It: quali condizioni possono essere scambiate per i sintomi dell'IBS?
Quick Answer Summary
- Molte condizioni imitano l’IBS (gonfiore, dolore addominale, alternanza alvo) tra cui SIBO, celiachia, IBD, colite microscopica, intolleranze a lattosio e fruttosio, malassorbimento degli acidi biliari, disfunzioni tiroidee, insufficienza pancreatica ed endometriosi.
- Segnali d’allarme: calo ponderale involontario, anemia, sangue nelle feci, febbre, dolore notturno, storia familiare di IBD o cancro colon-retto, esordio dopo i 50 anni. In questi casi serve valutazione medica rapida.
- Test chiave: sangue (emocromo, ferro), calprotectina fecale, test celiachia, breath test lattosio/fruttosio/SIBO, colonscopia/biopsie, test tiroidei; selettivamente, elastasi pancreatica fecale e test acidi biliari.
- Il microbioma influenza sintomi simili all’IBS (fermentazione, gas, sensibilizzazione viscerale). Un test del microbioma può mappare squilibri batterici utili alla personalizzazione dietetica e probiotica.
- Dieta mirata (FODMAP a breve termine e reintroduzione), gestione stress-sonno, attività fisica e probiotici selezionati sono strategie complementari.
- Rivolgiti al medico se i sintomi cambiano improvvisamente, peggiorano o compaiono bandiere rosse. Non autodiagnicare l’IBS senza escludere condizioni organiche.
Introduzione
La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una diagnosi clinica caratterizzata da dolore addominale ricorrente associato a cambiamenti dell’alvo (stipsi, diarrea o alternanza), con esami di base in genere nella norma e senza segni strutturali evidenti. Eppure, un’ampia costellazione di disturbi gastrointestinali e sistemici può presentarsi con sintomi sovrapponibili, portando a diagnosi tardive o incomplete. Distinguere l’IBS da condizioni che la “mimano” è fondamentale per impostare una terapia appropriata, evitare restrizioni dietetiche inutili o potenzialmente dannose e ridurre l’uso inappropriato di farmaci. In questo contesto, conoscere quali condizioni imitano l’IBS e quali test servono davvero è la chiave. Poiché il microbioma intestinale modula motilità, fermentazione, infiammazione e sensibilità viscerale, l’analisi del microbiota è uno strumento emergente per chiarire pattern funzionali e personalizzare interventi. In questo articolo, uniamo scienza e pratica clinica: segnali d’allarme (“red flags”), percorsi diagnostici, ruolo del microbioma e scelte di dieta, stile di vita e integrazione, con attenzione alla sicurezza e all’efficacia.
Comprendere i “IBS symptoms”: quando i sintomi tipici nascondono altro
Il primo passo è definire chiaramente gli “IBS symptoms”: dolore addominale ricorrente, legato alla defecazione e associato a variazioni di frequenza o consistenza delle feci; sensazione di gonfiore/distensione, meteorismo, urgenza o evacuazione incompleta, talvolta muco nelle feci. Questi sintomi non sono specifici: possono derivare da un disordine di interazione intestino-cervello tipico dell’IBS, ma anche da infiammazione, malassorbimenti, infezioni, alterazioni ormonali o strutturali. Le “bandiere rosse” che richiedono indagine rapida includono: sangue nelle feci visibile o occulto; anemia o carenze nutrizionali inspiegate; calo ponderale involontario; febbre ricorrente; dolore notturno che risveglia; familiarità per IBD o cancro colon-retto; insorgenza dopo i 50 anni; diarrea notturna; storia recente di viaggi a rischio o antibiotici, o un decorso rapidamente progressivo. Senza bandiere rosse, la strategia è mirata a escludere poche cause selezionate, evitando un eccesso di test. Esami iniziali spesso utili: emocromo, sideremia/ferritina, TSH per valutare tiroide, markers infiammatori fecali (calprotectina, talvolta lattoferrina), sierologia per celiachia (IgA totali e anti-transglutaminasi IgA, con dosaggio IgG specifici se deficit IgA). La calprotectina fecale aiuta a distinguere patologie infiammatorie (elevata) da disturbi funzionali (tipicamente normale). Nei quadri con diarrea cronica acquosa, specialmente in donne di mezza età, la colite microscopica potrebbe essere presente nonostante una colonscopia macroscopicamente normale: servono biopsie coliche multiple. Quando predomina il gonfiore con eccesso di gas, bisogna considerare intolleranze ai carboidrati fermentabili (lattosio, fruttosio) e la SIBO (crescita batterica nel tenue), che producono idrogeno/metano e peggiorano la distensione. La diagnosi differenziale è una mappa: si inizia dai quadri più probabili e si procede in modo parsimonioso, integrando i dati clinici con analisi mirate e, se appropriato, con strumenti moderni come il test del microbioma per “leggere” la componente microbica dei sintomi.
