10 Signs Your Gut Microbiome Is Out of Balance (And What to Do Next)
Questo articolo ti aiuterà a riconoscere i segnali più comuni di uno squilibrio del microbioma intestinale, a comprendere come questo ecosistema invisibile influenzi digestione, immunità e benessere mentale, e a valutare quando ha senso cercare informazioni più oggettive. Imparerai i meccanismi biologici alla base dei sintomi, perché non esiste un “normale” uguale per tutti, e quali passi pratici puoi considerare. Il microbioma intestinale è centrale nella salute: qui troverai un quadro chiaro, responsabile e aggiornato per passare dai sospetti alle scelte informate.
Comprendere il microbioma intestinale e perché conta
Il microbioma intestinale è l’insieme dinamico di batteri, archei, funghi e virus che vive nel tratto gastrointestinale. Queste comunità microbiche non sono semplici “ospiti”: metabolizzano fibre e composti non digeribili, producono acidi grassi a catena corta (come butirrato, propionato e acetato), sintetizzano vitamine (ad esempio K e alcune del gruppo B), modulano l’infiammazione e interagiscono con il sistema immunitario e il sistema nervoso enterico. La loro attività contribuisce alla funzione della barriera intestinale, alla regolazione del glucosio, al tono dell’umore e persino alla qualità del sonno.
In condizioni di equilibrio, diversi gruppi microbici convivono in una rete di competizione e cooperazione. Specie benefiche fermentano fibre e producono metaboliti che nutrono le cellule dell’epitelio intestinale (in particolare il butirrato per i colonociti), mantengono il pH favorevole e limitano la crescita di organismi opportunisti. La resilienza del microbioma—ovvero la capacità di tornare a uno stato funzionale dopo stress come antibiotici o malattie—dipende dalla sua diversità e dalla ridondanza funzionale: più vie metaboliche alternative sono presenti, maggiore è la stabilità.
Molti fattori possono alterare questo equilibrio (dette “disbiosi”): diete povere di fibre e ricche di ultra-processati, stress cronico, sonno insufficiente, infezioni gastrointestinali, uso di farmaci (in particolare antibiotici, inibitori di pompa protonica, FANS), consumo di alcol, sedentarietà e cambiamenti ormonali. Non sempre la disbiosi causa sintomi evidenti; a volte si manifesta in modo sottile o extra-intestinale.
Perché lo squilibrio del microbioma è rilevante per la salute
Negli ultimi dieci anni, la ricerca ha collegato alterazioni del microbioma intestinale a un’ampia gamma di esiti sanitari: disturbi digestivi funzionali (come sindrome dell’intestino irritabile), maggiore reattività immunitaria e condizioni infiammatorie, vulnerabilità alle infezioni, stanchezza persistente, alterazioni cutanee e modifiche dell’umore. Queste associazioni non implicano sempre causalità unica, ma indicano vie biologiche plausibili: disfunzioni della barriera intestinale (“leaky gut” funzionale), infiammazione di basso grado, perturbazioni del metabolismo di bile e carboidrati, interferenze con la produzione di neurotrasmettitori o modulatori come il GABA e la serotonina.
Poiché il microbioma è altamente individuale, ciò che è “equilibrato” per una persona può non esserlo per un’altra. Da qui l’importanza di un approccio personalizzato: anziché applicare soluzioni generiche, occorre considerare dieta, stile di vita, farmaci assunti, storia clinica e obiettivi personali. L’obiettivo non è raggiungere un “set point” universale, ma ottimizzare la funzionalità e la resilienza del proprio ecosistema intestinale.
10 segnali che il tuo microbioma intestinale potrebbe essere fuori equilibrio
1) Gonfiore e gas frequenti
Un certo grado di fermentazione è fisiologico, ma gonfiore persistente, tensione addominale o gas maleodoranti possono indicare una fermentazione alterata o sovraccarico di substrati rapidamente fermentabili. Una ridotta presenza di batteri produttori di butirrato o uno sbilanciamento tra microbi che consumano idrogeno e quelli che lo producono possono aumentare la produzione gassosa. Anche una crescita eccessiva di microbi nel tenue (SIBO) può contribuire, ma richiede valutazioni specifiche perché non è sinonimo di qualsiasi gonfiore.
