How to analyze the gut microbiome? - InnerBuddies

it: guida completa all'analisi del microbioma intestinale

Scopri metodi efficaci per analizzare il tuo microbioma intestinale e svelare approfondimenti sulla tua salute. Impara i consigli degli esperti e le migliori pratiche per comprendere i batteri intestinali oggi!

Questa guida spiega in modo chiaro e aggiornato come comprendere e analizzare il microbioma intestinale, perché è importante per la salute e quando un test può essere utile. Scoprirai cosa misurano le analisi del microbioma, quali informazioni possono offrire sulla tua flora intestinale e come interpretarle con responsabilità. L’argomento conta perché il microbioma intestinale influenza digestione, immunità e benessere generale; conoscere il proprio profilo può aiutare a prendere decisioni più consapevoli su alimentazione e stile di vita. La guida utilizza evidenze scientifiche, linguaggio semplice e il termine microbioma intestinale come riferimento chiave al tema del gut microbiome.

I. Introduzione

A. Cos’è il microbioma intestinale e perché è importante per la salute

Il microbioma intestinale è l’insieme del materiale genetico di batteri, archea, lieviti, funghi e virus che colonizzano il nostro intestino. Questi microrganismi formano ecosistemi dinamici che interagiscono con il cibo che ingeriamo, con il sistema immunitario e con la barriera intestinale. Un microbioma in equilibrio supporta la digestione dei nutrienti, la produzione di metaboliti benefici come gli acidi grassi a corta catena e la regolazione dell’infiammazione. Quando l’equilibrio si altera, possono emergere sintomi gastrointestinali o segnali sistemici che meritano attenzione.

B. Obiettivo: comprendere come analizzare il microbioma intestinale

Questa guida ti accompagna passo dopo passo nell’analisi del microbioma intestinale: cosa significa analizzare la flora intestinale, quali metodi sono disponibili, che tipo di dati forniscono e come interpretarli in modo realistico. L’obiettivo è offrire strumenti pratici e criteri decisionali per capire quando ha senso ricorrere a un test e come utilizzare le informazioni in modo utile e responsabile.

C. Rilevanza di una guida completa per salute e benessere

La ricerca sul gut microbiome è in rapida evoluzione. Una guida completa aiuta a evitare malintesi comuni (per esempio, che esista un “microbioma perfetto”) e a inquadrare i risultati nel proprio contesto clinico e di vita. Per chi ha sintomi persistenti o desidera ottimizzare la salute digestiva, una comprensione solida dell’analisi può trasformarsi in scelte più mirate e consapevoli.

II. Il microbioma intestinale: cos’è e perché conta

A. Definizione e composizione

Il microbioma intestinale include l’insieme dei geni dei microrganismi che popolano il tratto gastrointestinale. Il microbiota, correlato ma distinto, indica l’insieme dei microrganismi stessi. La composizione comprende batteri commensali benefici (ad esempio Bifidobacterium, Faecalibacterium, Akkermansia), specie potenzialmente opportuniste e un’ampia varietà virale e micotica. La diversità del microbioma — cioè la ricchezza e l’equilibrio tra specie — è un indicatore approssimativo della resilienza dell’ecosistema intestinale.

B. Ruolo per digestione, sistema immunitario e umore

Un microbioma sano svolge funzioni cruciali. Fermenta fibre e polifenoli producendo acidi grassi a corta catena (come butirrato, propionato e acetato) che nutrono le cellule intestinali, modulano la risposta immunitaria e possono influenzare la segnalazione tra intestino e cervello. Il microbioma aiuta a sintetizzare alcune vitamine, contribuisce alla maturazione del sistema immunitario e interagisce con l’asse intestino-cervello, con riflessi potenziali sul tono dell’umore e sullo stress. Pur senza determinare direttamente lo stato psicologico, partecipa a reti biologiche che ne modulano i segnali.

C. Relazione con la salute generale

La letteratura scientifica suggerisce associazioni tra assetti del microbioma e varie condizioni metaboliche e infiammatorie. Non si tratta di rapporti semplici causa-effetto, ma di interazioni multifattoriali in cui dieta, genetica, farmaci (ad esempio antibiotici o inibitori di pompa protonica), stile di vita e ambiente contribuiscono al quadro complessivo. Per questo, analizzare il microbioma può offrire indizi utili, da integrare con la storia clinica e una valutazione professionale.