Il ruolo del microbioma: perché tanti disturbi imitano l’IBS
Il microbioma intestinale, con i suoi trilioni di microrganismi, influenza digestione, produzione di gas, modulazione immunitaria e sensibilità viscerale. Molti sintomi “IBS-like” nascono da vie comuni: fermentazione eccessiva dei carboidrati, alterata produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA), disbiosi con riduzione di batteri benefici (es. Faecalibacterium prausnitzii) o incremento di produttori di gas come metano (Methanobrevibacter smithii) o idrogeno solforato. Di conseguenza, condizioni diverse convergono clinicamente: un’intolleranza al lattosio, una SIBO o una colite microscopica possono tutte generare dolore e gonfiore, pur con meccanismi differenti. L’IBS stessa è eterogenea: sottotipi a predominanza diarrea (IBS-D), stipsi (IBS-C) o alternanza (IBS-M) mostrano profili microbici e metabolici distinti. Per esempio, un eccesso di produttori di metano può rallentare il transito e favorire stipsi, mentre pattern con aumentata fermentazione di FODMAP possono accentuare gonfiore ed espansione addominale. Un’analisi di microbioma basata su sequenziamento del DNA batterico può individuare squilibri ricorrenti e suggerire interventi personalizzati: ridurre substrati per specie gasogene, usare prebiotici a dosi graduali, selezionare probiotici mirati o introdurre fibre specifiche (come psyllium) nei sottotipi appropriati. Inoltre, una lettura combinata di microbioma e sintomi guida la diagnosi differenziale: un profilo con marcata disbiosi e segni di infiammazione subclinica richiede di escludere IBD o colite microscopica; una disbiosi alta con pattern compatibile con SIBO indirizza a un breath test mirato. L’approccio moderno integra dunque anamnesi, esami base, marcatori fecali, breath test selettivi e una mappatura microbica per evitare sia il sottotrattamento di cause organiche sia l’overtesting non necessario. Gli strumenti disponibili al consumatore, come il kit per il test del microbioma con report nutrizionale, consentono di trasformare dati complessi in scelte pratiche su dieta e stile di vita, pur restando complementari alla valutazione medica quando servono approfondimenti.
Le condizioni più comuni scambiate per IBS: una guida pratica
Molti “sosia” dell’IBS condividono sintomi dominanti ma possiedono marcatori diagnostici distintivi. 1) Intolleranza al lattosio: gonfiore, crampi, diarrea post-latticini; diagnosi con breath test al lattosio o dieta di esclusione controllata; gestione con riduzione lattosio, lattasi o alternative. 2) Malassorbimento del fruttosio o sensibilità ai FODMAP: gas e distensione marcati; utile una fase breve di dieta low-FODMAP con reintroduzioni graduali guidate. 3) SIBO: crescita batterica nel tenue con eccesso di idrogeno/metano o idrogeno solforato; provoca gonfiore postprandiale, eruttazioni, alvo variabile; diagnosi con breath test al lattulosio/glucosio; trattamento con antibiotici non assorbibili o strategie nutrizionali, più gestione fattori predisponenti (alterazioni motilità). 4) Celiachia: può imitare IBS-D o IBS-M con carenze nutrizionali, astenia; screening sierologico e conferma endoscopica; la dieta senza glutine è terapeutica solo dopo diagnosi. 5) IBD (Crohn/colite ulcerosa): dolore, diarrea, talvolta sangue, febbre; calprotectina elevata e colonscopia con biopsie per diagnosi. 6) Colite microscopica: diarrea acquosa cronica, spesso in donne >50 anni o con uso di FANS/IPP; richiede biopsie nonostante mucosa normale; terapia con budesonide. 7) Malassorbimento degli acidi biliari: diarrea acquosa postprandiale, soprattutto post-colecistectomia o ileite; valutazione specialistica; risposta a sequestranti degli acidi biliari. 8) Insufficienza pancreatica esocrina: steatorrea, perdita di peso, deficit vitaminici; elastasi fecale bassa; terapia sostitutiva enzimatica. 9) Disfunzioni tiroidee: ipertiroidismo (diarrea), ipotiroidismo (stipsi): TSH/FT4 chiariscono. 10) Endometriosi e condizioni ginecologiche: dolore ciclico, dispareunia, sintomi intestinali peri-mestruali; richiede valutazione ginecologica. 11) Diverticolite o malattia diverticolare sintomatica: dolore localizzato, febbre (nei casi complicati), alterazioni alvo; imaging o colonscopia a indicazione. 12) Infezioni persistenti (es. Giardia): diarrea, gonfiore, malessere; parassitologico fecale e trattamenti mirati. 13) Farmaco-indotte (metformina, antibiotici, IPP, lassativi, SSRI): rivedere terapia. 14) Tumori colorettali: cambiamento recente dell’alvo, sangue occulto, anemia; richiedono screening secondo età e rischio. Una valutazione clinica ordinata riduce il tempo alla diagnosi corretta e indirizza a interventi mirati ed efficaci.
