8 Types of Gut Bacteria That Influence Your Metabolism
I batteri intestinali influenzano molto più della digestione: modulano il metabolismo, l’energia quotidiana e la risposta ai nutrienti. In questo articolo scoprirai cosa sono il microbioma e i batteri digestivi, come interagiscono con ormoni e vie metaboliche, e quali otto gruppi batterici sono più spesso associati all’efficienza metabolica. Capirai perché i segnali clinici non sempre raccontano la causa reale, in che modo la composizione microbica varia tra individui e quando può essere utile approfondire con un test del microbioma per orientare scelte personalizzate e consapevoli.
Comprendere il ruolo dei batteri intestinali nella salute e nel metabolismo
Negli ultimi anni, il microbioma intestinale è emerso come uno dei principali protagonisti della salute metabolica. La composizione dei batteri intestinali (batteri, archea, funghi e virus che popolano l’intestino) non solo aiuta a scomporre i cibi, ma produce molecole bioattive che dialogano con fegato, tessuto adiposo, muscoli e cervello. Questa rete di scambi può influenzare il controllo della glicemia, l’appetito, l’infiammazione di basso grado e, in ultima analisi, il peso corporeo e l’energia disponibile. Capire chi abita il nostro intestino e come interagisce con la dieta è un tassello chiave per interpretare sintomi comuni e orientare strategie di benessere basate su evidenze.
Cosa sono i batteri intestinali e il microbioma?
Definizione e panoramica del microbioma intestinale
Il microbioma intestinale è l’insieme del materiale genetico di tutti i microrganismi che vivono nel tratto gastrointestinale. Il microbiota intestinale è la comunità di tali microrganismi in sé. La loro composizione è altamente diversificata: migliaia di specie possono convivere in equilibrio dinamico, con abbondanze che cambiano in base a dieta, età, ambiente, farmaci (ad esempio antibiotici), stress e ritmo sonno-veglia. Questa complessità è un punto di forza: più la comunità è diversificata, più l’ecosistema è resiliente e capace di mantenere funzioni chiave, come la produzione di acidi grassi a catena corta, la modulazione immunitaria e la protezione della barriera intestinale.
Impatto su digestione, assorbimento dei nutrienti e metabolismo
I batteri intestinali degradano fibre e amidi resistenti che il nostro organismo non può processare direttamente. In questo modo producono acidi grassi a catena corta (SCFA) come acetato, propionato e butirrato, che forniscono energia alle cellule intestinali, modulano l’infiammazione, segnalano sazietà tramite ormoni come GLP-1 e PYY, e influenzano l’omeostasi glicemica nel fegato e nei tessuti periferici. Altri metaboliti influenzano la trasformazione degli acidi biliari, la disponibilità di micronutrienti e l’integrità della barriera intestinale. Un microbiota efficiente può contribuire a una migliore “economia” energetica e a una risposta più equilibrata ai pasti.
Il legame tra batteri intestinali e metabolismo
Come i batteri modulano estrazione e immagazzinamento dell’energia
Non tutti gli alimenti forniscono al corpo la stessa quantità di energia in base alle etichette nutrizionali: parte di quell’energia è mediata dai batteri intestinali. Alcuni gruppi batterici eccellono nello scomporre carboidrati complessi, aumentando l’estrazione energetica dagli alimenti. Altri orientano la destinazione dei metaboliti: propionato e butirrato, ad esempio, possono promuovere una migliore sensibilità insulinica e un assetto infiammatorio più basso, mentre eccessi di metaboliti pro-infiammatori possono favorire insulino-resistenza e accumulo adiposo. La composizione del microbiota, quindi, non è neutrale rispetto al bilancio energetico.
Tipi batterici, regolazione del peso ed efficienza metabolica
La ricerca suggerisce correlazioni tra specifici gruppi batterici e indicatori metabolici come BMI, glicemia, profilo lipidico e markers infiammatori. Alcuni generi (per esempio produttori di butirrato) risultano associati a parametri metabolici più favorevoli; altri, in particolari contesti dietetici o di stile di vita, si associano a maggiore adiposità o dismetabolismi. È importante sottolineare che si tratta spesso di associazioni e non di rapporti causa-effetto certi: la dieta, l’attività fisica, la qualità del sonno e i farmaci restano determinanti primari, mentre il microbiota funge da modulatore e “mediatore” biologico di questi fattori.