III. Perché questa tematica conta per la salute intestinale

A. Equilibrio o squilibrio: impatto su sintomi e malattia

Quando il microbioma è in equilibrio, la barriera intestinale funziona meglio, l’infiammazione locale è modulata e la digestione è più efficiente. In caso di disbiosi — un’alterazione qualitativa o quantitativa della comunità microbica — possono comparire gonfiore, meteorismo, irregolarità dell’alvo, sensibilità post-prandiale o sensazioni di stanchezza correlate ai pasti. A lungo termine, la disbiosi può contribuire a stati infiammatori di basso grado che si riflettono anche oltre l’intestino. Non è però l’unico fattore: la clinica richiede sempre una visione d’insieme.

B. Connessioni con IBS, infiammazione e disturbi autoimmuni

Nel colon irritabile (IBS) si osservano frequentemente alterazioni nella composizione e nella diversità del microbioma. Anche in patologie infiammatorie intestinali e in alcuni disturbi autoimmuni sono state descritte differenze rispetto a pattern considerati eubiotici. Queste correlazioni non consentono diagnosi automatiche dal solo profilo batterico, ma suggeriscono che la profondità e il tipo di disbiosi possano influenzare sintomi, risposta alla dieta e sensibilità a specifici trigger alimentari.

C. Segnali e indicatori di disbiosi

I segnali di possibile squilibrio includono: gonfiore ricorrente, irregolarità dell’alvo (stipsi, diarrea o alternanza), cattiva digestione di alcuni cibi, ipersensibilità al lattosio o a zuccheri fermentabili, alitosi, senso di pienezza prolungato, distensione addominale, e in alcuni casi manifestazioni sistemiche come stanchezza post-prandiale o riacutizzazioni cutanee. Questi segni sono aspecifici e possono dipendere da molte cause: per questo, la semplice osservazione dei sintomi raramente rivela la radice del problema.

IV. Variabilità individuale e incertezze nell’interpretazione

A. La complessità del microbioma tra individui

Il microbioma è altamente individuale, influenzato da genetica, età, alimentazione, farmaci, ambiente e livelli di stress. Due persone con diete simili possono avere profili microbici diversi e risposte differenti allo stesso alimento. Inoltre, il microbioma cambia nel tempo: ciò che osservi in un test rappresenta una “istantanea” migliorabile con interventi graduali e monitorabili.


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B. Limiti delle interpretazioni basate sui sintomi isolati

Molti sintomi intestinali si sovrappongono tra condizioni diverse (IBS, sensibilità FODMAP, sovracrescita batterica del tenue, intolleranze enzimatiche). Basarsi solo su sintomi porta a ipotesi speculative e, talvolta, a scelte dietetiche inutilmente restrittive. Una valutazione oggettiva, quando indicata, aiuta a evitare il “trial-and-error” prolungato e a indirizzare in modo più mirato modifiche alimentari o dello stile di vita.

C. Perché non bastano i segnali manifesti

Segnali come gonfiore o irregolarità dell’alvo non dicono nulla sulla diversità microbica, sulla presenza di specifici commensali o sul profilo metabolico. L’intestino può mostrare la stessa sintomatologia in contesti biologici molto diversi. Per questo, affidarsi solo ai segnali esteriori rischia di trascurare cause profonde che un’analisi mirata può mettere in luce.

V. Il ruolo centrale del microbioma intestinale in questa analisi

A. Come le alterazioni contribuiscono alla sintomatologia

Alcune alterazioni del microbioma influenzano la produzione di gas, la fermentazione di zuccheri a catena corta e la trasformazione di acidi biliari. Squilibri tra produttori di butirrato e batteri opportunisti possono ridurre l’integrità della barriera intestinale e amplificare segnali infiammatori locali. Cambiamenti nel profilo fermentativo possono accentuare gonfiore e dolore addominale dopo i pasti, specialmente con carboidrati fermentabili.