Test diagnostici: cosa fare, quando farlo e come interpretarlo
La chiave è scegliere gli esami con criterio. In prima battuta, senza bandiere rosse, sono sensati: emocromo e ferritina (anemia), TSH (tiroide), sierologia per celiachia (IgA totali, anti-tTG IgA), calprotectina fecale (screening infiammatorio). Se calprotectina è normale e non ci sono red flags, la probabilità di IBD è bassa. Nei quadri di diarrea acquosa cronica, considerare colonscopia con biopsie per escludere colite microscopica, anche se la mucosa è visivamente normale. Se sospetti latto/frutto-intolleranze, i breath test all’idrogeno/metano sono utili, ma una prova dietetica breve guidata può essere altrettanto informativa. Per sospetta SIBO, breath test al lattulosio o glucosio, interpretando i cut-off in base a linee guida e al profilo (metano elevato correlato a stipsi, idrogeno a gonfiore/diarrea). In caso di diarrea acquosa postprandiale resistente, malassorbimento degli acidi biliari è un sospetto: test specifici variano per disponibilità, ma una prova terapeutica sotto guida specialistica può essere informativa. Se steatorrea o calo ponderale, valutare elastasi pancreatica fecale. Ricorda l’importanza del contesto: un unico risultato fuori range non vale più della clinica; ripetere o confermare può evitare etichette errate. Qui entra in gioco anche la profilazione del microbioma: con un test del microbioma intestinale, puoi individuare disbiosi, riduzioni di generi benefici, eccessi di produttori di gas e pattern associati a sintomi. Non sostituisce la colonscopia o i test di esclusione, ma affina la comprensione funzionale e supporta scelte dietetiche, pre/probiotiche e di stile di vita. Infine, se ci sono red flags o età a rischio, la colonscopia per screening/diagnosi rimane imprescindibile. L’obiettivo è praticità: pochi test giusti al momento giusto, uniti a un’interpretazione integrata e a un piano personalizzato.
Dieta e test del microbioma: dall’eliminazione intelligente alla personalizzazione sostenibile
La dieta può trasformare i sintomi e, se gestita con metodo, aiuta anche la diagnosi differenziale. La strategia low-FODMAP, in mani esperte, riduce rapidamente gonfiore e dolore in molti pazienti con sintomi IBS-like perché limita substrati fermentabili per i microbi produttori di gas. Tuttavia, è pensata come fase breve (4–6 settimane) seguita da reintroduzioni sistematiche per identificare i trigger personali, evitando restrizioni croniche che impoveriscono la diversità microbica. In sospetta intolleranza al lattosio, una prova di 2–3 settimane senza lattosio e successiva reintroduzione graduata spesso è dirimente. Nella SIBO, pasti regolari, riduzione di zuccheri rapidamente fermentabili e supporto della motilità del tenue tra i pasti possono aiutare, mentre un eventuale antibiotico non assorbibile si valuta con lo specialista. Qui il microbioma è bussola: un report dettagliato come quello del test del microbioma InnerBuddies può evidenziare carenze di batteri produttori di butirrato, suggerendo fibre “butyrogeniche” (es. amido resistente) o alimenti prebiotici ben tollerati; un eccesso di produttori di metano può orientare verso fibre solubili come psyllium e verso l’evitamento di restrizioni eccessive di carboidrati complessi che, a lungo termine, possono peggiorare la stipsi. I probiotici non sono tutti uguali: ceppi specifici di Bifidobacterium e Lactobacillus sono utili in IBS-like con diarrea e gonfiore, mentre in presenza di metano alto alcuni integratori possono aumentare la distensione; la personalizzazione in base a sintomi e profilo microbico riduce i tentativi a vuoto. Infine, non dimentichiamo micronutrienti: carenze di ferro, B12, D possono derivare non solo da dieta ma anche da patologie sottostanti (celiachia, IBD, insufficienza pancreatica), e vanno indagate prima di attribuirle all’IBS.