Perché questo tema è importante per la salute dell’intestino
Impatto dei batteri intestinali sulla salute generale
Uno squilibrio microbico (disbiosi) può riflettersi su più sistemi:
- Disturbi metabolici: associati a obesità, insulino-resistenza e dislipidemie, talvolta con infiammazione cronica di basso grado;
- Problemi digestivi: gonfiore, irregolarità intestinale, sensibilità alimentari e aumento della permeabilità intestinale (barriera meno efficiente);
- Regolazione immunitaria: la flora intestinale educa il sistema immunitario e contribuisce a contenere risposte infiammatorie inappropriate.
Questi piani sono interconnessi: un intestino in equilibrio, con buona diversità del microbioma, tende a produrre metaboliti benefici, a difendere la barriera e a ridurre segnali pro-infiammatori, che a loro volta supportano un metabolismo più efficiente.
Segnali e sintomi che possono suggerire uno squilibrio
- Variazioni di peso non spiegate da cambi di dieta o attività;
- Fatica persistente o cali di energia dopo i pasti;
- Disagio addominale, gas, gonfiore, alvo irregolare;
- Cravings insoliti, nuovi fastidi o sensibilità alimentari;
- Pelle reattiva o malesseri ricorrenti che sembrano “senza causa”.
Questi segnali, presi singolarmente, non fanno diagnosi. Possono però indicare che vale la pena osservare il quadro in modo più sistematico, considerando anche la possibile componente microbica.
Otto tipi di batteri intestinali che influenzano il metabolismo
Di seguito presentiamo otto gruppi batterici frequentemente discussi in relazione al metabolismo. Le evidenze variano per qualità e quantità; in molti casi si parla di associazioni osservazionali. Le reazioni individuali dipendono da dieta, contesto clinico e interazioni microbiche.
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1) Akkermansia muciniphila
Akkermansia vive a contatto con il muco intestinale e contribuisce alla sua regolazione. Una maggiore abbondanza è stata associata a migliore integrità della barriera, minore infiammazione di basso grado e profili metabolici tendenzialmente più favorevoli. Meccanismi ipotizzati includono miglior segnalazione di ormoni intestinali, migliore sensibilità insulinica e modulazione di metaboliti derivati dalla mucina. Non significa che “più è sempre meglio”, ma in molti studi osservazionali Akkermansia compare come indicatore di un ambiente intestinale metabolicamente resiliente.
2) Bacteroides spp.
Specie del genere Bacteroides sono esperte nel degradare una vasta gamma di carboidrati complessi, estraendo energia e producendo SCFA, in particolare propionato. Una certa abbondanza è comune nelle diete occidentali. In alcuni contesti, prevalenze elevate di Bacteroides si sono associate a maggiore efficienza nell’estrazione energetica; in altri, a profili metabolici neutri o favorevoli. Il risultato dipende da quali specie predominano, da cosa mangiamo e dal bilancio complessivo con altri produttori di butirrato.
3) Prevotella spp.
Prevotella tende a fiorire in diete ricche di fibre e carboidrati complessi. È abile nel metabolizzare polisaccaridi vegetali e nell’interagire con acidi biliari secondari. In alcuni studi, un profilo Prevotella-ricco è associato a risposte glicemiche più stabili a diete ad alto contenuto di cereali integrali, mentre in altri contesti un eccesso può associarsi a gonfiore o a segnali infiammatori. Anche qui, composizione dietetica, specie specifiche e interazioni con altri taxa dettano il risultato netto.
4) Faecalibacterium prausnitzii
F. prausnitzii è uno dei principali produttori di butirrato, carburante per i colonociti e molecola con effetti antinfiammatori locali. Abbondanze più alte si associano spesso a buona salute intestinale, permeabilità nella norma e segnali metabolici più favorevoli. Un calo di F. prausnitzii è stato osservato in varie condizioni infiammatorie. Il supporto alimentare con fibre fermentabili e un ambiente intestinale stabile possono favorire questo genere benefico.