B. Relazione con disturbi gastrointestinali, metabolismo e immunità

Il microbioma interagisce con il metabolismo energetico modulando l’estrazione di calorie e la gestione dei substrati fermentabili. Sul piano immunitario, taxa e metaboliti diversi possono promuovere tolleranza o, al contrario, favorire stati pro-infiammatori. Queste interazioni, complesse e bidirezionali, suggeriscono che interventi personalizzati — alimentari, comportamentali, talvolta integrativi — possano essere più efficaci quando guidati da dati oggettivi.

C. Analisi come chiave per cause profonde e personalizzazione

Un’analisi del microbioma può mettere in evidenza aree prioritarie: bassa diversità del microbioma, carenza di taxa benefici chiave, sovrabbondanza di specie opportuniste, o un profilo fermentativo sbilanciato. Queste informazioni non fanno diagnosi, ma aiutano a orientare priorità alimentari (fibre e polifenoli mirati, gradualità nell’introduzione dei cibi), strategie comportamentali e il follow-up con professionisti per piani davvero personalizzati.

VI. Come un’analisi del microbioma può fornire insights preziosi

A. Cosa può rivelare un test

I test di intestinal flora analysis variano per tecnologia (ad esempio 16S rRNA, metagenomica shotgun) e profondità informativa. In generale, possono restituire:

  • Composizione relativa dei principali phyla e generi batterici;
  • Indicatori di diversità del microbioma (ricchezza e uniformità delle specie);
  • Presenza o eccesso di taxa opportunisti e potenziali patogeni;
  • Abbondanza relativa di commensali chiave (per es. produttori di butirrato);
  • Indice di equilibrio globale e possibili segnali di disbiosi;
  • Talvolta, inferenze funzionali (potenziale metabolico) in base ai profili genetici rilevati.

B. Termini chiave da conoscere

- Equilibrio: relazione armonica tra gruppi microbici, con funzioni complementari e segnali infiammatori contenuti.
- Disbiosi: alterazione qualitativa/quantitativa dell’ecosistema microbico con perdita di funzioni o eccesso di opportunisti.
- Biodiversità: numero e distribuzione delle specie; maggiore diversità è spesso correlata a resilienza.
- Patogeni/opportunisti: microrganismi che, in eccesso o in specifici contesti, possono contribuire a sintomi o infiammazione.
- Commensali: microrganismi che convivono con l’organismo ospite svolgendo funzioni utili (produzione di SCFA, modulazione immunitaria).

C. Informazioni su carenze, eccessi o squilibri specifici

Un profilo che rivela bassa abbondanza di produttori di butirrato, ad esempio, può suggerire attenzione all’apporto di fibre prebiotiche e polifenoli, in modo graduale e personalizzato. Un eccesso di batteri fermentativi associato a gonfiore post-prandiale può guidare l’osservazione su timing dei pasti, masticazione, gestione dei FODMAP e potenziale necessità di strategie mirate. La presenza di opportunisti non va automaticamente demonizzata: conta il contesto, l’abbondanza relativa e l’insieme dei sintomi.

VII. Chi dovrebbe valutare di fare un test sul microbioma

A. Sintomi gastrointestinali persistenti o ricorrenti

Chi sperimenta gonfiore ricorrente, irregolarità dell’alvo, dolore addominale non spiegato o digestione lenta nonostante i tentativi standard (più acqua, fibre, attività fisica) può trarre beneficio da una valutazione oggettiva. L’analisi può ridurre i tentativi casuali e mettere a fuoco possibili aree d’intervento.

B. Interesse per benessere e prestazioni digestive

Persone senza diagnosi specifiche ma con obiettivi di ottimizzazione (energia post-prandiale, regolarità, comfort intestinale) possono utilizzare i dati per individuare margini di miglioramento sostenibili: varietà di fibre, rotazione alimentare, gestione del ritmo circadiano e sonno, che influenzano anche il microbioma.

C. Condizioni influenzate da squilibri microbiotici

Chi convive con allergie, alterazioni glicemiche, sindromi infiammatorie lievi o iper-reattività immunitaria può considerare un test di gut microbiota testing come strumento educativo. Non sostituisce le indagini cliniche, ma fornisce un contesto sull’ecosistema intestinale che potrebbe modulare la risposta ai piani di gestione.