Stile di vita, stress e asse intestino-cervello: perché la gestione integrata conta
L’IBS e molti quadri simili condividono ipersensibilità viscerale, disfunzioni della motilità e una forte modulazione centrale. Stress cronico, disturbi del sonno e ansia/depressione possono amplificare i sintomi intestinali e viceversa. Indipendentemente dalla diagnosi finale, interventi non farmacologici hanno un impatto reale: igiene del sonno (orari regolari, buio, riduzione schermi serali), attività fisica moderata (camminata, allenamento di resistenza leggero) che migliora motilità e composizione batterica, tecniche di gestione dello stress (respirazione diaframmatica, mindfulness, CBT focalizzata sull’intestino). Il biofeedback del pavimento pelvico è essenziale quando la dissinergia defecatoria mima IBS-C: correggere la coordinazione muscolare riduce la stipsi resistente. Anche la tempistica dei pasti e i periodi di digiuno notturno sostengono il complesso miglio motorio migrante, utile contro i ristagni che favoriscono SIBO. L’uso prudente di farmaci è parte della strategia: evitare FANS cronici e rivalutare IPP, lassativi stimolanti o antibatterici ripetuti quando non indispensabili. La modulazione del microbioma attraverso dieta ricca di fibre solubili, legumi ben tollerati, frutta e verdura variate, cereali integrali graduali e fermentati tradizionali (se tollerati) promuove diversità batterica e resilienza. Un report del microbioma può indicare leve prioritarie (più polifenoli, più prebiotici specifici, o supporto con probiotici selezionati). Integrare questi aspetti con la cura medica crea un circuito virtuoso: la riduzione dell’iperallerta centrale e il riequilibrio microbico attenuano la loop dei sintomi, con benefici anche sui “mimicker” che condividono le stesse vie.
Quando sospettare qualcosa di diverso: bandiere rosse e scenari clinici
Non tutti i corsi clinici sono uguali e riconoscere gli scenari atipici previene ritardi pericolosi. Cerca assistenza medica rapida se compaiono: sangue nelle feci (rosso vivo o melena), anemia sideropenica senza spiegazione, calo ponderale non intenzionale, febbre ricorrente, dolore che sveglia di notte o progressivamente peggiorativo, diarrea notturna, esordio dei sintomi dopo i 50 anni, familiarità per IBD o tumori colorettali, massa addominale palpabile, vomito persistente, disfagia o segni di malassorbimento severo (steatorrea, edemi, deficienze multiple). Attenzione a quadri ginecologici: endometriosi intestinale può simulare l’IBS con dolore ciclico, alternanza alvo e gonfiore; presenza di dismenorrea severa o dispareunia orienta a valutazione dedicata. Considera anche farmaci: metformina, antibiotici e alcuni antidepressivi possono indurre diarrea o gonfiore; i FANS possono innescare o aggravare colite microscopica. Se diarrea acquosa resiste a strategie IBS e la calprotectina è normale, valuta malassorbimento degli acidi biliari o colite microscopica (necessarie biopsie). Se prevale stipsi con senso di blocco evacuativo e sforzo eccessivo, disfunzioni del pavimento pelvico sono probabili: un test di espulsione del palloncino o la manometria anorettale chiariscono. Un buon approccio è stepwise: inizi con valutazione di base e, alla luce della risposta clinica, scegli i successivi passi. Strumenti complementari, come un test del microbioma domiciliare, possono affiancare il percorso, ma non sostituiscono colonscopia o indagini mirate quando vi siano segnali di allarme.