5) Roseburia spp.
Roseburia, anch’esso produttore di butirrato, è connesso a un profilo metabolico più regolare e a una migliore funzione della barriera intestinale. Le sue specie metabolizzano fibre e amidi resistenti, contribuendo a scatenare segnali di sazietà e a modulare i livelli di glucosio. Come F. prausnitzii, Roseburia è spesso considerato un “marcatore” di un ecosistema intestinale funzionale e altamente fermentativo in senso positivo.
6) Ruminococcus bromii
R. bromii è considerato un “iniciatore” chiave nella degradazione dell’amido resistente. Senza di lui, anche altri commensali faticano a recuperare energia da queste frazioni amidacee. La sua presenza può amplificare la produzione di SCFA a valle e migliorare la resa fermentativa di diete ricche di legumi, tuberi e cereali integrali. Una buona disponibilità di amido resistente può, a sua volta, favorire comunità produttrici di butirrato.
7) Bifidobacterium spp.
Bifidobacterium è tra i generi più studiati e spesso associati a effetti benefici sulla digestione dei carboidrati, sulla produzione di acetato (che alimenta a cascata altri produttori di butirrato) e sulla modulazione immunitaria. Un’adeguata abbondanza di Bifidobacterium in infanzia e in età adulta è collegata a una migliore tolleranza ai nutrienti e a un profilo infiammatorio più contenuto. Non è una “cura” per disturbi metabolici, ma contribuisce a un ecosistema più efficiente e stabile.
8) Lactobacillus spp.
Lactobacillus comprende specie con funzioni diverse. Alcune possono aiutare nella metabolizzazione dei carboidrati e produrre acido lattico, che altri commensali trasformano in butirrato. Certi ceppi sono oggetto di studi su peso corporeo, risposta glicemica e profilo lipidico, con risultati variabili e ceppo-specifici. L’effetto metabolico di Lactobacillus dipende fortemente dalla specie, dal ceppo e dal contesto dietetico complessivo.
Meccanismi biologici chiave: come i batteri influenzano il metabolismo
SCFA: acetato, propionato, butirrato
Gli SCFA sono metaboliti centrali nella conversazione tra microbiota e metabolismo ospite. Il butirrato nutre l’epitelio intestinale, sostiene una barriera integra e segnali anti-infiammatori locali; il propionato può modulare la gluconeogenesi epatica e la sazietà; l’acetato, se ben bilanciato, partecipa a vie energetiche sistemiche. Un “cocktail” equilibrato di SCFA è spesso associato a maggiore flessibilità metabolica.
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I metaboliti microbici possono stimolare L-cells intestinali a rilasciare ormoni come GLP-1 e PYY, che promuovono sazietà, rallentano lo svuotamento gastrico e migliorano la gestione della glicemia. Il nervo vago e mediatori immunitari aggiungono livelli di comunicazione tra intestino e cervello, influenzando appetito e motivazione alla scelta dei cibi.
Bile, barriera e infiammazione di basso grado
I batteri trasformano acidi biliari primari in secondari, che interagiscono con recettori come FXR e TGR5, modulando metabolismo lipidico e glucidico. Al contempo, un microbiota eubiotico sostiene giunzioni serrate della barriera intestinale, riducendo traslocazione di endotossine (come LPS) nel circolo. Un eccesso di LPS è stato associato a infiammazione cronica di basso grado e peggioramento del profilo metabolico.
Perché i sintomi da soli non svelano la causa
Gonfiore, stanchezza, fame frequente o oscillazioni di peso possono avere più origini: qualità e tempi dei pasti, stress, alterazioni del sonno, farmaci, condizioni endocrine e, solo in parte, il microbiota. Lo stesso sintomo può derivare da fattori differenti in persone diverse. Affidarsi ai soli segnali soggettivi rischia di portare a strategie generiche o, peggio, inadeguate. Una valutazione più oggettiva aiuta a distinguere tendenze dietetiche da pattern microbici e da altri determinanti dello stile di vita.