2) Irregolarità dell’alvo (stitichezza o diarrea)
La consistenza e la frequenza delle feci riflettono anche attività microbica e motilità. Alcune specie modulano la produzione di acidi grassi a catena corta che regolano la peristalsi; una loro carenza può favorire stitichezza, mentre fermentazioni rapide possono accelerare il transito e predisporre a feci molli. La disbiosi può coesistere con altri fattori (idratazione, fibre insufficienti, farmaci), quindi il sintomo da solo non rivela la causa esatta.
3) Fastidio o dolore addominale ricorrente
Dolori crampiformi, sensibilità alla palpazione e senso di “pancia irritata” possono derivare da alterata comunicazione gut–brain e da una soglia del dolore viscerale più bassa. Metaboliti microbici e mediatori infiammatori possono sensibilizzare le fibre nervose enteriche. Tuttavia, il dolore addominale ha molte possibili origini: è essenziale valutare segnali d’allarme (perdita di peso non intenzionale, sangue nelle feci, febbre, dolore notturno) con un medico.
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4) Stanchezza inspiegata e calo energetico
La qualità dell’energia giornaliera è legata anche al metabolismo dei nutrienti e all’infiammazione sistemica. Se la mucosa intestinale è infiammata o se vi sono carenze subcliniche (ferro, B12, folati) associate a malassorbimento, la stanchezza può emergere. Alcuni profili microbici sono stati correlati alla produzione di metaboliti pro-infiammatori che, nel tempo, impattano vitalità e performance cognitiva.
5) Nuove sensibilità o intolleranze alimentari
Reazioni a cibi che prima erano ben tollerati possono segnalare un’alterata barriera intestinale o cambiamenti enzimatici e microbici nella digestione di FODMAP, lattosio o istamina. La perdita di diversità del microbioma riduce la capacità collettiva di degradare composti complessi, amplificando sintomi dopo pasti ricchi di determinati carboidrati o ammine biogene. È fondamentale distinguere tra allergie, intolleranze enzimatiche e ipersensibilità funzionali.
6) Problemi cutanei (acne, eczema, eruzioni)
L’asse intestino–pelle è supportato da studi che mostrano come la disbiosi possa promuovere infiammazione di basso grado e alterare metaboliti lipidici e immunitari. Una barriera intestinale meno efficiente può esporre il sistema immune a antigeni alimentari e microbici, influenzando la reattività cutanea. Anche se non è l’unica causa, migliorare salute intestinale può essere parte di una strategia globale per la pelle.
7) Voglia di zuccheri o cibi ultra-processati
Alcuni ceppi microbici possono influenzare preferenze alimentari attraverso segnali neuroendocrini e modulazione del rilascio di dopamina. Una dieta ricca di zuccheri semplici sostiene batteri adattati a questi substrati, creando circuiti di rinforzo. Pur non essendo una “dipendenza” in senso stretto, il craving persistente può suggerire uno sbilanciamento tra microbi saccharolitici e fiber-utilizing.
8) Annebbiamento mentale, sbalzi d’umore o ansia
L’asse intestino–cervello coinvolge nervo vago, sistema immunitario e metaboliti microbici. SCFA, triptofano e suoi derivati, GABA-like modulatori possono influenzare infiammazione neurogliale e segnalazione sinaptica. Studi osservazionali legano la disbiosi a sintomi ansioso-depressivi; pur senza causalità univoca, riconoscere il potenziale contributo intestinale può orientare interventi integrati che includano sonno, attività fisica e alimentazione.
9) Infezioni ricorrenti o segnali di disfunzione immunitaria
Circa il 70% dell’apparato immunitario risiede nell’intestino. Un microbioma poco diversificato può ridurre la “educazione” immunitaria, aumentando reattività o rendendo meno efficiente la risposta alle minacce. Questo può manifestarsi con infezioni respiratorie ricorrenti o con un decorso più lungo; è però essenziale escludere condizioni immunitarie specifiche con un medico.