D. Mappa personalizzata per interventi mirati

Una mappa personalizzata facilita obiettivi concreti e realistici. Comprendere quali gruppi batterici scarseggiano o eccedono orienta micro-cambiamenti progressivi, spesso più efficaci delle diete estreme. Per chi desidera un quadro strutturato, un test del microbioma può offrire una base dati da condividere con un professionista.

VIII. Quando decidere di fare un test sul microbioma: guida pratica

A. Situazioni che indicano che il test può aiutare

Se i sintomi persistono nonostante aggiustamenti di base (idratazione, fibre ben tollerate, attività fisica, riduzione dello stress), un test può fornire indizi aggiuntivi. Anche dopo cicli di antibiotici, terapie croniche che impattano la flora o importanti cambi di dieta, un’analisi può chiarire lo stato attuale e le priorità.

B. Disfunzioni che richiedono strategie personalizzate basate su dati

Quando il pattern sintomatologico è fluttuante o controintuitivo (alimenti “sani” che peggiorano i sintomi, risposte diverse a giorni alterni), dati di gut bacteria profiling e microbial health assessment aiutano a distinguere tra ipotesi. Non determinano da soli la terapia, ma supportano un ragionamento clinico più mirato e individualizzato.

C. Differenza tra analisi di routine e test approfonditi

I pannelli più semplici (ad es. 16S) offrono una panoramica tassonomica utile e relativamente accessibile. Le analisi metagenomiche shotgun forniscono più dettaglio funzionale, a un costo maggiore. La scelta dipende dalla domanda a cui vuoi rispondere: fotografia generale, monitoraggio nel tempo o approfondimento funzionale. Se l’obiettivo è orientare cambiamenti pratici, anche un’analisi tassonomica ben interpretata può essere sufficiente.

IX. Conclusione: dal sospetto alla comprensione personale del microbioma

A. Conoscere il proprio microbioma per una salute ottimale

Capire il tuo microbioma significa leggere una parte importante della tua fisiologia digestiva e immunitaria. Non fornisce una diagnosi definitiva, ma aggiunge prospettiva e sfumature a ciò che senti ogni giorno, aiutandoti a prendere decisioni con più consapevolezza e meno tentativi casuali.

B. Dalla comprensione alle scelte

Le informazioni ricavate possono guidare scelte alimentari pragmatiche (varietà di fibre, tolleranza graduale, qualità dei grassi, polifenoli), abitudini di vita (orari dei pasti, sonno, attività fisica) e, quando indicato, il confronto con professionisti. L’attenzione alla gradualità e alla sostenibilità è centrale: piccoli cambi costanti sono più efficaci di rivoluzioni temporanee.

C. Quando e perché approfondire

Se senti che ipotesi e tentativi non bastano più, un’analisi del microbioma può portare chiarezza e direzione. Per passare all’azione in modo informato, valuta di approfondire con un kit affidabile di analisi del microbioma e di condividere i risultati con un professionista che sappia integrarli nel tuo quadro clinico.

X. Risorse e prossimi passi per approfondire

A. Come trovare professionisti qualificati e test affidabili

Cerca professionisti con esperienza documentata in gastroenterologia, nutrizione clinica o medicina di stile di vita, e che conoscano i limiti e i punti di forza delle tecniche di analisi. Verifica trasparenza metodologica del laboratorio (tecnologia usata, soglie, qualità del campione) e chiarezza nel referto.

B. Strumenti e consigli pratici per l’analisi

Prima del test, leggi con attenzione le istruzioni di raccolta del campione e prepara un breve diario alimentare e dei sintomi da correlare ai risultati. Dopo il referto, annota i cambiamenti proposti e monitora le risposte (due-tre settimane per step). La misurazione ripetuta non è sempre necessaria: ha senso se stai valutando l’effetto di un intervento rilevante o se i sintomi cambiano in modo marcato.

C. Facili step per iniziare il proprio percorso

  • Definisci una domanda concreta (es. “Perché ho gonfiore serale?”).
  • Valuta se dati oggettivi possono aiutare a rispondere meglio.
  • Se opportuno, scegli un test del microbioma intestinale con referto chiaro e supporto interpretativo.
  • Pianifica micro-cambiamenti misurabili (variazione di fibre, timing dei pasti, gestione dello stress).
  • Monitora feedback del corpo e, se necessario, rivaluta dopo alcune settimane.