Variabilità individuale e incertezza
Ogni microbioma è unico
La composizione microbica è influenzata da genetica, ambiente, storia alimentare, viaggi, contatti con animali, uso di antibiotici e perfino dalla modalità di nascita e allattamento in età infantile. Di conseguenza, non esiste un “profilo perfetto” valido per tutti. Anche i ceppi all’interno dello stesso genere possono comportarsi in modo diverso, con funzioni metaboliche non sovrapponibili.
Perché gli stessi alimenti non hanno gli stessi effetti su tutti
Persone con composizioni diverse di batteri digestivi possono mostrare curve glicemiche e risposte ormonali differenti allo stesso pasto. La diversità del microbioma e l’interazione tra taxa determinano quali vie fermentative prevalgono e quali metaboliti vengono prodotti. Questo spiega perché “linee guida uguali per tutti” a volte non rendono al meglio per il singolo individuo.
Squilibri del microbioma e impatto sul metabolismo
Dysbiosis: quando l’equilibrio si altera
La disbiosi include calo della diversità, perdita di produttori di SCFA o aumento di batteri pro-infiammatori. Possibili effetti: maggiore permeabilità intestinale, risposta glicemica meno stabile, segnali di sazietà alterati, stato infiammatorio più alto. In queste condizioni, anche una dieta bilanciata può dare risultati altalenanti finché non si ristabilisce un ecosistema più robusto.
Squilibri frequenti legati a problematiche metaboliche
- Riduzione di produttori di butirrato (Faecalibacterium, Roseburia) con indebolimento della barriera e segnali infiammatori in aumento;
- Abbastanza ma non troppa Akkermansia: un profilo adeguato si associa a integrità mucosa;
- Prevalenze sbilanciate di generi fermentativi che favoriscono estrazione energetica eccessiva rispetto al dispendio.
È fondamentale evitare letture semplicistiche: lo stesso pattern può avere impatti diversi in base alla dieta e allo stile di vita, e le relazioni osservate non equivalgono sempre a causalità.
Come la valutazione del microbioma offre un quadro più chiaro
Oltre il “tentare a indovinare”
Basarsi su sintomi e tentativi empirici può funzionare solo in parte. Un’analisi del microbiota permette di osservare dati oggettivi: quali gruppi batterici sono abbondanti o carenti, quanto è diversificata la comunità, qual è l’equilibrio tra produttori di SCFA e altri fermentatori. Questo non sostituisce la valutazione clinica, ma la integra, indicando aree di attenzione su cui intervenire in modo mirato con stile di vita e alimentazione.
Cosa può rivelare un test del microbioma
- Abbondanza relativa di specie/generi chiave (es. Akkermansia, Bacteroides, Prevotella, Faecalibacterium, Roseburia, Ruminococcus, Bifidobacterium, Lactobacillus);
- Diversità e ricchezza dell’ecosistema (segnali di resilienza o fragilità);
- Indizi indiretti su potenziale di produzione di SCFA e trasformazione degli acidi biliari;
- Pattern associabili a specifiche risposte ai nutrienti (es. fibra, amido resistente), sempre da interpretare nel contesto personale.
Per chi desidera un’analisi strutturata della propria flora intestinale, può essere utile considerare un test del microbioma come strumento informativo. Non fornisce diagnosi mediche, ma offre dati per un percorso di miglioramento personalizzato.
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Chi potrebbe considerare l’analisi del microbioma?
- Persone con variazioni di peso non spiegate, stanchezza persistente o disturbi digestivi ricorrenti;
- Chi ha una storia familiare di disturbi metabolici o gastrointestinali e desidera maggiore consapevolezza;
- Individui interessati a un approccio personalizzato alla nutrizione e allo stile di vita;
- Chi desidera integrare valutazioni tradizionali con informazioni sul proprio ecosistema intestinale.
Un’analisi del proprio profilo microbico può aiutare a comprendere perché alcune strategie alimentari “funzionano” o meno. Valuta, se opportuno, un’analisi del tuo microbioma intestinale come supporto a scelte informate.
