A che età inizia l’IBD? Età, sintomi e diagnosi
In breve: a che età inizia l’IBD? Le malattie infiammatorie intestinali possono comparire in qualsiasi fase della vita, ma l’esordio è più frequente tra i 15 e i 30 anni; in alcune popolazioni si osserva un secondo picco tra i 50 e i 70 anni. Anche bambini e persone anziane possono sviluppare la malattia. L’età, da sola, non consente di stabilire se una persona abbia l’IBD: sintomi persistenti o preoccupanti richiedono una valutazione medica.
Che cosa sono le malattie infiammatorie intestinali?
Le malattie infiammatorie intestinali, spesso indicate con l’acronimo IBD dall’inglese Inflammatory Bowel Disease, sono condizioni croniche caratterizzate da infiammazione del tratto digerente. Comprendono principalmente:
- Malattia di Crohn: può interessare diverse parti dell’apparato digerente, dalla bocca all’ano, e l’infiammazione può coinvolgere più strati della parete intestinale.
- Colite ulcerosa: interessa il colon e il retto e coinvolge soprattutto lo strato più superficiale della mucosa.
Non sono la stessa cosa della sindrome dell’intestino irritabile, delle infezioni intestinali o delle intolleranze alimentari. I sintomi possono assomigliarsi, ma le cause e gli esami necessari per distinguerle sono diversi.
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A quale età esordisce più spesso l’IBD?
L’IBD può iniziare a qualsiasi età. In generale, il primo periodo di maggiore frequenza è compreso tra i 15 e i 30 anni. Alcune persone ricevono invece la diagnosi durante l’infanzia o l’adolescenza, mentre un secondo aumento delle diagnosi viene descritto spesso tra i 50 e i 70 anni. Queste fasce sono orientative e non escludono un esordio prima dei 15 anni, tra i 30 e i 50 anni o in età più avanzata.
IBD nei bambini e negli adolescenti
Nei bambini, i sintomi gastrointestinali possono essere poco evidenti oppure accompagnati da segnali generali. È utile prestare attenzione a:
- diarrea persistente o ricorrente, con o senza sangue;
- dolore addominale, urgenza evacuativa o evacuazioni notturne;
- scarso appetito, perdita di peso o difficoltà ad aumentare di peso;
- rallentamento della crescita o della velocità di crescita;
- anemia, stanchezza insolita o febbre ricorrente;
- ritardo dello sviluppo puberale.
Questi segnali non indicano necessariamente un’IBD, ma meritano un confronto con il pediatra, soprattutto quando persistono o si presentano insieme.
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Esordio tra adolescenza e prima età adulta
In questa fascia possono comparire diarrea prolungata, sangue o muco nelle feci, crampi, dolore addominale, calo di peso e stanchezza. I sintomi possono interferire con scuola, università, lavoro e vita sociale. Rivolgersi presto al medico può aiutare a chiarire la causa e, se necessario, ad avviare il percorso specialistico.
Esordio in età matura
Dopo i 50 anni, diarrea persistente, sangue nelle feci, anemia, cambiamenti nuovi e duraturi dell’alvo o perdita di peso involontaria non dovrebbero essere attribuiti automaticamente all’età. Possono dipendere da molte condizioni diverse, alcune delle quali richiedono accertamenti tempestivi. Il medico valuterà la storia clinica, i farmaci assunti e gli esami più appropriati.
Quali sono i sintomi dell’IBD?
I sintomi dipendono dalla sede e dall’estensione dell’infiammazione e possono alternare periodi di maggiore attività e periodi con pochi disturbi. I più comuni sono:
- diarrea persistente o urgente;
- sangue nelle feci, più tipico della colite ulcerosa ma possibile in diversi quadri;
- dolore addominale e crampi;
- urgenza evacuativa o sensazione di evacuazione incompleta;
- perdita di peso involontaria;
- stanchezza e possibile anemia;
- febbre o malessere durante le fasi più attive.
Possono comparire anche manifestazioni extraintestinali, come dolori o gonfiore articolare, alterazioni della pelle o infiammazione oculare. Non sono specifiche dell’IBD e devono essere valutate nel contesto generale.
Quando rivolgersi al medico
Prenota una valutazione se diarrea, dolore addominale, stanchezza marcata o cambiamenti dell’alvo persistono, si ripetono o peggiorano. Contatta rapidamente un professionista sanitario in caso di sangue nelle feci, dolore intenso, febbre persistente, vomito continuo, segni di disidratazione o perdita di peso non intenzionale. Nei bambini, crescita rallentata, anemia o scarso accrescimento richiedono il coinvolgimento del pediatra.
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I sintomi da soli non bastano per diagnosticare l’IBD. Il medico può raccogliere la storia clinica e familiare, eseguire una visita e richiedere esami in base al caso, tra cui:
- esami del sangue, come emocromo e marcatori di infiammazione;
- esami delle feci, inclusa la calprotectina fecale quando indicata, oltre ad accertamenti per escludere infezioni;
- ecografia, risonanza magnetica o altri esami di imaging;
- colonscopia o altre procedure endoscopiche con biopsie, quando necessarie.
