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Stratificazione del rischio nelle MICI: genetica, omici e microbioma

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, decorrono in modo molto variabile da persona a persona. Questo articolo spiega che cosa sono le MICI, come funziona la stratificazione del rischio e quali approcci risultano più promettenti: l'allele HLA-DRB1*01:03, i punteggi di rischio poligenico, le analisi multi-omici e lo studio del microbioma intestinale. Include anche una panoramica delle nuove cure per il morbo di Crohn e le risposte alle domande più frequenti.
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Che cosa sono le MICI

MICI è l'acronimo di malattie infiammatorie croniche intestinali (in inglese IBD, Inflammatory Bowel Disease): un gruppo di condizioni in cui l'infiammazione del tratto digerente persiste nel tempo, alternando fasi di attività e fasi di remissione. Le due forme principali sono:

  • Morbo di Crohn: può interessare qualsiasi tratto del tubo digerente, dal cavo orale all'ano, con lesioni che spesso si distribuiscono a tratti non contigui e coinvolgono tutti gli strati della parete intestinale.
  • Colite ulcerosa: interessa il retto e il colon, con un'infiammazione limitata alla mucosa interna.

Esistono anche forme non classificabili in uno dei due gruppi, definite MICI non classificate. Le cause sono multifattoriali: predisposizione genetica, disregolazione immunitaria, fattori ambientali e alterazioni del microbioma intestinale sembrano contribuire insieme allo sviluppo della malattia. Sintomi frequenti sono diarrea persistente, dolore addominale, sangue nelle feci e perdita di peso: se questi disturbi persistono, peggiorano o destano preoccupazione, è importante consultare un medico.


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Qual è l'approccio più promettente per la stratificazione del rischio nelle MICI?

L'approccio oggi considerato più promettente è l'integrazione dei profili genetici e omici con i dati clinici: in particolare l'analisi dell'allele HLA-DRB1*01:03, l'uso dei punteggi di rischio poligenico e le analisi multi-omici, incluso il profilo del microbioma intestinale, per delineare percorsi di sorveglianza e trattamento più personalizzati.


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Si tratta di strumenti in fase di studio e di progressiva validazione: nella pratica clinica attuale vengono affiancati a variabili consolidate come l'età alla diagnosi, l'estensione della malattia, i marker di infiammazione (proteina C reattiva, calprotectina fecale) e la risposta ai trattamenti precedenti.

Cosa significa stratificazione del rischio

La stratificazione del rischio consiste nel raggruppare i pazienti in categorie con diversa probabilità di decorso aggressivo, complicanze o necessità di terapie specifiche. Nelle MICI è particolarmente utile perché l'evoluzione è molto eterogenea: alcune persone mantengono una forma lieve, altre sviluppano complicanze come stenosi o fistole. Secondo i ricercatori, identificare precocemente i soggetti a rischio più elevato potrebbe contribuire a calibrare l'intensità del monitoraggio e orientare la scelta terapeutica. Queste valutazioni spettano sempre al gastroenterologo, che integra ogni dato con l'esame clinico.

Biomarcatori genetici: HLA-DRB1*01:03 e punteggio di rischio poligenico

  • HLA-DRB1*01:03: variante del complesso HLA. Studi di associazione genomica hanno riportato una correlazione tra questo allele e un rischio più elevato di colite ulcerosa, con possibili associazioni anche con forme più estese o aggressive: per questo è uno dei marcatori più citati nella letteratura sulla stratificazione della colite ulcerosa.
  • Punteggio di rischio poligenico (PRS): indice che sintetizza l'effetto di moltissime varianti genetiche di piccolo effetto. Nelle MICI viene studiato per stimare la suscettibilità genetica e la probabilità di un decorso severo, ma non fa ancora parte della routine clinica.

Analisi multi-omici e ruolo del microbioma intestinale

Gli approcci multi-omici integrano dati di natura diversa — genomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica e microbiomica — con le informazioni cliniche. L'obiettivo è costruire modelli predittivi più completi rispetto a quelli basati su un solo tipo di misura.