Trattamenti mirati per i “falsi IBS”: principi, evidenze e aspettative
La terapia deve bersagliare la causa. Nelle intolleranze, educazione alimentare e rientroduzione mirata permettono una dieta libera il più possibile, evitando carenze. La SIBO richiede un pacchetto: eventualmente antibiotici non assorbibili guidati dal profilo gassoso, correzione di fattori predisponenti (ipomotilità, dissinergia, ipocloridria), dieta a ridotto carico fermentativo transitorio e strategie pro-motilità. La celiachia migliora con rigorosa dieta senza glutine, monitorando nutrizione e densità ossea. L’IBD necessita trattamenti anti-infiammatori/biologici secondo severità. La colite microscopica risponde bene a budesonide e correzione di fattori aggravanti (sospensione di FANS/IPP se possibile). Per malassorbimento degli acidi biliari, sequestranti specifici migliorano la diarrea. L’insufficienza pancreatica beneficia di enzimi pancreatici per os e dieta adeguata in grassi. Le disfunzioni tiroidee si correggono con terapia ormonale. Le disfunzioni del pavimento pelvico rispondono al biofeedback, che spesso risolve stipsi refrattarie scambiate per IBS. Su base sintomatica, antispastici, fibre solubili (psyllium), antidiarroici (loperamide) o farmaci pro-secretori/pro-cinetici possono essere usati, ma solo dopo aver inquadrato la diagnosi. Probiotici e prebiotici hanno evidenze moderate e selettive: l’effetto dipende da ceppo, dose e profilo del paziente. Qui è utile ancorarsi a dati: un profilo microbiomico che segnala bassa diversità e scarsa produzione di SCFA suggerisce fibre prebiotiche a titolazione lenta; un eccesso di metanogeni consiglia prudenza con alcune fibre fermentabili e preferenza per interventi che migliorano la motilità. Misurare, personalizzare, monitorare: un circolo virtuoso che riduce tentativi casuali e migliora l’aderenza.
Il futuro della diagnosi differenziale: integrazione tra clinica, biomarcatori e microbioma
La medicina di precisione in gastroenterologia sta evolvendo verso algoritmi integrati che combinano fenomenologia clinica, biomarcatori fecali/sierici, imaging endoscopico e profili microbiomici e metabolomici. Strumenti digitali che mappano sintomi in tempo reale, dieta e ritmo circadiano si affiancano a test domiciliari affidabili. Una prospettiva emergente è l’uso del microbioma come “sensore” dinamico: variazioni di taxa chiave e dei loro metaboliti (butirrato, propionato, indoli) anticipano fasi sintomatiche, guidando prevenzione e terapie. In parallelo, l’analisi dei gas intestinali (idrogeno, metano, idrogeno solforato) con breath test migliorati offre una finestra sulla fermentazione in vivo. L’obiettivo non è moltiplicare i test, ma sfruttare i dati giusti al momento giusto per ridurre incertezza e tempi di diagnosi. In questo scenario, soluzioni dirette al consumatore, come il Test del Microbioma InnerBuddies, fungono da ponte tra la pratica quotidiana e la scienza di frontiera: permettono di identificare squilibri gestibili con dieta e stile di vita, di monitorare i progressi e di dialogare in modo informato con il medico. Il futuro vedrà protocolli più snelli per distinguere IBS da “mimicker”, con soglie decisionali basate su combinazioni di calprotectina, sierologia celiachia, pattern breath test e indici microbiomici validati. Nel frattempo, attenersi a linee guida pragmatiche e personalizzare gli interventi resta la strategia vincente.
Key Takeaways
- Molti disturbi imitano l’IBS: intolleranze, SIBO, celiachia, IBD, colite microscopica, malassorbimento acidi biliari, disfunzioni tiroidee, insufficienza pancreatica, endometriosi, infezioni, farmaco-indotte.
- Red flags richiedono indagini rapide: sangue nelle feci, anemia, calo ponderale, febbre, diarrea notturna, esordio >50 anni, familiarità per IBD/cancro.
- Test iniziali utili: emocromo/ferritina, TSH, sierologia celiachia, calprotectina fecale; poi breath test selettivi e colonscopia/biopsie in base al quadro.
- Il microbioma spiega molti sintomi IBS-like; profilazioni mirate guidano dieta, fibre, pre/probiotici.