La diagnosi e la scelta degli esami spettano al medico, spesso con il supporto di un gastroenterologo. Non iniziare diete restrittive, integratori o terapie senza un parere qualificato e non sospendere farmaci prescritti.
Qual è la causa dell’IBD?
Non esiste una singola causa dell’IBD. Si ritiene che derivi dall’interazione tra predisposizione genetica, risposta immunitaria, ambiente e fattori legati all’intestino. La familiarità può aumentare la probabilità di sviluppare la malattia, ma non permette di prevedere con certezza se o quando comparirà.
Tra i fattori studiati ci sono il fumo, alcune esposizioni ambientali, l’uso di antibiotici e l’alimentazione. Questi elementi possono contribuire al rischio in determinate persone, ma non determinano da soli l’esordio e non significano che una scelta individuale abbia causato la malattia.
Il ruolo del microbioma intestinale
Il microbioma intestinale è l’insieme dei microrganismi che vivono nel tratto digerente. Nelle persone con IBD sono state osservate differenze nella composizione microbica, spesso descritte con il termine disbiosi. Tuttavia, non è sempre possibile stabilire se tali cambiamenti siano una causa, una conseguenza della malattia, dei farmaci o dell’alimentazione.
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Il microbioma può interagire con la barriera intestinale e il sistema immunitario, ma non esiste un profilo microbico che, da solo, confermi o escluda l’IBD. Sonno regolare, attività fisica compatibile con le proprie condizioni e alimentazione varia possono sostenere il benessere generale; in presenza di IBD, ogni modifica importante dovrebbe essere discussa con il gastroenterologo o con un dietista.
Che cosa può dire un test del microbioma?
Un test del microbioma, come il test del microbioma InnerBuddies, analizza il campione raccolto secondo le modalità indicate dal produttore. Può offrire informazioni descrittive sul profilo microbico, ma non diagnostica l’IBD, non misura da sola l’infiammazione e non sostituisce esami del sangue, delle feci, imaging o endoscopia. I risultati vanno interpretati con prudenza e, se pertinenti, condivisi con un professionista sanitario.
Abitudini che possono sostenere la salute intestinale
Non esiste una strategia garantita per prevenire l’IBD. Per il benessere generale, molte persone possono trarre beneficio da abitudini sostenibili, adattate alle proprie esigenze:
- variare gli alimenti, includendo frutta, verdura, legumi e cereali integrali se tollerati;
- preferire fonti di grassi insaturi, come olio extravergine d’oliva, pesce e frutta secca;
- bere a sufficienza e mantenere un’attività fisica compatibile con la propria salute;
- curare la regolarità del sonno e trovare strategie realistiche per gestire lo stress;
- usare gli antibiotici solo quando prescritti e secondo le indicazioni ricevute.
Durante una riacutizzazione o in presenza di stenosi, malassorbimento o altre complicanze, alcune fibre o alimenti potrebbero non essere tollerati. Evita regole generalizzate e chiedi consiglio al team curante.
Domande frequenti sull’IBD
Quali sono le malattie infiammatorie intestinali nei bambini?
Nei bambini, le principali malattie infiammatorie intestinali sono la malattia di Crohn e la colite ulcerosa. Esistono anche forme non classificabili con precisione all’inizio; la distinzione richiede una valutazione pediatrica specialistica.
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Le malattie infiammatorie croniche intestinali comprendono soprattutto la malattia di Crohn e la colite ulcerosa. Sono condizioni diverse da disturbi funzionali come l’IBS e possono richiedere monitoraggio medico nel tempo.
Che cosa sono le malattie infiammatorie intestinali?
Sono condizioni croniche in cui si sviluppa un’infiammazione del tratto digerente. La sede, la profondità e l’andamento dell’infiammazione variano tra Crohn e colite ulcerosa e da persona a persona.
Qual è la causa dell’IBD?
La causa esatta non è completamente definita. L’IBD sembra derivare dall’interazione tra genetica, sistema immunitario, ambiente e microbioma. Nessuno di questi fattori, considerato da solo, consente di prevedere l’esordio.
Un test del microbioma può diagnosticare l’IBD?
No. Può fornire informazioni sul microbiota, ma non è un esame diagnostico per l’IBD. In caso di sintomi sospetti, il riferimento deve essere un professionista sanitario.
In sintesi
- L’IBD può iniziare a qualsiasi età, con una maggiore frequenza tra 15 e 30 anni e un possibile secondo picco tra 50 e 70 anni.
- Nei bambini, crescita rallentata, anemia e ritardo puberale possono accompagnare i sintomi intestinali.
- Crohn e colite ulcerosa sono le principali malattie infiammatorie intestinali.
- I sintomi non bastano per la diagnosi: servono valutazione clinica ed esami appropriati.
- Il microbioma è un ambito di ricerca e un test del microbiota non sostituisce il percorso medico.