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Anche il microbioma intestinale occupa un posto centrale in questa ricerca. Nelle persone con MICI sono state osservate, in media, una minore diversità microbica e una composizione alterata della flora batterica, con riduzione di alcune specie produttrici di acidi grassi a catena corta dalle proprietà antinfiammatorie. Questi profili risultano associati all'attività di malattia e potrebbero contribuire, in combinazione con i biomarcatori genetici e clinici, a futuri modelli di stratificazione. Le firme microbiche non sono diagnosi: le associazioni devono essere confermate in coorti più ampie e i metodi di analisi richiedono una maggiore standardizzazione.

Nuove cure per il morbo di Crohn

L'obiettivo del trattamento è ottenere e mantenere la remissione, prevenendo le complicanze. Accanto ai cortisonici (per brevi periodi) e agli immunosoppressori, negli ultimi anni si sono affermate nuove opzioni:

  • Biologici di nuova generazione: anticorpi monoclonali come il vedolizumab (anti-integrina) e l'ustekinumab (anti-IL-12/23), che agiscono su vie infiammatorie selettive.
  • Inibitori delle JAK: piccole molecole orali che modulano le vie di segnalazione dell'infiammazione all'interno delle cellule.
  • Strategie treat-to-target: obiettivi misurabili di remissione, monitorati con esami obiettivi e marker come la calprotectina fecale, con aggiustamenti precoci della terapia quando necessario.
  • Uso più precoce dei biologici: nei pazienti valutati ad alto rischio, una terapia efficace può essere avviata prima, su indicazione dello specialista.

La scelta tra queste opzioni è personalizzata e compete al gastroenterologo. La ricerca su approcci legati al microbioma, come probiotici di nuova generazione o diete specifiche, è attiva ma non ha ancora prodotto terapie consolidate.


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Quale ruolo per i test del microbioma intestinale?

Un'analisi del microbioma intestinale, come quella offerta da InnerBuddies, restituisce una fotografia della composizione della propria flora batterica attraverso il sequenziamento di un campione fecale. In ambito scientifico, profili di questo tipo vengono studiati proprio per comprendere le associazioni tra microbioma e condizioni infiammatorie intestinali. Per chi si interessa alla salute intestinale, un test può rappresentare uno strumento informativo e di consapevolezza: non è un test diagnostico per le MICI e non sostituisce in alcun modo la valutazione medica. I risultati andrebbero sempre discussi con un professionista sanitario, soprattutto in presenza di sintomi.

Domande frequenti sulle MICI

Quali sono le principali malattie infiammatorie croniche intestinali?

Le due forme principali sono il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Quando gli esami non permettono di distinguerle con certezza si parla di MICI non classificate.

Quali sono le malattie infiammatorie croniche in generale?

Sono condizioni a lunga durata in cui il sistema immunitario resta cronicamente attivato. Oltre alle MICI, esempi comuni sono l'artrite reumatoide, la psoriasi, il lupus e alcune malattie respiratorie come l'asma: colpiscono organi diversi, ma hanno in comune un'infiammazione persistente.

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Quali sono le nuove cure per il morbo di Crohn?

Tra le opzioni più recenti figurano i biologici di nuova generazione (vedolizumab, ustekinumab), gli inibitori delle JAK e le strategie treat-to-target, con un uso sempre più precoce delle terapie efficaci nei pazienti ad alto rischio. La scelta della terapia spetta al gastroenterologo in base alle caratteristiche di ciascun paziente.

I test del microbioma possono diagnosticare le MICI?

No. Oggi i test del microbioma sono strumenti informativi e di ricerca: mostrano la composizione della flora intestinale, ma la diagnosi di MICI richiede una valutazione clinica completa, con endoscopia, esami di laboratorio e imaging.

Questo contenuto ha finalità puramente informative ed educative e non sostituisce il parere di un medico. In caso di sintomi persistenti, severi o in peggioramento, rivolgersi a un professionista sanitario.

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