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IBS nei bambini: età, sintomi e quando sentire il pediatra

L’IBS nei bambini può comparire soprattutto in età scolare o durante l’adolescenza, ma non esiste un’età unica per tutti. Questo articolo spiega i criteri orientativi, i sintomi più comuni, i segnali d’allarme e le differenze tra IBS, celiachia e MICI, cioè malattie infiammatorie croniche intestinali. Troverai anche indicazioni prudenti su alimentazione, asse intestino-cervello e limiti dei test del microbioma.
What age do kids get IBS

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In breve: l’IBS nei bambini può comparire già in età scolare ed è spesso riconosciuta più chiaramente in preadolescenza o adolescenza. Non esiste però un’età precisa valida per tutti. La diagnosi si basa sui sintomi, sulla visita pediatrica e, quando necessario, su esami mirati per escludere altre condizioni. Se sono presenti sangue nelle feci, perdita di peso, febbre persistente, vomito ripetuto o crescita rallentata, è importante contattare rapidamente il pediatra.

Che cos’è l’IBS nei bambini?

IBS è l’acronimo inglese di irritable bowel syndrome, in italiano sindrome dell’intestino irritabile. Nei bambini rientra nei disturbi dell’interazione intestino-cervello: i sintomi sono reali, possono incidere sulla vita quotidiana e non dipendono necessariamente da una lesione visibile dell’intestino.

L’IBS pediatrica è caratterizzata soprattutto da dolore addominale ricorrente associato a cambiamenti nella frequenza o nella consistenza delle feci. Può presentarsi con stitichezza, diarrea oppure alternanza tra le due. Gonfiore, meteorismo, urgenza evacuativa e sensazione di evacuazione incompleta possono accompagnare il quadro.

Dire che un disturbo è funzionale non significa che sia immaginario. Significa che il funzionamento dell’intestino, la sensibilità viscerale, la motilità e la comunicazione tra intestino e sistema nervoso possono essere alterati anche in assenza di anomalie strutturali evidenti.


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A che età può comparire l’IBS?

L’IBS può comparire a diverse età, ma viene osservata più spesso in età scolare e nell’adolescenza. Nei bambini più piccoli è possibile che vi siano sintomi funzionali, ma identificarli come IBS può essere più difficile perché il bambino potrebbe non riuscire a descrivere con precisione dolore, urgenza o cambiamenti dell’alvo.

Molti casi diventano più riconoscibili tra la scuola primaria e l’adolescenza. In questa fase possono contribuire, o coincidere con l’inizio dei sintomi, cambiamenti nella routine, stress scolastico, sonno irregolare, infezioni intestinali precedenti, alimentazione variabile e cambiamenti ormonali. Questi fattori non dimostrano da soli la presenza di IBS e non permettono di prevedere quando comparirà.

Risposta diretta: non c’è un’età minima o un’età obbligatoria per parlare di IBS nei bambini. In genere il sospetto è più frequente dall’età scolare in poi, ma la valutazione deve considerare età, durata dei sintomi, crescita e condizioni di salute generale.


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Come si riconosce l’IBS pediatrica?

I criteri clinici pediatrici comunemente utilizzati, come i criteri di Roma IV, considerano dolore addominale ricorrente associato ad almeno due elementi: relazione con la defecazione, cambiamento nella frequenza delle evacuazioni o cambiamento nella forma delle feci. I sintomi devono avere una durata e una frequenza compatibili con i criteri clinici e non essere spiegati meglio da un’altra condizione.

Questi criteri sono un orientamento per i professionisti, non uno strumento per fare una diagnosi a casa. Il pediatra raccoglie la storia dei sintomi, valuta l’alimentazione e l’alvo, esegue l’esame obiettivo e decide se servono esami del sangue, delle feci o altri accertamenti.

Sintomi comuni

  • Dolore o crampi addominali ricorrenti.
  • Dolore che può cambiare dopo l’evacuazione.
  • Stitichezza, diarrea o alternanza tra stitichezza e diarrea.
  • Feci variabili per consistenza e frequenza.
  • Gonfiore e meteorismo.
  • Urgenza evacuativa o sensazione di non aver evacuato completamente.
  • A volte nausea o riduzione temporanea dell’appetito.

Un singolo episodio di mal di pancia o di diarrea non indica IBS. È più utile osservare il pattern nel tempo: quando compaiono i sintomi, quanto durano, come sono le evacuazioni e se incidono su scuola, sonno, sport o alimentazione.

