuprofene e naprossene, possono peggiorare i disturbi gastrointestinali in alcune persone. Non sospendere o modificare una terapia senza consultare il medico.
  • Alimentazione: una dieta ricca di alimenti ultra-processati e povera di fibre può essere associata a un rischio o a un controllo meno favorevole, ma non rappresenta da sola una spiegazione dell’IBD.
  • Infezioni intestinali pregresse: possono precedere la comparsa o la riacutizzazione dei sintomi in alcuni casi.
  • Stress: non è considerato la causa dell’IBD, ma può influire sulla percezione dei sintomi e sul benessere durante le fasi attive.

Quali sono i sintomi dell’IBD?

I sintomi dell’IBD variano in base alla sede e all’attività dell’infiammazione. I più comuni sono:

  • diarrea persistente o ricorrente;
  • dolore, crampi o gonfiore addominale;
  • sangue o muco nelle feci;
  • urgenza evacuativa o tenesmo, cioè la sensazione di non aver svuotato completamente l’intestino;
  • stanchezza persistente;
  • perdita di peso involontaria o riduzione dell’appetito;
  • febbre, soprattutto nelle fasi più attive;
  • manifestazioni extraintestinali, come dolori articolari, lesioni della pelle o afte, in alcune persone.

Gonfiore, cambiamenti dell’alvo e affaticamento possono dipendere da molte condizioni diverse. Anche una forma apparentemente lieve o iniziale non può essere identificata con certezza dai soli sintomi. La presenza di sangue nelle feci, dolore importante, febbre o perdita di peso richiede una valutazione medica.

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Come si diagnostica l’IBD?

La diagnosi viene formulata dal medico, spesso con il supporto di un gastroenterologo. Il percorso può comprendere anamnesi, visita, esami del sangue, analisi delle feci come la calprotectina e, quando indicato, colonscopia con biopsie o altri esami strumentali. Questi accertamenti aiutano a distinguere l’IBD da infezioni, sindrome dell’intestino irritabile, celiachia e altre cause di sintomi intestinali.

Quali sono i rimedi e come viene gestita l’IBD?

Non esiste un rimedio domestico valido per tutti e la gestione deve essere personalizzata. Il gastroenterologo può valutare farmaci antinfiammatori, immunomodulanti, terapie biologiche o altri trattamenti in base alla diagnosi e alla gravità. In situazioni selezionate possono essere considerate procedure chirurgiche. L’obiettivo è controllare l’infiammazione, favorire la remissione e prevenire complicanze, sempre con monitoraggio professionale.

Alcune abitudini possono sostenere il benessere generale: seguire la terapia prescritta, non fumare, mantenere un’alimentazione adeguata, dormire a sufficienza e chiedere supporto per gestire lo stress. Queste misure non sostituiscono il trattamento medico e non curano l’IBD.

Cosa mangiare e cosa evitare con l’IBD?

Non esiste una dieta universale per le MICI. La tolleranza varia da persona a persona e può cambiare tra remissione e riacutizzazione. Durante una fase attiva, alcune persone riferiscono un peggioramento con:


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  • fritture e pasti molto ricchi di grassi;
  • alcol e bevande zuccherate o gassate;
  • caffeina, cibi piccanti o altri alimenti specifici che provocano disturbi;
  • latticini, se è presente un’intolleranza al lattosio;
  • fibre insolubili, come bucce, semi, crusca e alcune verdure crude, soprattutto se esiste un restringimento intestinale o se il medico ne ha raccomandato la limitazione.

Non eliminare interi gruppi alimentari senza indicazione. Un diario di alimenti e sintomi può aiutare il dietista o il medico a individuare associazioni individuali, evitando restrizioni inutili e carenze di energia, proteine, vitamine o minerali. In remissione, un’alimentazione varia e bilanciata può contribuire al benessere; l’aumento delle fibre deve essere graduale e concordato se provoca sintomi.

Il test del microbiota può diagnosticare l’IBD?

No. Un test del microbiota può descrivere alcuni aspetti della composizione microbica, ma oggi non è uno strumento diagnostico per il morbo di Crohn o la colite ulcerosa. I risultati possono essere influenzati da dieta, farmaci e altri fattori e non indicano da soli quale trattamento seguire. Se desideri approfondire il tema, puoi consultare le informazioni sul nostro test del microbioma, ricordando che non sostituisce il parere del gastroenterologo.

Quando rivolgersi al medico

Prenota una valutazione se diarrea, dolore addominale o cambiamenti dell’alvo persistono o si ripetono. Richiedi assistenza tempestiva in presenza di:

  • sangue nelle feci;
  • dolore addominale intenso o in peggioramento;
  • febbre persistente;
  • diarrea frequente con segni di disidratazione;
  • perdita di peso involontaria;
  • marcata debolezza, pallore o capogiri.

In caso di sintomi severi o improvvisi, rivolgiti ai servizi di emergenza. Non modificare farmaci, dieta o integratori senza il parere di un professionista qualificato.

Domande frequenti sulle cause e sui sintomi dell’IBD

Qual è la causa dell’IBD?

L’IBD ha un’origine multifattoriale. Predisposizione genetica, risposta immunitaria, microbiota e ambiente possono interagire, ma non esiste una singola causa dimostrata per ogni persona.

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Quali sono le malattie autoimmuni che causano IBD?

Nessuna malattia autoimmune è considerata una causa diretta e universale dell’IBD. Le MICI sono condizioni immunomediate; possono coesistere con altre malattie autoimmuni, ma la presenza di una di esse non permette di diagnosticare un’IBD.

Quali sono i rimedi per l’IBD?

La gestione dipende dal tipo di IBD e dall’attività della malattia. Può includere farmaci prescritti dal gastroenterologo, monitoraggio, supporto nutrizionale e, in casi selezionati, chirurgia. Alimentazione equilibrata, stop al fumo e gestione dello stress possono sostenere il benessere, ma non sostituiscono la terapia.

Quali sono i sintomi dell’IBD?

I sintomi più frequenti sono diarrea persistente, dolore addominale, sangue o muco nelle feci, urgenza evacuativa, stanchezza e perdita di peso. Febbre o sintomi extraintestinali possono comparire in alcune persone.

In sintesi

Le cause dell’IBD sono complesse e coinvolgono più fattori, non soltanto l’alimentazione o lo stress. Riconoscere i segnali, evitare autodiagnosi e rivolgersi al gastroenterologo permette di ricevere una valutazione appropriata. Un approccio personalizzato può includere terapia medica, supporto nutrizionale e monitoraggio nel tempo.

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