10) Cambiamenti di peso non intenzionali
Sia l’aumento che la perdita di peso non pianificati possono essere influenzati dal microbioma, che regola estrazione energetica, ormoni dell’appetito e risposta glicemica. Alcuni profili batterici sono associati a maggiore efficienza nell’estrarre calorie dai nutrienti, mentre stati infiammatori cronici possono favorire catabolismo o ritenzione di liquidi. Il peso, tuttavia, è multifattoriale: la valutazione deve considerare dieta, tiroide, farmaci e fattori psicosociali.
Variabilità individuale e incertezza: non esiste un “normale” universale
Il microbioma è influenzato da genetica, ambiente, cultura alimentare, età e persino geografia. Due persone senza sintomi possono avere profili microbici molto diversi; viceversa, profili simili possono accompagnarsi a esperienze sintomatologiche opposte. Questa eterogeneità spiega perché strategie che funzionano per alcuni non siano efficaci per altri e perché sia rischioso trarre conclusioni da pochi segnali.
Check dell’intestino in 1 minuto Ti senti spesso gonfio, stanco o sensibile ad alcuni alimenti? Questo può indicare uno squilibrio del tuo microbiota intestinale. ✔ Richiede solo 1 minuto ✔ Basato su dati reali del microbiota ✔ Risultato personalizzato Inizia il test gratuito →I sintomi elencati sopra sono comuni a molte condizioni. Lo stesso gonfiore può derivare da intolleranza al lattosio, da una disbiosi o da abitudini alimentari (per esempio pasti voluminosi o rapidi). L’autodiagnosi rischia sia di sovrastimare problemi (evitando inutilmente molti cibi) sia di sottostimarli (trascurando segnali rilevanti). Mantenere un approccio curiose ma prudente, basato su dati oggettivi quando possibile, è di solito la strategia più solida.
Perché i sintomi da soli non rivelano la causa profonda
I sintomi gastrointestinali sono spesso “non specifici”: condividono vie finali comuni (fermentazione, distensione, ipersensibilità viscerale) pur avendo origini diverse (pattern alimentari, stress, farmacologia, infezioni pregresse). La stessa stitichezza può dipendere da una dieta povera di fibre, da un transito rallentato su base neuro-muscolare, da farmaci o da uno stato infiammatorio. Senza strumenti oggettivi è difficile capire se intervenire sulle fibre, sui FODMAP, sul ritmo circadiano, sull’attività fisica o su più fattori insieme.
Inoltre, alcuni elementi scatenanti sono “nascosti”: carenze nutrizionali leggere, alterazioni del metabolismo degli acidi biliari, riduzione dei produttori di butirrato, eccesso di specie opportuniste o cambiamenti nel pH fecale. Per chiarire queste componenti, può essere utile integrare l’osservazione dei sintomi con diari alimentari, esami clinici di base e, in casi selezionati, valutazioni del microbioma.
Il ruolo del microbioma in questi segnali: meccanismi chiave
- Dysbiosis e fermentazione: uno sbilanciamento tra specie saccarolitiche e produttori/consumatori di gas (metanogeni, solfato-riduttori) può aumentare gonfiore e gas. Nel tenue, una crescita eccessiva interferisce con l’assorbimento.
- Nutrienti e energia: microbiome ridotto in produttori di SCFA può comprometterne il supporto trofico alla mucosa e contribuire a fatica, sensibilità intestinale e alterazioni della motilità.
- Barriera intestinale: minore produzione di butirrato e alterata composizione del muco (MUC2) possono indebolire giunzioni serrate, facilitando il passaggio di molecole pro-infiammatorie e amplificando sintomi sistemici o cutanei.
- Immuno-modulazione: pattern microbici particolari possono spostare l’equilibrio Th1/Th2/Th17/Treg, influenzando la reattività immunitaria e la predisposizione a infiammazione di basso grado.
- Asse intestino–cervello: metaboliti microbici (SCFA, indoli, GABA-like) e citochine modulano segnali vagali e neuroinfiammazione, con impatto su umore e funzione cognitiva.
Come lo squilibrio può instaurarsi e mantenersi
- Perdita di diversità e resilienza: diete monotone, scarsa assunzione di fibre (in particolare fibre fermentabili e polifenoli) e frequenti cicli antibiotici riducono la varietà microbica, rendendo il sistema meno adattabile agli stress.
- Sovracrescita di opportunisti: quando si riducono i “guardiani” (Lactobacillus, Bifidobacterium e produttori di butirrato come Faecalibacterium prausnitzii), ceppi opportunisti possono espandersi, modulando pH e metaboliti in modo sfavorevole.