Segnali d’allarme

Alcuni sintomi richiedono un approfondimento medico perché possono essere compatibili anche con condizioni organiche:

  • sangue nelle feci o feci nere non spiegate;
  • perdita di peso involontaria o crescita rallentata;
  • febbre persistente;
  • vomito ripetuto o segni di disidratazione;
  • dolore intenso, progressivo o che sveglia regolarmente durante la notte;
  • diarrea persistente, anemia o marcata stanchezza;
  • familiarità per malattie infiammatorie croniche intestinali o celiachia;
  • peggioramento rapido o sintomi iniziati in età molto precoce.

In presenza di questi segnali, non è opportuno attribuire automaticamente i disturbi all’IBS o iniziare una dieta di eliminazione senza supervisione. Il pediatra stabilirà con quale urgenza procedere.

IBS, IBD e MICI: quali sono le differenze?

Che cosa significa IBD?

IBD significa inflammatory bowel disease, espressione inglese che indica le malattie infiammatorie croniche intestinali. In italiano si usa spesso l’acronimo MICI. Le principali MICI sono il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

Qual è la differenza tra MICI e IBD?

In pratica, non c’è una differenza di categoria: IBD e MICI indicano lo stesso gruppo di malattie, rispettivamente in inglese e in italiano. Le MICI sono condizioni infiammatorie che richiedono valutazione e trattamento specialistico. L’IBS, invece, è un disturbo dell’interazione intestino-cervello e non equivale a una MICI.

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IBS e MICI possono condividere alcuni sintomi, come dolore addominale e cambiamenti dell’alvo, ma non sono la stessa cosa. Sangue nelle feci, febbre, anemia, perdita di peso, crescita rallentata o marcati indici di infiammazione richiedono un inquadramento medico per valutare anche altre diagnosi.

Da cosa può dipendere l’IBS nei bambini?

L’IBS non ha una causa unica dimostrata per ogni bambino. I sintomi possono riflettere l’interazione di diversi fattori:

  • ipersensibilità dell’intestino agli stimoli normali;
  • variazioni della motilità intestinale;
  • infezioni gastrointestinali precedenti;
  • abitudini alimentari e quantità di alcuni carboidrati fermentabili;
  • sonno insufficiente o routine irregolari;
  • stress e fattori emotivi, senza implicare che il dolore sia immaginario;
  • cambiamenti nella composizione del microbioma intestinale.

Lo stress può amplificare la percezione del dolore e modificare la motilità attraverso l’asse intestino-cervello, ma non deve essere considerato automaticamente l’unica causa. Allo stesso modo, un alimento associato a un sintomo non è necessariamente la causa del disturbo: contano quantità, contesto, frequenza e risposta individuale.

Il ruolo del microbioma intestinale

Il microbioma intestinale comprende batteri, virus, funghi e altri microrganismi presenti nell’intestino. Contribuisce alla fermentazione di alcuni alimenti, alla produzione di metaboliti e all’interazione con la barriera intestinale e il sistema immunitario. Nei bambini il microbioma è ancora in evoluzione e può variare in base a età, dieta, ambiente, infezioni e farmaci.

La ricerca sta studiando possibili associazioni tra microbioma, fermentazione, gas, motilità e sensibilità viscerale nelle persone con IBS. Tuttavia non esiste un profilo microbico unico che identifichi tutti i bambini con IBS. Un risultato definito come disbiosi non dimostra da solo una malattia né stabilisce quale trattamento sia necessario.

Test del microbioma: che cosa possono dire?

Un test del microbioma può fornire informazioni descrittive sulla composizione microbica del campione analizzato, sulla diversità e su alcuni gruppi di microrganismi. Il risultato dipende dal metodo di laboratorio, dal campione, dal momento in cui viene raccolto e dai database utilizzati per l’interpretazione.

Attualmente il test del microbioma non è un test diagnostico per l’IBS, le MICI o l’IBD e non sostituisce visita pediatrica, esami clinici o accertamenti per i segnali d’allarme. Per questo, prima di valutarlo per un bambino, è prudente parlarne con il pediatra o con un gastroenterologo pediatrico. Un test del microbioma intestinale può essere considerato, quando appropriato, come fonte informativa da interpretare con cautela e non come strumento per fare diagnosi.


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Alimentazione: cosa evitare e cosa osservare?

Non esiste un elenco universale di alimenti vietati per l’IBS pediatrica. Eliminare in autonomia latte, glutine, frutta, verdura o interi gruppi alimentari può rendere la dieta poco varia e aumentare il rischio di carenze, soprattutto durante la crescita.

È preferibile:

  1. tenere per un breve periodo un diario di alimenti, sintomi, evacuazioni e situazioni stressanti;
  2. mantenere pasti regolari e un’adeguata idratazione;
  3. discutere con il pediatra eventuali associazioni ripetute tra un alimento e un sintomo;
  4. modificare una sola variabile alla volta, quando il professionista lo ritiene utile;
  5. evitare restrizioni prolungate senza il supporto di un nutrizionista pediatrico.

