Sindrome del colon irritabile: sintomi, cause e diagnosi
La sindrome del colon irritabile, indicata anche con la sigla IBS, è una condizione intestinale comune che può causare dolore addominale, gonfiore, diarrea, stitichezza o alternanza tra questi sintomi. La diagnosi non si basa su un singolo test: il medico valuta la storia dei disturbi, applica criteri clinici ed esegue, quando indicato, esami per escludere altre condizioni. In questa guida trovi cosa significa IBS, quali sono i sintomi, cosa può peggiorarli e come si distingue da disbiosi e malattie infiammatorie intestinali.
Che cos’è l’IBS?
L’IBS, o sindrome dell’intestino irritabile, è una sindrome caratterizzata soprattutto da dolore addominale ricorrente associato a cambiamenti nella frequenza o nella forma delle feci. In genere non sono presenti lesioni strutturali evidenti che spieghino i sintomi, ma questo non significa che i disturbi siano immaginari o poco importanti.
L’IBS può essere persistente, con periodi di maggiore o minore intensità, e si manifesta in modo diverso da persona a persona. Può influire sulla qualità della vita, sul sonno, sulle attività quotidiane e sulla serenità durante i pasti o gli spostamenti. Un inquadramento medico aiuta a valutare i sintomi e a escludere altre cause.
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Sintomi dell’IBS
I sintomi della sindrome del colon irritabile possono variare nel tempo. I più frequenti includono:
- Dolore o crampi addominali, talvolta collegati all’evacuazione.
- Cambiamenti dell’alvo, con diarrea, stitichezza oppure alternanza tra le due.
- Gonfiore e gas intestinali, spesso più evidenti dopo i pasti.
- Urgenza evacuativa o necessità di andare in bagno più frequentemente.
- Sensazione di evacuazione incompleta.
- Muco nelle feci, che può comparire in alcuni casi.
Il dolore e le alterazioni intestinali sono gli elementi più importanti per la valutazione clinica. Stress, pasti abbondanti, alcuni alimenti, infezioni recenti e cambiamenti ormonali possono essere associati a un peggioramento, ma i fattori scatenanti non sono uguali per tutti.
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Quali fattori possono peggiorare i sintomi?
L’IBS non ha una causa unica. I sintomi possono dipendere dall’interazione tra motilità intestinale, sensibilità dell’intestino, asse intestino-cervello, alimentazione, microbiota e altri fattori individuali. Tra gli elementi che alcune persone riferiscono come aggravanti ci sono:
- Stress e ansia, che possono influenzare la motilità e la percezione del dolore attraverso l’asse intestino-cervello.
- Alcuni alimenti o pasti abbondanti, inclusi, per alcune persone, cibi ricchi di FODMAP, grassi, piccanti o contenenti caffeina e alcol.
- Gastroenteriti precedenti, dopo le quali in alcuni casi possono persistere sintomi intestinali.
- Variazioni ormonali, per esempio durante il ciclo mestruale.
- Alcuni farmaci, tra cui antibiotici o prodotti che modificano la motilità intestinale.
- Cambiamenti del microbiota, che possono essere associati ai sintomi ma non permettono da soli di diagnosticare l’IBS.
Un diario semplice con sintomi, pasti, stress, ciclo mestruale e farmaci può aiutare a individuare associazioni da discutere con un professionista. È meglio evitare eliminazioni alimentari rigide o prolungate senza il supporto di un medico o di un dietista, perché possono ridurre inutilmente la varietà della dieta.
Come viene diagnosticata l’IBS?
La diagnosi dell’IBS è principalmente clinica. Il medico raccoglie informazioni sui sintomi e sulla loro durata, valuta la storia personale e familiare e considera eventuali segnali che richiedono approfondimenti. Non esiste un esame unico capace di confermare l’IBS.
Il ruolo dei criteri di Roma IV
I criteri di Roma IV aiutano il medico a riconoscere un quadro compatibile con IBS. In termini generali, considerano dolore addominale ricorrente, mediamente almeno un giorno alla settimana negli ultimi tre mesi, associato ad almeno due elementi tra:
- relazione con la defecazione;
- cambiamento nella frequenza delle evacuazioni;
- cambiamento nella forma o nell’aspetto delle feci.
La valutazione tiene conto anche dell’inizio dei sintomi e del contesto clinico. Solo un professionista può stabilire se questi criteri siano applicabili alla singola persona.