Decisione guidata: quando ha senso testare
- Se i sintomi persistono nonostante cambi dietetici di buon senso;
- Se desideri ottimizzare il metabolismo con interventi mirati (ad esempio aumentare amido resistente o modulare la fibra);
- Se riconosci la forte variabilità individuale e vuoi basarti su dati personali;
- Se un professionista suggerisce di esplorare la dimensione microbica per integrare il quadro clinico.
In queste situazioni, un test non è una soluzione da solo, ma un tassello utile per collegare sintomi, abitudini e biologia individuale. Valuta strumenti affidabili e interpretazioni qualificate per ricavarne indicazioni utili e realistiche.
Integrare i risultati con scelte quotidiane
Dieta, stile di vita e contesto personale
I dati del microbioma acquistano valore quando vengono integrati con storia clinica, preferenze alimentari, obiettivi e vincoli pratici. In linea generale, una dieta varia, ricca di vegetali, legumi, cereali integrali e fonti di amido resistente può sostenere produttori di SCFA come Faecalibacterium, Roseburia e R. bromii. La qualità del sonno, la gestione dello stress, l’attività fisica regolare e la moderazione nell’uso di alcol e alimenti ultraprocessati sono altrettanto importanti per stabilizzare l’ecosistema e la risposta metabolica.
Probiotici, prebiotici e cautela
Probiotici e prebiotici possono supportare, in alcuni casi, una migliore funzionalità intestinale. Tuttavia, gli effetti sono ceppo-specifici e dipendono fortemente dal contesto individuale. È prudente evitare approcci “taglia unica” e interpretare i risultati del microbioma per selezionare modalità più mirate, ricordando che il primo “modulatore” del microbiota resta la dieta abituale.
Riepilogo pratico dei principali batteri e dei loro potenziali ruoli
- Akkermansia muciniphila: associata a barriera integra e segnali metabolici più equilibrati.
- Bacteroides spp.: versatile nella degradazione dei carboidrati, influenza propionato e bilancio energetico.
- Prevotella spp.: favorita da diete ricche di fibre; impatti variabili su glicemia e infiammazione.
- Faecalibacterium prausnitzii: produttore chiave di butirrato, spesso correlato a buona salute intestinale.
- Roseburia spp.: butirrato e segnalazione di sazietà, contributo alla stabilità metabolica.
- Ruminococcus bromii: abile nello scomporre amido resistente, favorisce catene fermentative benefiche.
- Bifidobacterium spp.: sostiene fermentazioni “virtuose”, immunomodulazione e stabilità dell’ecosistema.
- Lactobacillus spp.: effetti ceppo-specifici su fermentazione, barriera e segnali metabolici.
Key takeaways
- I batteri intestinali contribuiscono al metabolismo modulando estrazione energetica, ormoni di sazietà e infiammazione.
- Gli SCFA (butirrato, propionato, acetato) sono mediatori centrali tra microbiota e salute metabolica.
- Otto gruppi batterici chiave mostrano associazioni con profili metabolici più o meno favorevoli.
- I sintomi non bastano per individuare la causa: stessi segnali possono avere origini diverse.
- Ogni microbioma è unico: le risposte ai cibi variano da persona a persona.
- La disbiosi può alterare barriera intestinale, segnalazione ormonale e sensibilità insulinica.
- Il test del microbioma offre dati oggettivi su composizione, diversità e potenziale metabolico.
- L’interpretazione ha valore se integrata con dieta, stile di vita e quadro clinico personale.
- Interventi mirati su fibra e amido resistente possono sostenere produttori di SCFA.
- Approcci non generalisti ma personalizzati sono più coerenti con la biologia individuale.
Domande e risposte
In che modo i batteri intestinali influenzano la gestione del peso?
Determinati batteri migliorano la scomposizione di fibre e amidi resistenti, producendo metaboliti che regolano sazietà, glicemia e infiammazione. Nel complesso, possono orientare quanta energia viene estratta dagli alimenti e come il corpo la utilizza o immagazzina.
La “giusta” proporzione tra Firmicutes e Bacteroidetes determina l’obesità?