- La dieta low-FODMAP è uno strumento temporaneo; la personalizzazione con reintroduzioni evita restrizioni eccessive.
- Stile di vita e gestione dello stress modulano l’asse intestino-cervello e riducono l’ipersensibilità viscerale.
- Tratta la causa: dalla budesonide nella colite microscopica agli enzimi nella insufficienza pancreatica, fino alla correzione tiroidea.
- Un test del microbioma domiciliare è complementare, non sostitutivo, degli esami medici quando ci sono bandiere rosse.
Q&A: Domande frequenti
1) Perché così tante condizioni possono sembrare IBS?
Perché condividono vie comuni: fermentazione, disbiosi, ipersensibilità viscerale e alterata motilità. Questi meccanismi producono gonfiore, dolore e alterazioni dell’alvo indipendentemente dalla causa primaria.
2) Come distinguere rapidamente IBS da IBD?
In assenza di red flags, la calprotectina fecale normale rende improbabile l’IBD. Se è elevata o ci sono sangue nelle feci, febbre, perdita di peso, serve colonscopia con biopsie per diagnosi definitiva.
3) Vale la pena fare subito la dieta low-FODMAP?
Sì, come prova breve guidata può ridurre i sintomi e suggerire una sensibilità fermentativa, ma deve essere seguita da reintroduzioni per evitare restrizioni croniche dannose per il microbioma. Non sostituisce i test quando ci sono bandiere rosse.
4) La SIBO come si diagnostica in modo affidabile?
Con breath test al lattulosio o glucosio interpretati secondo linee guida, in associazione al quadro clinico. La risposta alla terapia e alla correzione dei fattori predisponenti rafforza la diagnosi.
5) Posso avere IBS e intolleranza al lattosio insieme?
Sì, possono coesistere. Trattare l’intolleranza migliora i sintomi fermentativi, mentre l’IBS richiede anche interventi su stress, motilità e sensibilizzazione viscerale.
6) Quando sospettare la colite microscopica?
In caso di diarrea acquosa cronica, soprattutto in donne oltre i 50 anni o con uso di FANS/IPP, anche se colonscopia appare normale. La diagnosi richiede biopsie del colon.
7) A cosa serve il test del microbioma se non è un esame “diagnostico” classico?
Serve a identificare disbiosi e pattern metabolici che spiegano i sintomi e guidano scelte dietetiche e probiotiche personalizzate. È complementare ai test medici, non sostitutivo.
8) Quali probiotici funzionano davvero?
Dipende dal ceppo e dal profilo del paziente. Alcuni Bifidobacterium e Lactobacillus hanno dati a supporto nell’IBS-like, ma la scelta deve considerare sintomi, obiettivi e, se disponibile, il profilo microbiomico.
9) Ho stipsi severa: è sempre IBS-C?
Non necessariamente. La dissinergia del pavimento pelvico può imitare IBS-C; il biofeedback è efficace e dovrebbe essere considerato quando c’è sforzo e sensazione di ostruzione all’evacuazione.
10) La diarrea notturna è compatibile con IBS?
È atipica per l’IBS e suggerisce cause organiche come IBD, colite microscopica o malassorbimento degli acidi biliari. Richiede approfondimenti.
11) Come capire se ho intolleranza al fruttosio?
Un breath test positivo o una prova dietetica breve con riduzione di frutta ad alto fruttosio, miele e polioli può essere indicativa. La reintroduzione graduale aiuta a definire la soglia personale.
12) Gli IPP possono causare diarrea cronica?
Sì, in alcune persone favoriscono disbiosi o colite microscopica. Se sospetti un effetto, parla con il medico per una revisione terapeutica.
13) Il malassorbimento degli acidi biliari come si tratta?
Con sequestranti degli acidi biliari sotto prescrizione medica e, talvolta, modifiche dietetiche. Una risposta clinica significativa sostiene la diagnosi.
14) L’attività fisica aiuta davvero?
Sì, migliora motilità, riduce stress e sostiene la diversità del microbioma. Anche camminate regolari hanno effetti benefici misurabili su sintomi IBS-like.
15) Posso iniziare da solo un test del microbioma?
Sì, con un test del microbioma a domicilio puoi ottenere un profilo utile per personalizzare dieta e integrazione. Usa i risultati insieme al medico, soprattutto se presenti segnali d’allarme.
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