- Barriera e infiammazione: un epitelio meno integro può attivare continuamente il sistema immune, generando loop infiammatori che influenzano motilità, dolore e reattività a cibi.
- Interazioni con dieta, stress e farmaci: lo stress cronico riduce il flusso sanguigno intestinale e altera il muco; alcuni farmaci cambiano pH e composizione microbica; diete altalenanti possono impedire il consolidarsi di comunità stabili.
Il valore dei test del microbioma intestinale
I sintomi indicano che “qualcosa” non funziona, ma raramente dicono “cosa” con precisione. I test del microbioma intestinale possono aggiungere un livello di comprensione oggettivo: un’istantanea della comunità microbica e delle sue potenziali funzioni. Non sono strumenti diagnostici per malattie specifiche, ma forniscono dati per orientare scelte informate su alimentazione e stile di vita e per discutere con professionisti sanitari piani più mirati.
Cosa può rivelare un test del microbioma
- Diversità e composizione: indici di diversità alfa e profilo tassonomico (generi/specie) che aiutano a capire la resilienza e lo “spessore” funzionale dell’ecosistema.
- Presenza di opportunisti: rilevazione di batteri o funghi potenzialmente opportunisti o dominanze atipiche che potrebbero correlarsi a sintomi.
- Possibili carenze di benefici: stima di produttori di butirrato o di gruppi associati a fermentazioni favorevoli, suggerendo margini di miglioramento alimentare.
- Attività metabolica potenziale: predizioni funzionali (ad esempio vie per la produzione di SCFA o metabolismo dei polifenoli) che contestualizzano l’impatto della dieta.
Per chi desidera passare dall’ipotesi ai dati, può essere utile valutare un’analisi del microbioma intestinale come base informativa per successivi passi personalizzati.
Tipi di test disponibili
- Analisi del DNA (sequenziamento 16S o shotgun metagenomico): forniscono una mappa della composizione microbica; il metagenoma completo può stimare con maggiore precisione le funzioni potenziali.
- Analisi fecali tradizionali: alcune includono marcatori di infiammazione (come calprotectina), elastasi pancreatica e grassi fecali, utili per escludere problemi organici specifici, ma meno focalizzate sulla comunità microbica.
- Interpretazioni integrate: rapporti che combinano tassonomia, indici di diversità e suggerimenti alimentari generali, sempre da tradurre in scelte contestualizzate e condivise con un professionista.
Chi dovrebbe considerare il test del microbioma
- Persone con sintomi digestivi persistenti (gonfiore, irregolarità, dolore) nonostante aggiustamenti di base su dieta e stile di vita.
- Chi sperimenta stanchezza, alterazioni cutanee o umore fluttuante senza cause chiare.
- Chi ha assunto antibiotici o farmaci che influenzano pH e motilità e desidera comprendere lo stato attuale della propria comunità microbica.
- Individui orientati alla prevenzione e all’ottimizzazione personalizzata, interessati a parametri oggettivi oltre ai sintomi.
- Chi, pur dopo valutazioni convenzionali, mantiene incertezza diagnostica e vuole indirizzare meglio gli interventi.
Se ti riconosci in uno di questi profili, esplorare un test del microbioma può fornire dati utili a collaborare con il tuo medico o nutrizionista su strategie mirate.
Quando ha senso testare: una breve guida decisionale
- Sintomi persistenti o in peggioramento dopo adeguamenti ragionevoli (più fibre graduali, idratazione, ritmo dei pasti, sonno, gestione dello stress).
- Quadri ricorrenti (es. diarrea intermittente, infezioni respiratorie frequenti) con valutazioni cliniche di base già eseguite ma non risolutive.
- Prima di interventi dietetici o integrativi complessi, per evitare tentativi ed errori prolungati e ottimizzare le scelte (es. FODMAP, polifenoli, amidi resistenti).
- All’interno di percorsi di medicina personalizzata o programmi di prevenzione, per monitorare nel tempo cambiamenti del microbioma in risposta alle abitudini.
- Quando l’intuizione non basta, e servono dati per prioritizzare azioni con il miglior rapporto beneficio/sforzo.