Come analizzare il microbioma intestinale? Approfondimento pratico

1) Preparazione e raccolta del campione

La qualità del campione è essenziale. Segui scrupolosamente le istruzioni: evita contaminazioni, rispetta i tempi e le condizioni di conservazione. Alcuni protocolli chiedono di sospendere probiotici o integratori pochi giorni prima; segui sempre le indicazioni fornite e, in caso di terapie farmacologiche, confrontati con il medico.


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2) Scelta della metodica

Le analisi 16S rRNA forniscono una mappatura tassonomica a livello di genere o specie in alcuni casi, con buona comparabilità tra campioni. La metagenomica shotgun sonda il potenziale funzionale ma è più costosa e richiede interpretazione esperta. Non sempre “più dati” significano “migliore decisione”: scegli in base all’obiettivo.

3) Metriche chiave da osservare

  • Diversità alfa (Shannon, Simpson): ricchezza ed equilibrio interno del campione.
  • Abbondanze relative dei principali taxa benefici (es. Faecalibacterium) e di opportunisti.
  • Indicatori di disbiosi suggeriti dal laboratorio (con prudenza interpretativa).
  • Inferenze funzionali (potenziale SCFA, metabolismo dei carboidrati) se disponibili.

4) Contestualizzazione clinica

Interpreta i dati alla luce dei tuoi sintomi, della dieta attuale, dell’uso di farmaci recenti e del tuo stile di vita. Evita deduzioni drastiche su singoli taxa: conta il pattern complessivo. Se il report suggerisce trend ma non li colleghi ai tuoi sintomi, è utile un confronto con un professionista.

5) Dalla teoria all’azione, con gradualità

Traduci gli insight in passi piccoli e monitorabili: aumentare l’apporto di fibre solubili, introdurre legumi o cereali integrali in modo progressivo, variare le fonti vegetali, distribuire meglio i pasti, curare sonno e gestione dello stress. La personalizzazione è la regola: ciò che funziona per altri può non funzionare per te, e viceversa.

Perché i sintomi non rivelano sempre la causa radice

La sovrapposizione sintomatologica tra condizioni differenti è notevole: gonfiore può derivare da eccesso di fermentazione nel colon, alterata motilità, ipersensibilità viscerale o intolleranze enzimatiche. Inoltre, la percezione del sintomo è modulata da fattori centrali (stress, sonno, stato infiammatorio). Senza dati oggettivi, si rischia di attribuire la causa a un unico fattore e di tralasciare il quadro ecologico dell’intestino.

Limiti del “tentare a caso”: perché l’analisi aggiunge valore educativo

Provare diete di eliminazione non guidate o integrare prodotti senza una ragione biologica chiara può peggiorare la varietà alimentare e ridurre la diversità microbica. Un intestinal flora analysis ben interpretato indirizza aggiustamenti di buon senso (tipi di fibre, timing, rotazione alimentare) riducendo errori comuni e prevenendo restrizioni non necessarie.

Che cosa rivela concretamente un’analisi del microbioma

  • Mappa tassonomica: chi c’è e in che proporzione, rispetto a ciò che ci si aspetta in un intestino adulto in equilibrio.
  • Diversità: quanto è ricco e bilanciato l’ecosistema; utile per valutare resilienza e risposta ai cambiamenti.
  • Pattern di disbiosi: segnali di squilibrio che meritano attenzione pratica (non diagnosi).
  • Indizi funzionali: potenziale di produzione di SCFA, metabolismo dei carboidrati complessi, trasformazione di acidi biliari.
  • Aree di priorità: dove iniziare con cambiamenti ragionevoli e monitorabili.

Chi trae maggior beneficio dalla comprensione del proprio profilo microbico

Oltre ai soggetti con disturbi intestinali, atleti e persone con stili di vita esigenti possono voler ottimizzare digestione e recupero; individui che hanno subìto terapie antibiotiche o cambi repentini di dieta possono valutare uno stato di partenza per un percorso di riequilibrio; chi presenta reazioni alimentari imprevedibili può usare i dati per strutturare una reintroduzione graduale. In questi contesti, un approfondimento con test del microbioma funge da bussola educativa.