La vecchia idea di un rapporto fisso Firmicutes/Bacteroidetes come marcatore di obesità è stata ridimensionata. La realtà è più complessa: contano specie e funzioni, la dieta e l’insieme dei metaboliti prodotti.
Posso migliorare il mio metabolismo solo assumendo probiotici?
I probiotici possono aiutare in alcuni casi, ma gli effetti sono ceppo-specifici e spesso modesti da soli. La base resta uno stile di vita complessivo: dieta ricca di fibre, sonno, attività fisica e gestione dello stress.
Quali alimenti favoriscono produttori di butirrato come Faecalibacterium e Roseburia?
Fibre solubili e amido resistente da cereali integrali, legumi, patate raffreddate, banane non troppo mature e tuberi in generale. La varietà di vegetali aiuta a nutrire filiere fermentative diverse e complementari.
Se ho gonfiore, significa che ho “troppi” batteri cattivi?
Non necessariamente: il gonfiore può dipendere da velocità di transito, tipo di fibre, sensibilità intestinale o stress. Senza dati oggettivi, è difficile attribuirlo a un’unica causa microbica.
Check dell’intestino in 1 minuto Ti senti spesso gonfio, stanco o sensibile ad alcuni alimenti? Questo può indicare uno squilibrio del tuo microbiota intestinale. ✔ Richiede solo 1 minuto ✔ Basato su dati reali del microbiota ✔ Risultato personalizzato Inizia il test gratuito →Come gli acidi biliari influenzano il metabolismo attraverso il microbiota?
I batteri convertono gli acidi biliari in forme che attivano recettori come FXR e TGR5, con effetti su metabolismo di grassi e zuccheri. Questo asse contribuisce a modulare spesa energetica e sensibilità insulinica.
La perdita di peso cambia il microbioma o viceversa?
Entrambe le direzioni sono plausibili: modifiche dietetiche e perdita di peso alterano il microbiota, mentre cambiamenti del microbiota possono influenzare l’efficienza metabolica. Spesso si tratta di cicli di feedback reciproci.
È utile aumentare subito le fibre se ho disbiosi?
In molte situazioni sì, ma va fatto gradualmente per evitare fastidi e adattare l’ecosistema. L’entità e il tipo di fibra dovrebbero considerare il profilo individuale e le eventuali sensibilità.
Un test del microbioma può diagnosticare diabete o obesità?
No. Il test del microbioma non è diagnostico per malattie. Fornisce indicazioni su composizione e potenziale funzionale del microbiota, da integrare con valutazioni cliniche e di laboratorio tradizionali.
Ogni quanto ha senso ripetere un test del microbioma?
Dipende dagli obiettivi: dopo cambi dietetici sostanziali o interventi mirati, alcuni valutano un controllo a 3–6 mesi. La frequenza andrebbe discussa in base alle esigenze e alla stabilità delle abitudini.
I risultati sono utili se seguo già una dieta equilibrata?
Sì, possono svelare perché alcune scelte funzionano meglio di altre e suggerire fine-tuning (ad esempio il tipo di fibre o tempi dei pasti). Forniscono un linguaggio comune per personalizzare ulteriormente.
Serve il supporto di un professionista per interpretare il test?
Spesso sì: l’interpretazione integrata con storia clinica e obiettivi personali rende i dati più azionabili. Un professionista può aiutare a collegare risultati, dieta e stile di vita in modo pratico e sostenibile.
Conclusione: collegare i batteri intestinali alla salute personale
I batteri intestinali sono parte attiva del nostro metabolismo: interagiscono con i nutrienti, modulano ormoni e infiammazione e contribuiscono a come spendiamo e immagazziniamo energia. Gli otto gruppi descritti evidenziano come funzioni diverse (produzione di SCFA, integrità della barriera, conversione degli acidi biliari) si intreccino per delineare un profilo metabolico più o meno favorevole. Poiché sintomi e regole generiche non bastano a spiegare le differenze individuali, osservare il proprio ecosistema intestinale può rendere le decisioni più precise. Se ritieni utile una fotografia del tuo profilo microbico, considera un kit per il test del microbioma come strumento informativo da integrare con l’esperienza clinica e scelte di vita consapevoli.
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