Passi pratici per sostenere la salute intestinale (in parallelo all’analisi)
Il test fornisce una fotografia: le scelte quotidiane costruiscono il cambiamento. Qualunque sia il profilo di partenza, questi principi sono generalmente utili e sicuri per la maggior parte degli adulti, salvo indicazioni cliniche specifiche.
- Fibra diversificata: integra gradualmente fonti di fibre solubili e insolubili (legumi ben preparati, avena, orzo, semi di lino, verdure, frutta, tuberi raffreddati ricchi di amido resistente). La gradualità riduce gas e fastidi.
- Polifenoli quotidiani: frutti di bosco, cacao amaro, tè verde, erbe aromatiche e olio EVO nutrono ceppi in grado di metabolizzarli, promuovendo metaboliti benefici.
- Prebiotici alimentari: cipolla, aglio, porri, asparagi, topinambur e banane non troppo mature apportano inulina e FOS; modula le quantità se sei sensibile ai FODMAP.
- Alimenti fermentati (se tollerati): yogurt, kefir, crauti, kimchi e miso possono aumentare la varietà microbica transitoria e modulare l’immunità mucosale.
- Proteine e grassi di qualità: preferisci tagli magri, pesce ricco di omega-3, legumi, frutta secca e semi; limita grassi trans e eccesso di saturi.
- Idratazione e ritmo dei pasti: aiuta la motilità e riduce picchi glicemici eccessivi; mastica lentamente per diminuire la fermentazione rapida.
- Movimento regolare: attività aerobica e di forza migliorano la motilità intestinale e sono associate a maggiore diversità microbica.
- Sonno e stress: 7–9 ore di sonno e tecniche di gestione dello stress (respirazione, mindfulness, natura) sostengono l’asse intestino–cervello.
- Farmaci e integrazioni: usa con giudizio e in accordo col medico; alcuni farmaci alterano il microbioma e potrebbero richiedere aggiustamenti dietetici.
Questi interventi non sostituiscono la valutazione clinica in presenza di segnali d’allarme (dolore severo, sangue nelle feci, febbre, perdita di peso significativa, anemia) o condizioni note. In tali casi, rivolgiti tempestivamente al tuo medico.
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Contestualizzare i risultati del test: dal dato all’azione
Un rapporto sul microbioma non è una “pagella”, ma un punto di partenza. Una ridotta diversità può suggerire di aumentare varietà di fibre e polifenoli; una bassa presenza di produttori di butirrato può portare a lavorare su amido resistente e prebiotici; una dominanza di opportunisti può orientare temporanee strategie di riduzione di zuccheri liberi e maggiore densità di nutrienti. Le scelte vanno personalizzate sulla tolleranza individuale e su eventuali condizioni cliniche.
Nel tempo, ripetere la valutazione può mostrare come il microbioma risponde a cambiamenti di dieta, attività e sonno. L’obiettivo è costruire resilienza: un ecosistema capace di gestire gli “strappi” (viaggi, antibiotici, stress intensi) e tornare a uno stato di buon funzionamento.
Domande frequenti (FAQ)
Il test del microbioma può diagnosticare malattie?
No. È un esame informativo che descrive composizione e potenziali funzioni della comunità microbica. Può supportare discussioni cliniche e decisioni sullo stile di vita, ma non sostituisce esami medici diagnostici o una visita.
Quanto è stabile il microbioma nel tempo?
Esiste un “nucleo” relativamente stabile, ma dieta, stress, sonno, infezioni e farmaci possono modificarlo. Interventi coerenti per alcune settimane o mesi sono in genere necessari per osservare cambiamenti significativi e sostenibili.
Una bassa diversità microbica è sempre negativa?
In generale, maggiore diversità è associata a resilienza e salute metabolica. Tuttavia, il contesto conta: alcune diete terapeutiche temporanee possono ridurre la diversità nell’immediato ma migliorare i sintomi; l’obiettivo a lungo termine resta la funzionalità e la resilienza.
Posso migliorare il microbioma solo con integratori?
Gli integratori possono avere un ruolo, ma la base è alimentare e comportamentale: fibre diversificate, polifenoli, movimento, sonno e gestione dello stress. Senza questi pilastri, l’effetto degli integratori tende a essere limitato o transitorio.