Capire la personalizzazione: dal dato all’intervento

Non esiste un set “giusto” di batteri valido per tutti. L’obiettivo è sostenere funzioni chiave (integrità della barriera, produzione di SCFA, tolleranza immunitaria) con scelte adatte a te. Talvolta si lavora sulla varietà di piante nella dieta, talvolta sul carico fermentativo dei pasti, talvolta su sonno e stress. Un report accurato facilita la priorità e la sequenza dei passi.

Key takeaways

  • Il microbioma intestinale è un ecosistema dinamico che influenza digestione, immunità e benessere.
  • I sintomi da soli non identificano la causa: ecco perché i dati oggettivi possono essere utili.
  • La diversità del microbioma è un indicatore di resilienza, non un fine in sé.
  • Le analisi rivelano composizione, segnali di disbiosi e potenziale funzionale, senza fornire diagnosi.
  • La variabilità individuale è elevata: serve personalizzazione e gradualità.
  • Le scelte pratiche includono varietà di fibre, timing dei pasti, qualità del sonno e gestione dello stress.
  • Ha senso testare quando i sintomi persistono o dopo cambi importanti (farmaci, dieta, stile di vita).
  • Usa i risultati come strumento educativo e condividili con un professionista qualificato.

Domande e risposte

Che cos’è esattamente il microbioma intestinale?

È l’insieme del materiale genetico dei microrganismi che vivono nel tratto intestinale. Collabora con il nostro organismo nella digestione, nella produzione di metaboliti e nella modulazione del sistema immunitario.

In che modo il microbioma influenza la digestione?

Fermenta fibre e composti vegetali producendo acidi grassi a corta catena che nutrono la mucosa e modulano l’infiammazione. La qualità della fermentazione può tradursi in più comfort intestinale e migliore regolarità.

Perché i sintomi non bastano a capire se ho disbiosi?

Gonfiore, irregolarità o dolore addominale possono avere origini diverse e sovrapposte. Senza dati, è difficile distinguere tra eccesso di fermentazione, alterata motilità, ipersensibilità o intolleranze specifiche.

Che cosa misura un test del microbioma?

Di solito fornisce una mappa della composizione batterica, indicatori di diversità e segnali di equilibrio o disbiosi. Alcuni test offrono anche inferenze funzionali sul potenziale metabolico dei batteri rilevati.

I test sono diagnostici?

No, non stabiliscono da soli una diagnosi medica. Offrono informazioni educative da integrare con storia clinica, esami e valutazione professionale.

Che differenza c’è tra 16S e metagenomica shotgun?

Il 16S mappa principalmente tassonomia a costo e complessità inferiori; la shotgun analizza il DNA totale offrendo maggior dettaglio funzionale. La scelta dipende dalle tue domande e dal livello di approfondimento desiderato.

Devo cambiare subito dieta dopo aver visto il referto?

Meglio procedere con gradualità, collegando ogni cambiamento a un obiettivo misurabile. Piccoli aggiustamenti sostenibili permettono di monitorare meglio la risposta del tuo organismo.

La bassa diversità è sempre negativa?

È spesso associata a minore resilienza, ma va interpretata nel contesto dei sintomi e dello stile di vita. L’obiettivo è sostenere funzioni chiave, non inseguire numeri in astratto.

Ha senso ripetere il test?

Solo se stai valutando l’effetto di interventi rilevanti o se il quadro sintomatologico è cambiato. In molti casi, una singola analisi ben contestualizzata è sufficiente per guidare i primi passi.

Posso fare il test se sto assumendo farmaci?

Alcuni farmaci influenzano il microbioma; verifica sempre con il medico come gestire tempi e interpretazione. In certi casi è utile proprio per capire lo stato attuale sotto terapia.

I probiotici sono sempre consigliati dopo un test?

Non necessariamente. La scelta di probiotici o prebiotici deve riflettere il profilo individuale, la tolleranza e gli obiettivi; talvolta la priorità è lavorare su dieta e abitudini.

Posso utilizzare i risultati per personalizzare lo sport e il recupero?

Sì, in senso orientativo. Migliorare comfort digestivo, timing dei pasti e qualità del sonno, alla luce del profilo, può influenzare energia e recupero, sempre in un quadro personalizzato.

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