In alcuni casi il professionista può valutare una riduzione temporanea e strutturata di determinati carboidrati fermentabili, come quelli inclusi nel gruppo FODMAP. Nei bambini questo approccio deve essere personalizzato, limitato nel tempo e seguito da una fase di reintroduzione, per proteggere crescita, varietà alimentare e rapporto sereno con il cibo.

Come si gestisce l’IBS nei bambini?

La gestione dipende dai sintomi, dall’età e dall’eventuale presenza di altre condizioni. In generale può comprendere:

  • spiegazioni semplici e rassicuranti sul funzionamento dell’intestino;
  • routine regolari per pasti, sonno e uso del bagno;
  • attività fisica adeguata all’età;
  • alimentazione varia, con fibre adattate alla tolleranza individuale;
  • attenzione a stress, ansia e difficoltà scolastiche;
  • eventuali farmaci o interventi dietetici solo su indicazione del professionista.

La collaborazione tra famiglia, pediatra, gastroenterologo pediatrico e, se necessario, nutrizionista o psicologo può aiutare a ridurre assenze scolastiche, evitamento alimentare e preoccupazione. Non bisogna interrompere o modificare terapie prescritte senza averne parlato con il medico.

Quando consultare il pediatra

È consigliabile fissare un appuntamento se il dolore o i cambiamenti dell’alvo sono ricorrenti, durano nel tempo, limitano la frequenza scolastica o portano il bambino a evitare molti alimenti. La valutazione è particolarmente importante se i sintomi peggiorano, se la crescita desta preoccupazione o se compaiono segnali d’allarme.

Prima della visita può essere utile annotare durata e localizzazione del dolore, frequenza e consistenza delle feci, presenza di sangue o febbre, alimenti sospetti, farmaci assunti e impatto sulla vita quotidiana. Queste informazioni non sostituiscono la diagnosi, ma possono rendere il colloquio più preciso.

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Domande frequenti

Come si cura l’IBD?

IBD e MICI comprendono condizioni diverse dall’IBS e il trattamento dipende dal tipo e dall’attività della malattia. La cura deve essere definita da un gastroenterologo pediatrico dopo gli accertamenti necessari. Può includere farmaci, supporto nutrizionale e monitoraggio regolare; non esiste una terapia unica adatta a tutti.

Cosa non mangiare con l’IBD?

Non esiste una lista universale di alimenti da eliminare per chi ha IBD. Durante le fasi attive o in caso di restrizioni, la dieta va concordata con il team curante e, quando utile, con un nutrizionista. Evitare autonomamente molti alimenti può compromettere l’apporto energetico e nutrizionale. Le indicazioni per l’IBD non devono essere trasferite automaticamente all’IBS.

L’IBS nei bambini passa con la crescita?

In alcuni bambini i sintomi si attenuano nel tempo, mentre in altri possono comparire a fasi alterne. Il decorso è individuale e dipende anche dalla gestione dei sintomi e da eventuali condizioni associate. Un monitoraggio adeguato aiuta a riconoscere eventuali cambiamenti.

Lo stress causa l’IBS?

Lo stress può amplificare dolore, urgenza e alterazioni dell’alvo attraverso l’asse intestino-cervello, ma non è corretto considerarlo automaticamente l’unica causa. Sonno regolare, ascolto del bambino e supporto per le difficoltà emotive possono affiancare la valutazione medica.

Gli antibiotici possono influire sui sintomi intestinali?

Gli antibiotici possono modificare temporaneamente il microbioma e causare disturbi gastrointestinali in alcune persone. Devono essere assunti solo quando prescritti. Non è consigliabile usare probiotici o integratori per un bambino senza chiedere prima al professionista che lo segue.

Punti chiave

  • L’IBS nei bambini può comparire soprattutto in età scolare e adolescenziale, ma non esiste un’età unica.
  • Dolore addominale ricorrente e cambiamenti dell’alvo sono i sintomi principali.
  • La diagnosi è clinica e richiede di considerare altre cause quando indicato.
  • IBD e MICI sono due acronimi per le malattie infiammatorie croniche intestinali; non sono sinonimi di IBS.
  • Sangue nelle feci, febbre, perdita di peso, anemia, vomito ripetuto o crescita rallentata richiedono valutazione medica.
  • Non esiste una dieta universale per l’IBS pediatrica: evitare restrizioni fai da te.
  • Il test del microbioma non diagnostica IBS o IBD e va interpretato con cautela insieme a un professionista.

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