Come capisco se i miei sintomi dipendono dalla disbiosi?
Da soli, i sintomi non bastano. Valuta diari alimentari, esami clinici di base e, se opportuno, un test del microbioma; discuti i risultati con un professionista per distinguere concause e definire priorità d’intervento.
Gli alimenti fermentati sono sempre utili?
Spesso risultano benefici, ma non per tutti e non in qualsiasi fase. In presenza di ipersensibilità a istamina o sintomi acuti, potrebbe essere necessario introdurli con cautela o posticiparli, monitorando la tolleranza individuale.
Check dell’intestino in 1 minuto Ti senti spesso gonfio, stanco o sensibile ad alcuni alimenti? Questo può indicare uno squilibrio del tuo microbiota intestinale. ✔ Richiede solo 1 minuto ✔ Basato su dati reali del microbiota ✔ Risultato personalizzato Inizia il test gratuito →Posso fare un test del microbioma se sto assumendo antibiotici?
È preferibile attendere alcune settimane dopo la fine della terapia per ottenere una fotografia più rappresentativa. Nel frattempo, cura l’alimentazione e l’idratazione, in accordo col medico, per sostenere il recupero del microbioma.
Una dieta a basso FODMAP guarisce il microbioma?
La dieta a basso FODMAP riduce temporaneamente substrati fermentabili per alleviare sintomi. Non è pensata per il lungo termine e va reintrodotta la massima varietà tollerata per nutrire una comunità microbica diversificata.
Come influisce lo stress sul mio intestino?
Lo stress cronico altera motilità, funzione barriera e composizione del muco, influenzando la selezione microbica. Strategie di gestione dello stress possono migliorare sia i sintomi sia i marcatori indiretti di salute intestinale.
È utile ripetere il test del microbioma?
Può esserlo per monitorare i cambiamenti dopo interventi mirati o in caso di sintomi fluttuanti. In genere ha senso dopo 3–6 mesi di modifiche consistenti, per valutare tendenze e aggiustare il percorso.
I bambini e gli anziani hanno microbiomi diversi?
Sì: nei primi anni di vita il microbioma matura rapidamente; negli anziani può ridursi la diversità e cambiare la composizione. In entrambe le età, dieta, movimento e ambiente hanno impatti rilevanti.
Il peso corporeo è determinato dal microbioma?
Il microbioma contribuisce alla regolazione energetica, ma il peso è multifattoriale: genetica, dieta, attività fisica, sonno, ormoni e ambiente contano. Lavorare sul microbioma è una leva tra molte.
Punti chiave da ricordare
- Il microbioma intestinale influisce su digestione, immunità e asse intestino–cervello.
- I 10 segnali elencati suggeriscono possibile disbiosi, ma non identificano la causa da soli.
- Variabilità individuale e contesto clinico sono essenziali per interpretare i sintomi.
- Il test del microbioma offre dati oggettivi su diversità, composizione e funzioni potenziali.
- Non è uno strumento diagnostico di malattia, ma un supporto per decisioni personalizzate.
- Fibre diversificate, polifenoli, movimento, sonno e gestione dello stress sono pilastri.
- La resilienza dell’ecosistema è un obiettivo realistico e misurabile nel tempo.
- Ripetere il test dopo cambiamenti sostanziali può documentare progressi e affinare le strategie.
Conclusioni: dal sospetto all’azione informata
Riconoscere i segnali di uno squilibrio del microbioma è il primo passo per prendersi cura dell’intestino e, più in generale, del proprio benessere. I sintomi, tuttavia, raccontano solo una parte della storia: la biologia individuale è complessa e variabile. Integrare osservazione personale, buone pratiche quotidiane e, quando opportuno, una valutazione del microbioma consente di passare dal “provare a indovinare” a scelte più mirate e sostenibili. Con dati alla mano e un approccio personalizzato, è possibile costruire una salute intestinale più stabile, resiliente e allineata ai propri obiettivi.
Parole chiave
microbioma intestinale, salute intestinale, squilibrio digestivo, diversità del microbioma, alterazione della flora intestinale, sintomi di salute intestinale, asse intestino–cervello, acidi grassi a catena corta, barriera intestinale, disbiosi, benessere digestivo