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In base ai sintomi e alla visita, il medico può richiedere esami per escludere condizioni con manifestazioni simili. Tra quelli che possono essere presi in considerazione ci sono emocromo, proteina C-reattiva, calprotectina fecale, test per la celiachia e, quando appropriato, esami della tiroide. La scelta dipende dalla situazione individuale: non tutti devono eseguire gli stessi accertamenti.
Una colonscopia o altri esami specialistici possono essere indicati quando esistono segnali d’allarme, fattori di rischio o dubbi diagnostici. È opportuno rivolgersi rapidamente a un medico in presenza di sangue nelle feci, perdita di peso non intenzionale, anemia, febbre persistente, sintomi notturni importanti, vomito persistente, dolore intenso o cambiamento recente e marcato dell’alvo, soprattutto in età adulta avanzata.
Disbiosi e IBS sono la stessa cosa?
No, disbiosi e IBS non sono la stessa cosa. La disbiosi indica un cambiamento nella composizione o nelle funzioni del microbiota intestinale. L’IBS, invece, è una sindrome clinica definita da sintomi come dolore addominale e alterazioni dell’alvo.
In alcune persone con IBS sono state osservate differenze nel microbiota, ma non esiste un profilo microbico unico valido per tutti. Inoltre, la presenza di disbiosi non è sufficiente per diagnosticare l’IBS e non tutte le persone con alterazioni del microbiota sviluppano questa sindrome. Il microbiota può essere uno dei fattori coinvolti insieme a sensibilità intestinale, motilità, alimentazione, infezioni e asse intestino-cervello.
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Qual è la differenza tra IBS e IBD?
IBS è l’acronimo inglese di sindrome dell’intestino irritabile, mentre IBD indica le malattie infiammatorie intestinali, come morbo di Crohn e colite ulcerosa. L’IBS è una sindrome funzionale: i sintomi riguardano il funzionamento e la sensibilità intestinale, senza una lesione strutturale tipica necessaria per la diagnosi.
L’IBD è invece un gruppo di malattie infiammatorie che richiede una valutazione specialistica e può associarsi a segni come infiammazione documentata, sangue nelle feci, febbre, anemia o perdita di peso. I sintomi possono sovrapporsi, quindi la distinzione non dovrebbe essere fatta autonomamente. Esami del sangue, calprotectina fecale, endoscopia e altri accertamenti possono essere valutati dal medico quando necessario.
Il possibile ruolo del microbioma intestinale
Il microbioma intestinale comprende microrganismi e materiale genetico presenti nell’intestino. La sua composizione può variare in base a dieta, farmaci, età, ambiente e altri fattori. Nelle persone con IBS sono state descritte differenze rispetto ad altre persone, ma i risultati non definiscono un modello valido per ogni individuo e non chiariscono da soli la causa dei sintomi.
Un test del microbioma intestinale può descrivere alcuni aspetti della composizione microbica e offrire spunti da discutere con un professionista. Non diagnostica l’IBS, la disbiosi o altre malattie, non sostituisce gli esami clinici e non dovrebbe essere usato per modificare terapie senza un parere qualificato.
Domande frequenti sull’IBS
Che cosa è l’IBS?
L’IBS è la sindrome dell’intestino irritabile, una condizione caratterizzata soprattutto da dolore addominale ricorrente e cambiamenti nella frequenza o nella forma delle feci. La diagnosi è clinica e richiede la valutazione di un professionista.
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I sintomi più comuni sono dolore o crampi addominali, diarrea, stitichezza o alternanza tra le due, gonfiore, gas, urgenza evacuativa e sensazione di evacuazione incompleta. La loro intensità e combinazione possono cambiare nel tempo.
La disbiosi e l’IBS sono la stessa cosa?
No. La disbiosi descrive un’alterazione del microbiota intestinale, mentre l’IBS è una sindrome clinica. Possono essere associate, ma la disbiosi da sola non diagnostica l’IBS.
Qual è la differenza tra IBS e IBD?
L’IBS è una sindrome legata al funzionamento intestinale; l’IBD comprende malattie infiammatorie intestinali come morbo di Crohn e colite ulcerosa. Poiché alcuni sintomi possono somigliarsi, la distinzione richiede una valutazione medica.
Quando chiedere un parere medico
Parla con il medico se i sintomi sono persistenti, ricorrenti, severi o in peggioramento, oppure se interferiscono con la vita quotidiana. Richiedi una valutazione tempestiva in caso di sangue nelle feci, perdita di peso non intenzionale, febbre, anemia, dolore intenso o altri segnali d’allarme. Una diagnosi corretta permette di considerare le diverse possibili cause e di definire un percorso di gestione adatto alla situazione personale.